Rassegna Stampa Libraria – 1 dicembre 2024
Sono trascorsi diciassette anni dalla pubblicazione di Storia della Bruttezza di Umberto Eco (Bompiani). In questo saggio, Eco si poneva dinanzi al “brutto” considerandolo categoria estetica al medesimo prestigio del “bello”, percorrendone la multiforme storia e definendone filosoficamente aspetti e derivazioni. L’autrice tedesca di origini afghane Moshtari Hilal dà alle stampe Bruttezza (Fandango Libri, traduzione Lavinia Azzone), saggio nel quale ribadisce etimologicamente la dimensione d’impostura della bruttezza, d’imitazione, d’odio ed inganno, divenendo così strumento politico-economico. Recensione di Marta Serafini su La Lettura del Corriere della Sera.
La nostra epoca ha sostituito l’Homo sapiens con l’Homo videns: il sapiens pensava mentre il videns guarda lo schermo. Peraltro, anche gli uomini del Paleolitico si avvalevano di immagini. Se ne avvalevano per narrare, sostiene Michele Cometa nel saggio Paleoestetica. Alle origini della cultura visuale (Raffaello Cortina), sostenuto da discipline quali l’archeologia cognitiva, le neuroscienze, la biologia evoluzionista. Dinanzi alle immagini primitive rupestri è necessario, afferma Cometa, sospendere il giudizio fondato sulle consuete categorie estetiche o storiche, per scoprire il primato della narrazione ignaro della parola, ma sviluppato nella dinamica delle immagini: narrazione visuale veicolante informazioni utili, finalizzata alla sopravvivenza. Recensione di Anna li Vigni sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Certo, la condizione attuale è ridondante dal punto di vista delle immagini, ma anche dell’informazione in genere. Al punto da poterci considerare immersi costantemente in un biblico Diluvio Universale informativo. Le informazioni sono irrinunciabili, ma presentano carattere ambivalente: quale misura quantitativa consente il ruolo informativo, oltre la quale viene vanificato in una sorta di indefinito “rumore bianco”? All’informazione corrisponde un aumento di conoscenza? Nella storia antica e recente, in quale misura e con quali caratteristiche, si chiede lo storico Yuval Noah Harari in Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall’età della pietra all’IA (Bompiani, traduzione Marco Piani), l’informazione favorisce dittature oppure democrazie, menzogna oppure autenticità, impostura od onestà, finzione o realtà? Recensione di Pietro del Soldà sul Domenicale.
Il romanzo Eravamo come fratelli di Daniel Schulz (Bottega Errante, traduzione Federico Scarpin) attraversa i confusi paesaggi ideologici, le profonde crisi d’identità, le paralizzanti incertezze e il desiderio di rifugio sodale di una cittadina dell’Ostdeutschland nella storia successiva al crollo del muro di Berlino. Gli sviluppi, le nostalgie, la finta libertà capitalistica, i neonazismi, scorrono come impetuosi fiumi sotterranei nella coscienza del giovane protagonista. Recensione di Flavia Foradini sul Domenicale.
Vanni Codeluppi è massmediologo, ha dedicato interamente il suo lavoro allo studio della società moderna. Nella sua ricerca, ha definito la mitologia della merce e approfondito il meccanismo induttivo al consumo: suo il titolo Il primo libro di sociologia dei consumi (Einaudi). Nell’ampia intervista condotta da Antonio Gnoli su Robinson, Codeluppi ravvisa il crescente e complessivo investimento nell’annullamento, nell’elogio della scarsità, nella lacuna, nella carenza, nell’ignoranza, nella quotidianità del divo insulso sostenuta dal web. «I nuovi divi non hanno meriti – afferma pacatamente Codeluppi – spesso si limitano a raccontare quello che fanno durante la giornata, ma è sufficiente per avere milioni di follower». Alla domanda su come si spiega il loro successo, Codeluppi risponde: «Non sanno fare nulla, ma lo sanno fare bene. E in chi li guarda si apre la speranza: se ce l’hanno fatta loro che sono delle nullità, posso farcela anch’io».
Non è raro incontrare persone dedite al viaggio compulsivo, spesso intercontinentale, praticato con costanza professionale, non orientato da un autentico interesse verso la meta. Una “foga dello spostamento” che denuncia l’irrequietezza, come racconta Anna Pazos nel romanzo Tagliare il nervo (Nottetempo, traduzione Amaranta Sbardella). Racconto di un’inquietudine nomade, di una fuga senza fine che però, in questo caso, possiede l’ardimento risoluto necessario nel porsi la domanda «Che ci faccio qui?». Recensione di Ursula Beretta su La Lettura.
L’opinione generale sulle società delle regioni Scandinave è ammantata da un’anacronistica immagine di pace e serenità. Nelle silenziose e riservate regioni nordiche, le profonde problematiche della situazione sociale attuale si evidenziano nella letteratura d’intrattenimento. La celebre trilogia dello scomparso Stieg Larsson lacerò la coltre nebbiosa nel 2005, facendo balenare numerosi lati oscuri. Il testimone fu raccolto da David Lagercrantz, autore di una seconda trilogia. La serie Millennium continua oggi con i titoli di Karin Smirnoff, alla seconda uscita con Gli occhi della lince (Marsilio, traduzione Laura Cangemi, Katia de Marco). Nei libri della Smirnoff si denunciano i paradossi dell’economia green, l’emersione del neonazismo, la violenza giovanile, spesso assassina. «Perché ragazzini di 13 o 14 anni, di buona famiglia, sono pronti a diventare assassini? – chiede la Smirnoff – Ricevono messaggi in codice sul telefonino mentre sono seduti sul divano di casa e guardano la televisione assieme ai genitori, si alzano, escono e vanno a sparare». Estesa intervista di Stefano Montefiori a Karin Smirnoff su La Lettura.
La globalizzazione culturale non è una novità del nostro tempo anzi, la globalizzazione culturale è di antica data ed è stata culla di grandi tradizioni. È impossibile immaginare il Cristianesimo prescindendo dall’Oriente, la rinascita medievale del 1200 senza il recupero dei classici greci provenienti dalle traduzioni arabe, il Rinascimento italiano ed europeo senza l’apporto culturale ebraico ed arabo proveniente dalle diaspore spagnole. La raccolta di saggi Mondi islamici (Einaudi, cura Michele Bernardini, Roberto Tottoli) è un corposo contributo alla conoscenza di una complessità culturale e storica quale è quella delle vicende vissute dall’Islam. Recensione di Amedeo Feniello su La Lettura.
Ma oggi siamo tenuti a considerare un’ulteriore comunità culturale, che da sempre consente la vita anche all’umanità: il mondo naturale. Le memorie delle picaresche vicende di Edrevia, universo verde senza confini ed accogliente, rispettoso dei diritti dei viventi attuali e di quelli delle prossime generazioni, vengono raccolte in La versione degli alberi di Stefano Mancuso (Einaudi). La memoria degli alberi che si sono confrontati con i cambiamenti dovuti alle iniziative di “fantomatici esseri privi di dubbi”. Gli alberi, come noi. Recensione di Ermanno Paccagnini sulle pagine de La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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