Rassegna Stampa Libraria – 20 giugno 2021

Rassegna Stampa Libraria – 20 giugno 2021

La parola chiave dei nostri ultimi anni potrebbe essere ripensamento. È d’obbligo, al giorno d’oggi, il ripensamento. Infatti è arrivata l’ora di un nuovo futuro, particolarmente differente dal nostro recente passato, perciò la necessità del ripensamento: per capire “cosa non funziona più” e per immaginare i giorni che verranno tenendo conto di realtà inedite, una su tutte l’emergenza climatica.

Spesso, la fantascienza è stata, nella sua spinta immaginativa, l’indicatore di una direzione poi realmente praticata. Potremo pensare che la ricerca cibernetica e sull’intelligenza artificiale sarebbe stata possibile senza Isaac Asimov? Le Edizioni BD hanno dedicato addirittura un marchio dedicato alla fantascienza e lo hanno identificato con il numero 451 (da Farenheit 451 di Ray Bradbury). Esce per i tipi di 451 il volume Relazioni, Amanti, amici e famiglie del futuro che raccoglie una serie di racconti curati da Sheila Williams. Sono racconti che si interrogano sulla qualità delle nostre relazioni, l’amore, l’amicizia, la famiglia, in un futuro prossimo ancor più condizionato dalla tecnologia e dalle modalità del suo uso. Ne scrive Michela Marzano sulle pagine di Robinson de la Repubblica. Dal ripensamento del passato appare il nostro presente: Saidiya Hartman, docente di letteratura africana e americana, nonché di storia culturale alla Columbia University, nel suo libro Perdi la madre. Un viaggio lungo la rotta atlantica degli schiavi (Tamu edizioni, traduzione di Valeria Gennari) ci riporta alla cifra della schiavitù e della discriminazione razziale del XVIII secolo. Un’operazione culturale che assume una precisa metodologia, che la studiosa definisce «affabulazione critica». La prof. ssa Hartman, intervistata da Viviana Mazza per La Lettura del Corriere della Sera, afferma: «voglio scrivere la storia in modo che abbia significato per le persone. È facile pensare a ciò che è accaduto 200 anni fa come qualcosa di remoto e di rimosso, ma non è così se pensi all’enormità delle conseguenze di quel passato».

L’affabulazione critica praticata dalla prof. ssa Hartman presta il fianco all’antica problematica dell’interpretazione, della fedeltà ai fatti, della fedeltà ai testi, della traduzione. Il libro I funamboli della parola. Le traduzioni che hanno cambiato la storia di Anna Aslanyan (Bollati Boringhieri, traduzione di Enrico Griseri) affronta quello che è un problema vero. Quando la traduzione non si risolve in tradimento? La sua professione di interprete e traduttrice l’ha portata ad accumulare un significativo bagaglio di esperienze sia dirette che indirette, raccontate in una prosa accattivante e spiritosa. Recensione di Wlodek Goldkorn su Robinson. È facile trovare la motivazione per ripensare, ingenuamente stimolati dall’urgenza di rifondare. Ma quanto saremo disposti ad essere onestamente aperti nel ripensare la società di cui facciamo parte, di quale livello di autocritica morale saremo capaci, sapremo spingerci ai limiti di quelli che vengono considerati tabù, reali pietre angolari, presenze inquietanti? Continueremo ad evitare? A rimuovere? Esce per i tipi di Adelphi un romanzo di George Simenon, La mano (traduzione di Simona Mambrini). Fa parte di quei romanzi che lo stesso Simenon chiamava “duri”, cioè che affrontano le pieghe nascoste delle personalità di soggetti per lo più ordinari. Sono scritture che turbano, affascinano ma provocano il vacillamento delle certezze, al limite dello scandalo. Daria Galateria dedica al volume la recensione su Robinson.

Un altro esempio di narrativa che prospetta fantasiosi futuri possibili, è Cronorifugio dello scrittore bulgaro Georgi Gospodinov (Voland, traduzione di Giuseppe dall’Agata). In questo romanzo le varie nazioni europee, giudicando inaffrontabile l’asprezza del futuro prossimo, decidono di rivolgersi al passato che già conoscono nei pregi e difetti e, con una decisione politica suffragata dal voto, si attribuiscono delle epoche di riferimento ciascuna. La Francia tornerà all’inizio degli anni ’80, la Svezia opta per il ’77, l’Italia si riprende i ’60 della Dolce Vita mentre gli Stati Socialisti di quello che era il Blocco Orientale preferiranno tutti gli anni ‘89/’90, quando era ancora viva la speranza e lontana la delusione. Tra le revisioni obbligatorie del presente vi è la struttura capitalistica dell’economia, ormai clamorosamente alla corda. La vicendevole auto-giustificazione tra il capitalismo e il suo fante, il consumatore, ha costruito un castello “d’oro del Giappone, che da noi si chiama ottone”, nel quale succedono molte cose. Grady Hendrix inventa un romanzo che si presenta (letteralmente) come un catalogo della famosa multinazionale svedese del mobile. Il libro s’intitola Horrostör (Mondadori, traduzione di Rosa Maria Prencipe) e si rivolge al suo lettore come al potenziale cliente che viene invitato ad entrare nell’originale “opera di fantasia, orrore e parodia”. Una satira feroce oscilla tra la follia della normalità commerciale e l’incubo delle notti nel magazzino della ditta Orsk: il valzer infernale della società dei consumi. Recensione di Severino Colombo su La Lettura.

I tempi impongono una rivalutazione della virilità umana, e precisamente sociale. Ma non la virilità millantata da sedicenti capipopolo, bensì quella che Alberto Asor Rosa, nel suo recente saggio L’eroe virile (Einaudi), attribuisce ai personaggi dei romanzi di Joseph Conrad. Una virilità che non è boria e trionfalismo, ma perseveranza nel vivere fino in fondo il proprio destino, fermezza nel fronteggiare con dignità la sventura, presenza d’umanità in ogni frangente, anche se costa. Recensione di Nicola H. Cosentino sulle pagine della Cultura del Corriere della Sera. Ed è proprio la letteratura a costituire l’occasione, afferma David Grossman, di poter realizzare il pensiero della relazione individuale, emancipata dal rigore assurdo della contrapposizione lineare, dell’unilateralità del binomio azione/reazione, per riscoprire la novità dell’imprevedibile creatività a dispetto del trito automatismo della ripetizione, della coazione a ripetere travestita da coerenza. Mondadori propone una raccolta di saggi dello scrittore israeliano nel titolo Sparare a una colomba (traduzione di Alessandra Shomroni), recensita da Paolo Febbraro sul Domenicale de il Sole 24 ore. Lo accompagna nella stessa pagina Giulio Busi con una testimonianza personale sul pensiero di David Grossman.

La riflessione individuale diventa autobiografica nel libro L’ultimo della classe. Archeologia di un borghese critico di Andrea Carandini (Rizzoli). Carandini, uno dei maggiori archeologi italiani, Presidente del Fondo Ambiente Italiano, giunto alla soglia degli ottant’anni raccoglie le proprie memorie restituendoci la testimonianza vissuta di una componente fondamentale della nostra società, oggi quasi in via di estinzione. Ne possiamo leggere un estratto sul Domenicale.

Andrea Oddone Martin

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