Rassegna Stampa Libraria – 15 dicembre 2024
«Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto». Il settimo giorno quindi, si riposò. Chissà, probabilmente schiacciò perfino un pisolino. Come ogni creatura dell’universo, afferma lo psicologo e genetista Valter Tucci nel suo Il mistero del sonno. Perché siamo fatti per dormire (Longanesi). Se pensiamo alla dimensione umana di questa attività vitale e scopriamo che in una vita media dormiamo circa 27 anni, dovremmo davvero non sminuirne la rilevanza. Il libro di Tucci si sofferma sulla fisiologia del sonno nel mondo creato, compreso il sonno dell’uomo. Sapevate che anche le piante si svegliano al mattino, nell’oscillazione giornaliera dei loro processi biologici? Come pure nel mondo acqueo le meduse, perfino le rane si riposano. Insomma, ovunque vi sia vita esiste quasi sempre il sonno, confermando così la tesi che il sonno sia un aspetto evolutivo ecumenico di somma importanza. Recensione di Giulia Bignami sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Il potere creativo delle parole è totale, solamente nel momento in cui nominiamo un ente, esso può esistere. Nonostante la ricchezza della lingua italiana, molte sono le parole straniere che non vi trovano corrispondenza se non in una descrizione articolata. Il divertente libro intitolato Saltare nelle pozzanghere delle traduttrici Ilide Carmignani ed Elena Battista (Rizzoli, illustrazioni Anna Godeassi) raccoglie numerose espressioni che concretizzano situazioni comuni, spesso positive. Il titolo trova la sua corrispondenza nell’hoppipolla islandese, mentre il georgiano shemomechama significa “mangiare non per fame ma per godersi i sapori”, oppure “farsi viziare da chi ci sta accanto chiedendo attenzione e coccole” in giappone si dice amae. Recensione di Severino Colombo su La Lettura del Corriere della Sera.
Durante una conferenza, Umberto Eco affermò che la grande narrativa dilata smisuratamente la memoria, permettendo di ricordare non una ma molte vite, tra reali ed immaginarie. Inoltre, assicurò che la grande narrativa è “grande” in quanto ci fa riflettere sulla morte. Mary Shelley era una frequentatrice assidua di cimiteri e lo sappiamo grazie alla raccolta di testimonianze biografiche raccolte da Esther Cross in La donna che scrisse Frankenstein (La nuova frontiera, traduzione Serena Bianchi). «Leggere e comunicare con i morti – è scritto nel libro – sono esperienze simili tra loro: creano un’intesa con persone assenti, consentono l’accesso ad altri mondi». Recensione di Chiara Valerio su Robinson de la Repubblica.
Pur risalendo al 1960, assomiglia alla dimostrazione letteraria del “multiverso”. Non è certo l’unico, Il coltivatore del Maryland di John Barth (Minimum fax, traduzione Luciano Bianciardi), ad affrontare dirimpetto la complessità interpretativa del reale. La sua qualità eminentemente letteraria lo fa sodale all’intramontabile Don Chisciotte della Mancia, al rutilante Gargantua e Pantagruel, alle Mille e una notte, alla Vita e opinioni di Tristam Shandy, gentiluomo. Probabilmente, la metafora cogente è il libro animato (il pop-up): ad ogni pagina emerge concretamente una meravigliosa sorpresa, irriducibile ad ogni omologazione. Recensione di Leonardo G. Luccone su Robinson.
Indubbiamente, l’odierna tensione rappresentativa ambisce ad un’omologazione dettata sia dall’uniformante pervasività tecnologica che da cause culturali profonde e ormai antiche di almeno otto secoli. Comunque sia, noi lettori potremmo chiederci cos’è una libreria e impegnarci ad individuare le librerie che rispondono al quesito. Sono sempre più rare, sostituite dalla solerte standardizzazione globale, economicamente aggressiva e culturalmente conforme, che profila il cliente ed ignora la persona. Forse, il nostro odierno desiderio troverà una consona immagine ne La libreria delle illusioni della sud coreana So Seo-Rim (Newton & Compton, traduzione Althea Volpe). Recensione di Ilaria Zaffino su Robinson.
Durante le navigazioni, Cristoforo Colombo tenne un diario di bordo, ma andò perduto. Fu la testimonianza dell’ultimogenito Hernando a permetterci uno sguardo storico su quegli accadimenti. Le testimonianze dirette sono preziose in quanto conferiscono prospettiva più oggettiva alla storia. Vale anche per le case editrici, guidate da capitani celebri mentre solcano i mari culturali. Compagni e maestri di Luca Baranelli (Quodlibet) è una vera miniera per la storia della torinese Einaudi. Baranelli lavorò all’Einaudi a partire dal 1962, superando le forche caudine della grande crisi del 1983-84 per poi migrare alla Loescher. Una rassegna di personalità culturali di primordine, recensione di Paolo di Stefano su La Lettura. Gli anni Venti americani furono contrassegnati dalla letteratura di quella che Gertrud Stein denominò Lost Generation, come scrisse Hemingway nel memoriale Festa mobile. Lo stesso Hemigway ne faceva parte, insieme a Francis Scott Fitzgerald, John Steinbeck, Henry Miller, Thomas Sternes Eliot, Ezra Pound, tra gli altri. Precisamente, tra gli altri è stato rimosso e dimenticato lo scrittore bulgaro armeno Dikram Sarkis Kouyoumdijan alias Michael Arlen. Al tempo fu prima stella, guadagnandosi la prestigiosa copertina del Time nel 1927. La brillante personalità di Arlen finì presto nell’oblio, Mattioli 1885 ne recupera i fasti e pubblica La tempesta su Piccadilly (traduzione Silvia Lumaca). Recensione di Piero Melati su Robinson.
Individuare e comprendere una situazione di violenza domestica, soprattutto famigliare, è molto difficile. È difficile coglierne le manifestazioni, individuarne i profili, leggerne il linguaggio. Impossibile comprendere cosa significa manipolazione psicologica sottovalutando la qualità del linguaggio con la quale viene esercitata. Lo stile dell’abuso. Violenza domestica e linguaggio della torinese Raffaella Scarpa (Treccani) costituisce un valido aiuto nella corretta sensibilizzazione e preservazione. Recensione di Giuseppe Antonelli su La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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