Rassegna Stampa Libraria – 10 ottobre 2021

Rassegna Stampa Libraria – 10 ottobre 2021

Ricordate Opera Aperta di Umberto Eco? Nel titolo di questo importante saggio, Eco citava il termine semiotico che definisce un testo dalle innumerevoli possibili interpretazioni. In Storia aperta (Bompiani, 665 pagine), lo storico e narratore Davide Orecchio riprende letterariamente la specifica di un testo dalle molteplici possibilità fin nell’invenzione, raccontando la vita di un personaggio che ne raccoglie molte. Nel riportare la “biografia infedele” del protagonista Pietro Migliorini, assieme ad alcuni tratti del nonno, l’autore attinge tra le «biografie e gli scritti di Mario Alicata, Antonello Trombadori, Fausto Calamandrei, Davide Lajolo e tantissimi altri» come nota Daniele Giglioli nella recensione su La Lettura del Corriere della Sera. In fondo, sembra che sia tutta questione di punti di vista. Del resto, anche Fabio Stassi ha riscritto il Pinocchio di Collodi, ma dalla parte di Mastro Geppetto (Sellerio). Ed è una riscrittura che permette al Geppetto leggendario di portarsi al livello di protagonista del suo figliolo. Ne scrive Ermanno Paccagnini su La Lettura, sottolineando la centralità del desiderio d’amore del padre Geppetto che vuole trovare il figlio. Questioni famigliari, come nelle migliori tradizioni. Viene ripubblicato da Adelphi il romanzo L’uomo che amava i bambini di Christina Stead (traduzione di Floriana Bossi, prefazione di Jonathan Franzen). Scritto negli anni ’40, il romanzo descrive autobiograficamente la famiglia dell’autrice, delineandone un profilo accurato e penetrante. Giustamente ampia, la recensione di Mariarosa Mancuso su Robinson de la Repubblica. È la letteratura a farci ritrovare, a impedirci di perderci ineluttabilmente. La letteratura con la elle maiuscola, oltre che ridarci la lucidità nella confusione famigliare, spesso conferisce una dimensione alla morte, permettendoci la rinascita. Come afferma Valeria Parrella, mentre recensisce Vita mortale e immortale della bambina di Milano di Domenico Starnone (Einaudi) su Robinson: «la lingua si porta la memoria, e la memoria è lei a renderci o meno immortali».

Tempo di celebrazioni per il poeta, escono due raccolte per Mondadori: Erratici. Disperse e altre poesie 1937-2011 a cura di Francesco Carbognin e Traduzioni trapianti imitazioni a cura di Giuseppe Sandrini. Andrea Zanzotto è stato un intellettuale straordinario, un poeta di vena autentica e sapiente. L’attualità della sua vitalità letteraria non è mai trascorsa, ma si ha la sensazione che gli indiscutibili tributi negli anni abbiano perseguito un intento dissuasivo. Non è segreta la parola ammonitoria che costantemente Zanzotto rivolgeva all’autolesionismo dell’avidità e all’oltraggio costante della natura, non solo umana. La parola di Zanzotto vuole da sempre essere viva, profonda e quotidiana. Non relegata in una teca di cristallo, adagiata su velluti sfarzosi, nella luce intermittente delle ricorrenze. In effetti, in eterno insegna il mito: Cassandra, oppure Laocoonte. Andrea Cortellessa ha dedicato il volume Zanzotto. Il canto della terra (Laterza) all’opera del poeta veneto. Un bell’articolo di Nicola Gardini sul Domenicale de il Sole 24 ore. Lo dice anche Werner Herzog nell’intervista su Robinson; alla domanda di Gabriele Romagnoli il regista risponde: «il confine tra la realtà e la fantasia è offuscato, spesso preferiamo non dirci che siamo in una fantasia. Non vogliamo saperlo». Di Herzog è appena uscito il volume Il crepuscolo del mondo (Feltrinelli, traduzione di Nicoletta Giacon). La “rimozione collettiva” è uno degli sport più praticati, da lungo tempo, professionalmente. Ci pensa Francesco Filippi, col suo ultimo e documentato Noi però gli abbiamo fatto le strade (Bollati Boringhieri), a riportarci alla memoria presente il nostro passato colonizzatore, e non solo del periodo del ventennio. Recensione di Maurizio Crosetti su Robinson e intervista di Antonio Carioti (una conversazione a cui partecipa anche Federica Saini Fasanotti) su La Lettura. Ad aiutarci nell’elaborazione unanime, fino ad oggi mai avvenuta, del nostro triste passato coloniale il titolo Figli dello stesso cielo. Il razzismo e il colonialismo raccontati ai ragazzi (Piemme) della nipote dell’interprete somalo del generale Rodolfo Graziani (il quale “gasava” le popolazioni in Etiopia), l’italiana Igiaba Scego. L’autrice viene intervistata da Michele Farina sulle pagine de La Lettura. Il colonialismo è sempre stato predatorio, anche con le risorse naturali. Oramai è più che noto che lo squilibrio naturale comincerà a consegnarci il conto. Ma come fare in modo che le nuove generazioni siano in grado di confrontarsi onestamente con il problema, per esempio, dell’emergenza climatica? In L’ultima dairne, primo capitolo della trilogia Il regno di Nedarra che finalmente esce in Italia dopo aver spopolato nel mondo, Katherine Applegate affronta temi come l’estinzione di specie, la fragilità degli ecosistemi, la scarsità delle risorse naturali, rivolgendosi ai ragazzi fin dagli undici anni (Il Castoro, traduzione di Maria Bastanzetti). Ilaria Zaffino intervista l’autrice su Robinson.

Ripensamenti utili in luogo di quelli autoindulgenti, individuare le rimozioni, in breve evitare il “radicamento cognitivo” ed accompagnare attivamente la trasformazione del presente. È ciò che ci incoraggia a fare il libro Pensaci ancora. Il potere di sapere ciò che non sai di Adam Grant (Egea editore, traduzione di Giuseppe Maugeri). Federica Colonna intervista Adam Grant su La Lettura. Emanciparsi dalla mercificazione delle emozioni, che ci allontana dalla realtà e da noi stessi, riscoprendone le possibilità conoscitive e le insondate larghezze. Umberto Galimberti con il titolo Il libro delle emozioni (Feltrinelli) si confronta energicamente con l’invasività volgare e riduttiva del presente tecnologico; recensione di Armando Torno sul Domenicale. Non solo la filosofia ci aiuta a vivere, non solo la psicologia a conoscerci: oramai anche le neuroscienze hanno guadagnato la ribalta, anche nell’importantissimo campo giuridico. Il filosofo Andrea Lavazza e il giurista Luca Sammicheli hanno realizzato il testo che, nella pubblicazione di Codice Edizioni, assume il titolo de Il delitto del cervello. La mente tra scienza e diritto. Per comprenderne l’attualità aurorale, si tratta di un dibattito che oppone giuristi conservatori ma spesso “neurofobici” a quelli progressisti, ma talvolta entusiasti “neuromaniaci”. I due autori cercano di evitare la dimensione agonistica ed entrano nel merito della questione, peraltro veramente interessante. Mario de Caro presenta il volume sulle pagine del Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin
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