Rassegna Stampa Libraria – 9 maggio 2021

Rassegna Stampa Libraria – 9 maggio 2021

Per fortuna, non è completamente vero che la distratta indifferenza, spesso condita dal vile voyerismo digitale, è l’unica risposta alle problematiche della nostra realtà, almeno non proprio per tutti. Ben Ehrenreich, preso atto che Donald Trump è stato eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, è passato all’azione e si è ritirato nel deserto della California per riflettere sui possibili motivi del complessivo degrado, del crescere progressivo dell’inadeguatezza generale. Il risultato di tale eremitico impegno è il libro Taccuini del deserto (Atlantide, traduzione di Michele Trionfera), un’ampia riflessione personale sul tema dell’evoluzione della civiltà. Un’evoluzione che comprende anche il tramonto: sarà la nostra ora? Viviana Mazza recensisce il libro di Ben Ehrenreich su La Lettura del Corriere della Sera.

L’Occidente moderno manifesta da tempo ormai le proprie caratteristiche strutturali negative, e ci viene alla mente quel bel titolo di Luigi Zoja: Paranoia, la follia che fa la storia (Bollati Boringhieri), che esprime con lucida competenza la dinamica umana delle nostre democrazie strumentalizzate. Per approfondire la questione in una dimensione individuale Vittorio Lingiardi ci propone un agile e interessante volume, Arcipelago N. variazioni sul narcisismo (Einaudi) nel quale, con competenza divulgativa (che si avvale anche del cinema!), ci rende coscienti delle numerose sfaccettature del narcisismo e delle sue modalità patologiche. Lo stesso autore ne dà un’anticipazione sul Domenicale de il Sole 24 ore. Sul crinale dell’ossessione maniacale, la proposta di Maddalena Fingerle dal titolo Lingua Madre (Italo Svevo Edizioni) che nel 2020 viene meritatamente insignita del Premio Calvino. Sono le parole e i luoghi da loro qualificati a salire alla ribalta, a definire e comporre la percezione di una realtà nella quale le ferite della storia, non essendo state oggetto di elaborazione ma invece di rimozione, permangono in tutta la loro ambiguità non risolta nella mente del protagonista. Di Ermanno Paccagnini la bella recensione su La Lettura. Permanendo nel territorio della patologia psicologica, e delle complicazioni che essa comporta, non possiamo non segnalare Lettere da Whalestoe di Mark Z. Danielewski (66thand2nd, traduzione di Leonardo Taiuti). Testo conturbante che nasce “per talea” da quel prodigioso Casa di Foglie che nessun bibliomane o appassionato di editoria ha potuto ignorare, è un epistolario che raccoglie la corrispondenza tra la madre internata e il figlio affidato. Orazio Labbate lo recensisce su La Lettura. Sono proprio le identità lacerate che debbono comprendere, sulla spinta della necessità, la vitale funzione delle parole e della letteratura. Tutti gli uomini aspirano per natura al sapere della scrittrice franco-algerina Nina Bouraoui (Edizioni E/O, traduzione di Silvia Turato) è un libro in forma di memoire, che diventa la regione delle parole che configurano la Patria dell’autrice, il luogo generativo, come afferma Elisabetta Rasy nella recensione sul Domenicale.

Un tempo, l’indimenticato Harold Bloom affermò: «Ormai sono una reliquia, ma continuo a credere che il futuro – se ce ne sarà uno – dipenderà dai lettori autentici di tutto il mondo. Senza leggere Dante, Shakespeare, Montaigne, Cervantes e i loro colleghi, non possiamo imparare a pensare. E se non riusciamo a pensare, beh, il futuro è nel “Trionfo del Mondo”, cioè vale a dire “delle bestie apocalittiche”». Una lezione che Carla Benedetti ha fatto propria e ne dà testimonianza nel libro La letteratura ci salverà dall’estinzione (Einaudi); possiamo leggerne la recensione di Niccolò Scaffai sul Domenicale.

È un patrimonio straordinario, quello accumulato nei secoli dalla letteratura. Straordinario ma non unitario, esso si presenta disomogeneo, spezzettato, multiforme. Particelle, a volte interi importanti e a volte schegge non meno significative, di un paesaggio letterario assimilabile a un’urbanistica dai tratti marcatamente riconoscibili e in cui ci si riconosce. Anche l’architettura è così, lo afferma Vittorio Magnago Lampugnani nel suo Frammenti urbani, i piccoli oggetti che raccontano le città (Bollati Boringhieri) e lo ribadisce Fulvio Irace nella recensione sul Domenicale. Sono i frammenti a rendere percepibile una complessità, le piccole ma compatte presenze che appaiono discretamente, ma persistono nei loro esiti qualificativi assumendo toni leggendari nell’immaginario. Vale anche per l’editoria, le edizioni di Vanni Scheiwiller: All’insegna del Pesce d’Oro e Scheiwiller libri. Con la loro minuta presenza, pieni di idee, questi libricini hanno segnato il pensiero editoriale del secondo Novecento guadagnandosi la brama dei collezionisti. Stefano Salis dedica all’editoria di Vanni Scheiwiller un articolo carico di passione e gioia, sul Domenicale.

Come si diceva, è nell’orientarsi nella varietà del reale che la letteratura si rende determinante, col vantaggio che un libro, se è un classico (e se lo è, lo è fin da subito) non invecchia mai, porgendo instancabilmente la propria occasione a chi gli presterà la dovuta attenzione. È il caso di Oltre natura e cultura di Philippe Descola (Raffaello Cortina, traduzione di Annalisa d’Orsi, postfazione di Nadia Breda) già pubblicato in Italia una quindicina di anni or sono e riproposto recentemente, continua imperterrito a stimolare il pensiero di lettori e studiosi. Recensione di Sebastiano Maffettone sul Domenicale. Il pensiero sociologico, antropologico ma anche umanistico non può esimersi al giorno d’oggi dalla divulgazione scientifica in particolare dedicata alle neuroscienze: Edoardo Boncinelli recensisce su La Lettura il titolo Sentirsi vivi, la natura soggettiva della coscienza di Christof Koch (Raffaello Cortina, traduzione di Angelica Kaufmann).

La letteratura ci aiuta a tracciare i sentieri della nostra vita, arricchendone il panorama e indicando le direzioni, promuovendo la necessaria ecologia della mente. Albert Einstein affermò: «La vita è come una bicicletta. Si deve avanzare, per non perdere l’equilibrio». David Le Breton dedica alla bicicletta un saggio dal titolo A ruota libera, antropologia sentimentale della bicicletta (Raffaello Cortina, traduzione di Paola Merlin) in cui propone una vera e propria “ciclosofia”, come indica Marino Niola nella sua recensione su Robinson di la Repubblica. Ci ricorda molto da vicino il volumetto che il filosofo Marc Augé dedicò alla bici: Il bello della bicicletta (Bollati Boringhieri).

Andrea Oddone Martin

© RIPRODUZIONE RISERVATA