INTERVISTA: la Libreria MARE di CARTA a VENEZIA

INTERVISTA: la Libreria MARE di CARTA a VENEZIA

Arrivarci è semplicissimo: appena scesi dalla Stazione di Santa Lucia a Venezia si supera il Ponte degli Scalzi ai piedi del quale si prende a destra. Seguendo così il Canal Grande si affianca il pronao della Chiesa di San Simeone Piccolo e dopo un centinaio di metri nella stessa direzione incontriamo un piccolo ponte che non dovremo oltrepassare ma girando a sinistra seguiremo la Fondamenta dei Tolentini. Proseguendo per circa una sessantina di metri ci troveremo di fronte alla libreria Mare di Carta, un’istituzione per tutti gli appassionati del mare, della navigazione, dell’ambiente naturale lagunare, del professionismo marittimo come del diportismo. La titolare di questo paradiso dell’acqua è Cristina Giussani, che ci accoglie amichevolmente. Giussani non mi sembra un cognome veneziano, o sbaglio?

La mia famiglia è di origini milanesi, mio bisnonno Camillo era un appassionato d’arte e aveva una bella collezione di quadri d’autore. Era inoltre un latinista, ci sono decine di sue traduzioni dal latino e, da appassionato alpinista, scrisse molto sulla montagna. Rimane celebre il suo Chiacchiere di un alpinista che fu pubblicato da Ceschina nel 1931 e poi fu ripubblicato nel 1953. Anagraficamente sono triestina, ma per puro caso. Mio padre era un funzionario delle Assicurazioni Generali che doveva spostarsi spesso, la famiglia al seguito. Prima di Trieste, a Venezia. I miei genitori avevano perciò già un fortissimo legame con Venezia, fatto di professione e di amicizie, di frequentazioni e affetti. Poi si trasferirono negli Stati Uniti e successivamente a Trieste, dove nacqui. Quando avevo circa dieci anni, andammo a Bruxelles come sede definitiva. Invece, dopo diversi anni le Generali proposero a mio padre un avanzamento di carriera a Trieste, e così tornammo in Italia ma con un’esperienza internazionale importante, come il bilinguismo per esempio. In seguito fu naturale per me viaggiare, e via dalla Tunisia alla Francia e poi, per la professione che intrapresi, in tutto il mondo. Ma, allo stesso tempo, mantenendo sempre i legami con i luoghi e le persone importanti. Con il primo stipendio cominciai a pagare una casa proprio a Venezia. Per me Venezia rimane imprescindibile, questa meravigliosa città d’acque. Al tempo, sono trascorsi mesi nella ricerca di una sede adeguata alla mia libreria che volevo affacciata su un canale.

Venezia, d’accordo. Ma i libri?

Molta naturalezza, anche in questo caso. Nella mia famiglia d’origine l’arte e i libri facevano parte della quotidianità. Sia mio nonno paterno che materno avevano delle ricche biblioteche. Dopo cena, il mio nonno paterno non doveva essere disturbato perché si dedicava alla lettura. La vicinanza, l’intimità con i libri, con la dimensione della lettura è stata per me perfettamente naturale al punto da indirizzarmi nelle scelte di vita successive. Dopo un breve periodo in Tunisia, mi stabilii con mio marito a Fontainebleu, nei pressi di Parigi e lì, un editore importante cercava una persona poliglotta. Io parlavo correntemente l’italiano, l’inglese e, naturalmente, il francese. Così lavorai per dieci anni nell’editoria internazionale per le Edizioni Gallimard ed altri editori tedeschi, americani, con molta passione. Frequentavo tutte le fiere internazionali come la Buchmesse di Francoforte, la fiera di Londra, l’ABA (American Booksellers Association) americana che all’epoca era itinerante. Mi sono occupata di diritto d’autore, di cessione di diritti, della stampa. Gallimard aveva una serie di collane, sia di guide che di libri per ragazzi e di saggistica divulgativa scientifica che venivano pubblicate in ventisei lingue diverse, che significa ventisei paesi, ventisei editori. La mia giornata lavorativa si regolava con i fusi orari mondiali, e non finiva mai. Dieci anni con Gallimard e il desiderio di rientrare a Venezia confluirono nella libreria Mare di Carta. Sono una persona fortunata, che continua a non dividersi fra passione e professione. Anche se una libreria a Venezia deve affrontare costantemente delle difficoltà particolari. Venezia non è una città facile per le librerie.

Può fare qualche esempio?

Questa città è molto difficile per chi vuole fare, nel suo piccolo, un lavoro di qualità. Specialmente negli ultimi anni. Nei primi anni della libreria frequentavo il mio maestro libraio, Sergio Volpe della celebre libreria il Fontego che fu costretto a chiudere nel 2004. Stavo a quei tempi toccando con mano la concretezza dell’adagio “a Venezia, chi ha la cultura non ha i soldi e chi ha i soldi non ha la cultura” e in aggiunta, la cronica mancanza di coordinamento tra la città e gli atenei, slegati ed autoreferenziali. E ciò perdura nonostante le decennali riunioni coordinative tra operatori del settore, atenei, librai, gallerie d’arte, etc. Salta agli occhi la differenza tra Venezia e le altre città, condividendo le esperienze con i librai che operano in altri contesti. Ad esempio, Torino è una città fantastica per i librai. Le esperienze di questi librai sottendono un fecondo rapporto con il territorio, con la città. Con i miei colleghi librai, ci troviamo ad operare in una città che guarda con ostinazione da un’altra parte. In questi giorni stiamo lavorando ad un progetto con il Comune, che ha aderito al Patto per la Lettura, un articolo della Legge del Libro.

Una posizione di osservatore privilegiato, la funzione e la mentalità editoriale in genere a tuo parere è mutata dagli anni ’90 ad oggi? E se sì, in che modo?

Nello specifico, non mi sembra che il mondo dell’editoria sia particolarmente cambiato. Ma allo stesso tempo registro dei fenomeni che riguardano l’editoria di tutti i paesi europei, meno gli americani. Per esempio, in America la tiratura minima è tutt’ora di 15.000 copie. Nel continente europeo, peggio va per l’Italia che gode di una platea di lettori estremamente ridotta: la media dei paesi europei dei lettori di almeno un libro all’anno è pari al 75%. In Francia 85%, in Germania 86%, nei paesi nordici sfioriamo il 95%. Da noi rileviamo il 41%, ci precedono Cipro e Portogallo. Quello che possiamo vedere, sempre in tutta Europa e non solo in Italia, è il fenomeno della concentrazione di numerosi editori in grandi gruppi editoriali e finanziari. Però, a parte pochissimi casi di scioglimento delle identità editoriali, la maggior parte delle case editrici che sono state acquistate dai gruppi maggiori continuano a mantenere la propria operatività e indipendenza intellettuale. Un risvolto positivo, a volte eccessivamente positivo, è l’abbondanza di novità, di nuove pubblicazioni per un paese che legge pochissimo come il nostro. Di per sé, si tratta indubbiamente di una ricchezza ma l’abbondanza, quando supera determinati livelli, assume dimensioni tali da determinare l’ingestibilità, la quale vanifica la bontà dello sforzo produttivo. È diventato impossibile per un libraio essere aggiornato esaustivamente, è impossibile. Moltissimi i nuovi editori, appassionati e competenti, moltissimi i giovani che si danno da fare in questo settore; e individuo una nuova, per così dire, “bibliodiversità”. Da qualche anno, abbiamo una nuova associazione dell’editoria indipendente, la ADEI. È nata dalla fusione di tre precedenti associazioni di editori e raccoglie gli editori indipendenti, anche di un certo rilievo come Sellerio oppure E/O, che non hanno catene di librerie, non hanno catene di franchising, non hanno il grossista, non hanno il grossista per la GDO (Grande Distribuzione Organizzata, i supermercati e i centri commerciali, per intenderci). L’intento di questa associazione è di tutelare e promuovere gli obiettivi, le qualità e le esigenze degli editori indipendenti che sono diverse da quelle dei grandi gruppi editoriali o delle librerie di catena. Per cui rimane la storica AIE (Associazione Italiana Editori), ma oggi anche l’editoria indipendente ha trovato una forma di rappresentanza adeguata.

Forse non c’è stato un ricambio degli editori con personalità di spicco, che rimangono oggi negli annali editoriali come leggende viventi. Gente come, ad esempio, Valentino Bompiani, Mario Spagnol, Alberto Mondadori, Giangiacomo Feltrinelli, Cesare de Michelis, Livio Garzanti, Giulio Einaudi, etc. Non trova che il panorama si sia un po’, come dire, “appiattito”?

In effetti, forse personalità di spicco ormai non se ne vedono più. Lo stesso Ugo Mursia, che per la gente che ama il mare e naviga era il mito dell’editoria, non ha avuto epigoni. Ma, se penso a Marco Zapparoli, editore Marcos y Marcos: una personalità originale e creativa, veramente geniale. E poi Giuseppe Laterza, un uomo illuminato che ha ereditato e mantenuto alto lo spirito della missione editoriale. La figlia continuerà con la stessa energia, vivacità e vocazione.

Possiamo individuare un aspetto dell’editoria che invece si è evoluto?

Senza dubbio il modo di comunicare degli editori, che ha seguito l’evoluzione digitale e oggi ogni editore grande e piccolo ha il suo sito internet, frequenta i social, Facebook, Instagram; mentre prima erano delle entità celebri nel rotocalco ma misteriose nella quotidianità di ciascuno, i cui soli effetti erano percepiti dal pubblico nelle librerie e nelle edicole. Al giorno d’oggi siamo raggiunti dalle news editoriali mentre siam comodi nella poltrona di casa. Forse gli editori si sono digitalizzati più in fretta dei librai, e mi riferisco alle realtà medio piccole. Personalmente, contesto la quantità di nuove pubblicazioni che sono veramente troppe ma al tempo stesso avverto una buona vitalità culturale. Nonostante la scarsità atavica di lettori, ci sono alcuni settori editoriali che vanno bene. E penso al libro raro, al fuori catalogo. Abbiamo una sezione di fuori catalogo di mare e devo dire che va bene e dà soddisfazione anche commerciale. La vera catastrofe delle librerie si chiama Amazon: dal 2011, l’anno della sua discesa in Italia, ha tolto metà del lavoro alle librerie. Durante l’epidemia, Amazon è passata dal 26% al 44% del settore. Ha rubato soprattutto alle librerie di catena, meno alle indipendenti ma tutti hanno e continuano ad accusare pesantemente il colpo, nell’indifferenza generale.

E la libreria Mare di Carta, specializzata sul mare e la navigazione?

Di librerie come questa ce ne sono solo quattro in Italia, compresa Mare di Carta: Palermo, Milano, Roma e Venezia. Noi siamo uno dei dieci rivenditori d’Italia dei prodotti editoriali di Marina Militare, tra cui le carte nautiche ufficiali dell’Istituto Idrografico della Marina o le pubblicazioni dell’Ufficio Storico della Marina. Un incarico importante, che prevede inoltre la responsabilità dell’aggiornamento delle carte nautiche. Le carte nautiche sono obbligatorie a bordo di qualsiasi natante, a meno che non abbia due sistemi elettronici certificati. Lavoriamo molto con i professionisti come rimorchiatori, agenzie marittime, società di navigazione, compagnie di dragaggio, pescatori, lancioni per trasporto turistico, etc. Abbiamo altro materiale tecnico come registri di bordo, portolani ufficiali, etc. e poi gli stessi materiali, anche se di ordine diverso, per i diportisti. Il diportista deve avere a bordo il materiale ufficiale per navigare, relativo al tipo di navigazione in corso. Abbiamo un buon reparto di manualistica: tecnica di vela, tecnica di subacquea, barche a motore, meteorologia, i nodi, tutta la manualistica più tecnica, progettazione e costruzione sia navale sia da diporto, un settore che va tantissimo da noi è il modellismo navale. Poi abbiamo cinque scaffali di narrativa di mare, che va dal classico Joseph Conrad, Herman Melvill con l’intramontabile Moby Dick, etc. ai moderni come ad esempio Björn Larsson. E poi un paio di scaffali abbondanti di resoconti di navigazione, Yachting che va da fine Ottocento fino a ieri. L’ultimo che ci è pervenuto è quello di Giancarlo Pedote che ha fatto la Vendée Globe dell’anno scorso, si tratta del giro del mondo a vela in solitaria e senza scalo. E poi abbiamo la parte storica, quindi storia della marineria, lo specifico della storia della marineria veneziana, e poi piccole nicchie come il mare e la fotografia, il mare nell’arte, fiumi, laguna, e una sezione di libri per ragazzi sempre legati al nostro mare, alcuni li pubblichiamo noi perché Mare di Carta svolge anche attività editoriale.

Andrea Oddone Martin

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