Rassegna Stampa Libraria – 09 gennaio 2022

Rassegna Stampa Libraria – 09 gennaio 2022

Un genere che diventa letterario involontariamente e che ormai possiamo solo immaginare al passato è l’epistolario. Raccolte di corrispondenza tra personaggi importanti, ancorché famosi sono state raccolte in volume da numerosi editori di buona volontà, alcuni facendone una colonna portante della loro attività. E, finché ne avremo disponibilità, gli epistolari continueranno a renderci la parte più umana delle persone che, ad esempio, ricordiamo particolarmente per la loro importanza. Conferma la regola nella sua eccezionalità la corposa corrispondenza tra due vertici della critica d’arte vissuti nel Novecento: Roberto Longhi e Federico Zeri. Consta più di seicento pagine, il volume intitolato Fedrico Zeri Roberto Longhi – Lettere (1946-1965) curato da Mauro Natale (Silvana Editoriale) è recensito da Marco Carminati sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Nel volume di cui abbiamo scritto nella sezione ‘Recensioni’, I fantasmi delle biblioteche di Jacques Bonnet, si fa riferimento ad un dizionario di conversazione portando, ad esempio, la parte dedicata al giardinaggio. Sono numerose infatti, le affinità tra il bibliotecario e la sua biblioteca e il giardiniere con il suo giardino. Ce lo ricorda l’assunto che troviamo ne L’anno del giardiniere di Karel Čapek (Sellerio Editore, traduzione e cura di Daniela Galdo): «Noi giardinieri viviamo, in un certo senso, nel futuro; […] tra una decina di anni, quel piccolo abete sarà un albero, vorrei già vedere come saranno quelle piccole betulle tra cinquanta anni. Il giusto, il meglio è davanti a noi. Ogni anno aggiunge crescita e bellezza». È proprio vero, chi forma una biblioteca ha fiducia nel futuro, lo dimostra per contro la reiterata coincidenza tra lo spezzarsi delle epoche e gli incendi dolosi dei libri. L’assunto de L’anno del giardiniere viene ricordato nella recensione di Susanna Nirenstein che troviamo sulle pagine di Robinson de la Repubblica. La coscienza ecologica, al giorno d’oggi, è ampiamente sostenuta dall’evidenza del danno ormai presente dovuta all’esercizio di un’economia dissennata prima che rapace. Possiamo perciò pensare che l’impegno green, per le persone della nostra epoca, sia il connotato di uno schieramento ideologico nella lotta contro i livelli di inquinamento, più che una vera e propria coscienza esistenziale. Ma la sostanza del pensiero ecologico non segue le pratiche, bensì le precede. Non è necessario molto sforzo per comprendere questa evidenza; all’occorrenza, possiamo aiutarci con la lettura del saggio di Roland Ennos intitolato L’età del legno (Einaudi, traduzione Natalia Amatulli). Ne troviamo la recensione su Robinson, firmata Stefano Mancuso.

D’altra parte, la contesa che si è aperta nel momento in cui Galileo Galilei ha segnato un punto nodale nell’immaginario dei rapporti tra la natura e l’uomo non si è a tutt’oggi chiusa. Un significativo e approfondito resoconto è il volume Galileo nel tempo di Maurizio Torrini (Olschki). Recentemente scomparso, Torrini lascia una testimonianza di quell’apertura culturale necessaria a comprendere veramente una realtà complessa quale la nostra, degno erede del suo maestro Eugenio Garin. Recensione di Franco Giudice sul Domenicale. Una delle maggiori recenti scoperte scientifiche, se non LA maggiore, è stata certamente l’individuazione moderna di quello che sarà definito “inconscio” e della sua indiscutibile, determinante presenza. Dell’inconscio e delle sue manifestazioni, definite più o meno patologicamente dall’avvicendarsi dei criteri diagnostici. Affascinante nel suo mistero e appassionante per l’intimità che ci propone, l’argomento ha avuto un riflesso letterario continuo; ricordiamo Memorie di un malato di nervi di Daniel Paul Schreber (Adelphi, traduzione Federico Scardanelli e Sabina de Waal). Adelphi pubblica finalmente in italiano un testo che all’estero è oramai un classico: Operatori e cose. Confessioni di una schizofrenica di Barbara O’Brien (traduzione Maria Baiocchi e Anna Tagliavini), la recensione è di Vittorio Lingiardi e la troviamo sul Domenicale.

Un approfondimento di ordine filosofico è proposto dal romanzo Il digiunatore di Enzo Fileno Carabba (Ponte alle Grazie). Il romanzo, portato sul filo di una narrativa di genere fantastico e meraviglioso, ripropone il quesito del racconto Un digiunatore del 1922 di Franz Kafka. Lo scrittore tedesco prese spunto dallo stesso personaggio storico ripreso da Carabba, Giovanni Succi, e ne costruì letterariamente il paradosso misterioso davanti al quale l’intelligenza media nasconde la propria incapacità dietro il falso pragmatismo di facciata, mentre reagisce con l’eliminazione, sbattendo la porta in faccia alla conoscenza. A suo tempo, Giorgio Manganelli, in esergo alla lettura di Memorie di un malato di nervi, affermava: «Queste memorie sono un test sui rapporti che si intrattengono con la pazzia, e sul modo di considerare rettamente la demenza come una delle grandi prove iniziatiche della vita, come la pubertà e la morte». Ermanno Paccagnini recensisce il libro di Enzo Fileno Carabba su La Lettura del Corriere della Sera assieme a Gabriele Romagnoli, che lo recensisce invece su Robinson.

Un altro “rimosso collettivo” riguarda la situazione reale della famiglia in Italia. Un paese che, in teoria, sostiene particolarmente la centralità strutturale sociale del nucleo famigliare si rivela nella realtà una “patria” che «rappresenta i figli solo come costo privato dei genitori e mai come riconoscimento (concreto) di un valore sociale», realtà condita dalle “mancette” a sfondo elettorale, l’unica ottica possibile alla politica odierna. Alessandro Rosina affronta l’emergenza del calo demografico italiano nel suo Crisi demografica. Politiche per un Paese che ha smesso di crescere (Vita e Pensiero). Recensisce il volume Alberto Orioli sul Domenicale.

Chi non ricorda Raul Gardini, per i suoi successi mondani ma soprattutto per il mistero che continua ad avvolgere la sua triste fine? Fatto tragico che potremo accostare per similitudine a quello occorso al ciclista Marco Pantani. Gianluca Barbera scrive L’ultima notte di Raul Gardini (CHIARELETTERE), raccogliendosi attorno ad una vicenda che presenta tutte le caratteristiche del thriller mai completamente risolto. Mistero, ricchezze, segreti, corruzioni, inquietudini, malaffare… recensisce il volume Orazio Labbate su La Lettura del Corriere della Sera.

Andrea Oddone Martin

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