Rassegna stampa Libraria – 05 gennaio 2020
Uno dei notevoli problemi che affligge in modo sempre più strutturale il nostro presente è lo smisurato profluvio di informazione. Lo diceva pure Umberto Eco che, oltre un certo livello, l’informazione cessa di essere comprensibile e un surplus d’informazione si trasforma in nessuna informazione. L’eccesso di segnale produce “rumore” indifferenziato, incomprensibile e disturbante. Cercare di darsi un orientamento tra i flutti di codesto mare d’informazione presuppone l’affinamento di un’antica attività, l’esercizio critico. Un esercizio che mira ad una consapevolezza il più possibile evoluta, supportato da telai filosofici ed etici, riferito a modelli con i quali avere un rapporto attivo e, ancora positivamente, critico.
Si segnalano perciò due articoli pubblicati sul Domenicale de il Sole 24 ore il 5 gennaio 2020: il primo intitola L’improba caccia alla verità (a firma di Gilberto Corbellini) e, presentando il volume Il mondo sottosopra. Stiamo precipitando in un mondo dove la verità è solo un punto di vista in mezzo a tanti di Massimo Polidoro (Piemme, Milano), puntualizza e approfondisce alcuni interessanti aspetti del problema. Il secondo, a firma di Matteo Marchesini, Tante sane stroncature è dedicato alla raccolta di scritti di Giovanni Raboni intitolata Meglio star zitti? Scritti su letteratura cinema teatro 1964 – 2004 (a cura di Luca Daino, Mondadori). Una raccolta che nell’insieme definisce un modo attivo e appassionato di esercitare il pensiero critico, che traguarda sostanza di merito e non si trasforma esclusivamente in mezzo per obbiettivi riduttivamente egotisti.
Un altro possibile riferimento lo rileviamo nella figura di Gianni Celati, di cui abbiamo gli articoli Prefazioni che sono racconti (a firma di Andrea Cortellessa, Domenicale de il Sole 24 ore 5 gennaio 2020) e La vera libertà secondo Celati è libertà «da» (a firma di Daniele Giglioli, La Lettura del Corriere della Sera del 5 gennaio 2020). Entrambi presentano la raccolta Narrative in fuga (a cura di Jean Talon, Quodlibet Macerata) ed alcuni aspetti della personalità di Celati, intelligentemente autonoma.
Il rumore indifferenziato della massa informativa provoca una confusa commistione di livelli: segnaliamo l’articolo di Alberto Manguel (nome di fama per gli appassionati librari) apparso su Robinson de La Repubblica del 4 gennaio 2020, dal titolo L’ultima biblioteca dell’umanità. Descrivendo profeticamente la desolante situazione della conoscenza nel futuro 2050, Manguel pensa che tra i lettori (pochi, derelitti e confusi) del 2050 autori come Giacomo Leopardi saranno “considerati colleghi di quegli enciclopedisti assai celebrati, Bouvard & Pécuchet …”.
Andrea Oddone Martin

