Rassegna Stampa Libraria – 5 settembre 2021

Rassegna Stampa Libraria – 5 settembre 2021

Fin dall’antichità, l’umanità lotta per identificare e superare i propri limiti congeniti, la cui esistenza era già allora manifesta. Al giorno d’oggi ne abbiamo piena coscienza scientifica ma, paradossalmente, a differenza degli antichi preferiamo non considerarli. Vogliamo abitualmente ignorare che la nostra venerata razionalità moderna sia tutt’altro che stabile, coerente, consequenziale e ci affidiamo acriticamente ad una interpretazione di comodo del concetto di “scientifico”. I bias cognitivi, ma soprattutto il rumore cognitivo, sono aspetti che condizionano pesantemente la nostra realtà quotidiana, mentre determinano le scelte anche in ambiti professionali che riteniamo comunemente (traducendo speranza con certezza) più che affidabili quali l’ambito medico, giuridico, economico. Molto interessante il volume Rumore. Un difetto del ragionamento umano (UTET, traduzione Eleonora Gallitelli) del premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman, del prof. Olivier Sibony e del giurista Cass R. Sunstein. Troviamo un’introduzione dello stesso autore sulle pagine del Domenicale de il Sole 24 ore, mentre Paolo Giordano ne tratta su La Lettura del Corriere della Sera. La mente, l’autocoscienza e la sua origine sono alla base della trilogia scientifica, di tono opportunamente divulgativo, che il filosofo della scienza Peter Godfrey-Smith sta pubblicando in Italia per i tipi di Adelphi. Il secondo volume, Metazoa. Gli animali e la nascita della mente (traduzione di Isabella C. Blum) sta uscendo in questi giorni; Telmo Pievani intervista l’autore sulle pagine de La Lettura.

Ma è indispensabile l’esistenza dell’essere umano per la creatività, in questo caso poetica? L’installazione digitale intitolata La pesca poetica (consulenza letteraria Alessandro della Casa, realizzazione Oio Studio del designer Matteo Loglio) prevista in occasione del prossimo FestivaLetteratura di Mantova stamperà stralci “poetici” a partire da una banca dati e dalle sollecitazioni raccolte da alcune boe poste sulla superficie del lago. Alessandro Beretta descrive la situazione sulle pagine de La Lettura, e ci interroga indirettamente sul potere sostitutivo dell’algoritmo: potremo parlare di poesia disumana? L’idea dell’uomo, nella sua disciplina di civiltà, rimane invece imprescindibile nel profilo che Edgarda Ferri traccia di Baldassarre Castiglione, nel suo Il racconto del Cortigiano (Solferino): un uomo di dialogo, di cultura, che mira alla bellezza. Ne scrive Alessandro Cannavò su La Lettura. Ma quale riferimento alla bellezza se non le sculture dell’antichità greca, delle realizzazioni dei popoli che hanno fondato l’Occidente? Si tratta per noi ormai, di lettera morta? Di suppellettili torpide, inerti, ristagnanti in un’idea di cultura ampiamente surclassata? Sulle pagine del Domenicale, Marta Boneschi rievoca la trama del suo Il naufragio del Mentor. I marmi del Partenone e la guerra per il dominio dell’Europa (Luiss University Press) dove riscopriremo la vitalità avventurosa delle vestigia del Partenone.

Nella cultura recente, le produzioni artistiche ed intellettuali si avvalgono di media moderni. Nel periodo del Festival del Cinema di Venezia e della recente scomparsa di Jean-Paul Belmondo ricordiamo, appunto, il Cinema. Fin dalla sua diffusione capillare ha mantenuto una funzione educativa, nel bene e nel male. Nel suo Cinema Italia (UTET), Giovanni de Luna racconta il Novecento attraverso il grande schermo e di come le produzioni di celebri registi tra i quali Pontecorvo, Fellini, Giordana, Martone, Pasolini, Scola, Moretti, i Taviani, Rossellini, De Sica hanno contribuito a “fare gli italiani”. Ne parla Simonetta Fiori su Robinson de la Repubblica. Ormai ne possiamo parlare ricordando, come si ricordano e si rievocano le memorie famigliari e personali. Nell’ultimo romanzo di Francesco Carofiglio, Le nostre vite (Piemme), un’immagine potente (che ci rievoca una scena importante di Film Blu del regista polacco Krzysztof Kieślowski) impone il tema dell’identità e della memoria: chi siamo? Recensione di Michela Marzano su Robinson. Il ricordo collettivo provoca e segna il pensiero sulla propria condizione femminile. È della friulana Ilaria Tuti la riflessione: porta il titolo di Figlia della Cenere (Longanesi) e al confronto col sopruso avvallato, con l’insalubrità patologica delle relazioni non solo affettive, con le legittimazioni di fatto della violenza, che colpiscono (non solo le donne) in una società carente nell’ alfabetizzazione morale e sociale. Una partecipata introduzione letteraria al libro da parte della stessa autrice su La Lettura. Sempre la memoria, alla guida de Nella foresta delle metropoli di Karl-Markus Gauss (Keller, traduzione di Fabrizio Cambi). Si tratta di un atlante di luoghi non comuni, di uno stradario di vie percorse di rado, di geografie umane trascurate se non ignorate, a comporre un’Europa storica e culturale dimenticata dai più ma non per questo meno reale. Recensione di Leonardo G. Luccone su Robinson.

Gli appassionati lettori sanno quanto sia determinante l’opera dei traduttori, nel caso delle letterature straniere. Anna Aslanyan, nel suo I funamboli della parola. Le traduzioni che hanno cambiato la storia (Bollati Boringhieri, traduzione di Enrico Griseri), raccoglie una nutrita serie di racconti, di miniature narrative in cui possiamo apprezzare le vicissitudini avventurose, le difficoltà, i rischi che costellano il lavoro capitale del traduttore. Recensione di Nicola Gardini sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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