Rassegna Stampa Libraria – 2 febbraio 2020

Rassegna Stampa Libraria – 2 febbraio 2020

Il valore sociale della lettura, della conversazione, dello scambio di idee sono i convincimenti di Giovan Pietro Vieusseux e su tali convincimenti fonda a Firenze il celebre storico Gabinetto. La mostra in corso Il Vieusseux dei Vieusseux. Libri e lettori tra Otto e Novecento ripercorre la storia dal 1820 al 1923, ne scrive Lina Bolzoni sul Domenicale de Il Sole 24 ore del 2 febbraio 2020 nell’articolo Nel circolo dei buoni libri.

Nella nostra epoca, i viaggi sono particolarmente favoriti. Ormai viaggiare, anche tra i continenti, è alla portata della maggior parte delle persone che in tempi precedenti favoriva mete per lo più vicine e tradizionalmente ripetitive. Oggi si viaggia utilizzando mezzi diversi e, complici le possibilità della rete Internet, diverse e varie di anno in anno sono le mete. Si moltiplicano, sempre grazie alle tecnologie digitali, le testimonianze di viaggi. Situazioni fotografate e ‘postate’ in ‘tempo reale’ sulla dimensione condivisa digitale costellano onnipresenti ogni momento del viaggio, di svago o professionale. Del resto, fin dall’antichità quella del racconto e della memoria era considerata l’unica vera forma di memoria concessa ai mortali. Lo spiega Pietro Boitani nell’articolo Grecia, patria dell’unica eternità (Domenicale Sole 24 ore 2 febbraio 2020). Uno dei frutti di questa disponibilità è il proliferare della cosiddetta ‘narrativa di viaggio’, che ormai guadagna spazio anche nelle librerie. Pregiata o meno che sia, questa rendicontazione a più livelli del viaggiare ormai risulta diffusa. Spicca in questo panorama il viaggio che Giulio Ferroni realizza e ne dà testimonianza con il libro L’Italia di Dante. Viaggio nel paese della commedia (Nave di Teseo). Ne segnaliamo la recensione di Mirella Serri, Alla foce del Tevere Dante trova Pasolini su Tuttolibri del 1 febbraio 2020.

In generale il viaggio fa coincidere la propria struttura con la struttura del resoconto narrativo. Ma ormai si è “certificata” anche una narrativa che, pur proponendosi memoria e racconto, fa della volontaria e anche un po’ nostalgica “decostruzione” oppure, per meglio dire, “non costruzione” la propria cifra stilistica. È il caso di Memoria della Memoria di Marija Stepanova (Bompiani) di cui l’articolo di Wlodek Goldhorn, Cartoline di ricordi (Robinson, 1 febbraio 2020) e l’articolo di Cesare Martinetti, Cara Russia, sei una madre troppo sanguinaria (Tuttolibri, 1 febbraio 2020). Oppure dell’ultima fatica di Rachel Cusk, che chiude la trilogia con il titolo Onori (Einaudi) di cui l’articolo Ascoltiamo le nostre voci di Nicola Lagioia (Robinson, 1 febbraio 2020) e l’articolo di Elisabetta Rasy, Dilemma: restare o lasciare? (Domenicale, Il Sole 24 ore 2 febbraio ’20). Provando ad estremizzare la tensione di questa categoria stilistica, ci ritroveremo nel campo della cosiddetta letteratura ergodica. Si tratta di letteratura dove il lettore contribuisce a titolo di parte attiva e in varie modalità nelle scelte alternative di trame e soluzioni. Si tratta di letteratura dalla lunga storia e possiamo rilevarne un esempio nelle monetine dell’I-Ching. Una delle ultime, corpose realizzazioni di carattere ergodico è ilMistero.doc di Mattew McIntosh a cui Orazio Labbate ha dedicato la recensione Il mistero nel mistero del romanzo sognato (La Lettura, 2 febbraio ’20).

La prima parte del XXI secolo, a questo punto già per lo più superata, si presenta curiosi parallelismi alla prima parte del XX nel momento. Gli interrogativi etici e morali sollecitati dalle conseguenze dell’uso reale delle nuove tecnologie digitali ripropongono il dibattito filosofico sui valori della scienza dell’inizio Novecento: segnaliamo l’articolo La filosofia al tempo dei quanti di Mauro Dorato (Domenicale, Il Sole 24 ore, 2 febbraio ’20). Una contrapposizione, quella tra scienza e umanesimo, che nella pratica anche tardo rinascimentale diventa generativa come indica Paolo Zellini in Rabelais insegna: per capire i numeri ascoltate i diavoli (La Lettura, 02 febbraio ’20).

Andrea Oddone Martin