Rassegna Stampa Libraria – 11 maggio 2025

Rassegna Stampa Libraria – 11 maggio 2025

In ogni epoca e in tutte le culture, il giardino è un luogo notevole, di qualità metafisiche sottili, di rigenerazione spirituale. I fiori, quasi immancabilmente, popolano il giardino. Circa un secolo fa, Rudolf Borchardt scrisse: «il fiore trascina nell’entusiasmo la lingua e il pensiero e stimola la mente e la mano, costringendole ad imitarlo; nascono così le metafore nel linguaggio e i fregi nell’arte». È nel giardino di casa che Georgi Gospodinov incontra nuovamente la figura del padre, e ne dà conto ne Il giardiniere e la morte (Voland, traduzione Giuseppe dell’Agata). «Era un vero giardino con frutta, verdura, fiori che sbocciavano tutto l’anno: dal bucaneve a gennaio fino alle rose di tardo ottobre. – afferma Gospodinov nell’intervista di Simone Innocenti su La Lettura del Corriere della Sera – Un giardino con ciliegi, meli, prugni, peri, peschi e albicocchi. Ma mio padre ha lasciato anche un altro giardino, il giardino delle sue storie. Lui era davvero una Sheherazade».

Del resto, non vi è una sostanziale differenza fra la realizzazione di un giardino e la costruzione di un’opera letteraria. Torna in libreria il saggio di Mario Vargas Llosa sull’opera Madame Bovary di Gustave Flaubert, dal titolo L’orgia perpetua (Edizioni Settecolori, traduzione Giuliana Calabrese). Letteratura come architettura linguistica in cui la cifra dominante è stilistica. Fra queste pagine, Llosa e Flaubert insegnano a tralasciare il fascino delle idee qualsiasi ed invitano ad ingaggiare la feroce ed aspra contesa con il linguaggio e le sue forme, lotta che distingue lo scrittore dal pennivendolo. Recensione di Leonardo G. Luccone su Robinson de la Repubblica.

Analoga lotta nelle arti applicate, il testimone chiave è Francisco Goya (1746-1828). La sua pittura attraversa la strettoia crudele della fine del XVIII secolo, sporgendosi oltre la forcella con schiettezza penetrante quanto acuta. Goya di Marco di Capua (Galaad edizioni) percorre la vita e la produzione del Maestro spagnolo, telescopio degli abissi umani. Recensione di Gregorio Botta su Robinson.

Il libro intitolato Vittima di Andrew Boryga (66thand2nd, traduzione Violetta Bellocchio) è un intricato gioco di specchi. L’autore capovolge abilmente la situazione percepita, svelando i grovigli di un sistema ingordo che si nutre di ruoli socialmente sensibili. Una denuncia della mercificazione delle battaglie identitarie e civili, mercificazione commerciale e politica. Recensione di Lara Ricci sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Negli Stati Uniti, la diversità di status tra neri e bianchi si sta lentamente riducendo. È con stupore che il bianco americano disoccupato ora non trova un nuovo lavoro, per il nero americano ciò rientra nell’ordinario di sempre, se non nell’ovvio. Finita la stagione d’oro (finto) del secolo precedente, ora ci troviamo nella stagione dei ricchi sempre più ricchi (pochi, molto pochi) e dei poveri sempre più poveri (sempre di più). Nonostante le faglie epocali ed economiche, l’uomo si ritrova inevitabilmente ad affrontare i mostri che ha generato. La lunga caduta di Walter Mosley (21lettere, traduzione Andrea Russo) racconta di un uomo che per sopravvivere ha scelto di rinunciare agli scrupoli, bassamente. Le conseguenze delle sue azioni perseguiteranno il suo desiderio di redenzione, un incubo interminabile. Viviana Mazza intervista l’autore sulle pagine de La Lettura.

Non è un segreto che gli americani siano prammatici al punto da sconfinare nell’ottusità. E non è un mistero l’ossessione che hanno per le dentature perfette. L’ordine sociale impone alle famiglie il sogno del “Mulino Bianco” di borghese origine nord-europea. La precedenza assoluta all’apparenza, pur condita da giustificazioni à la page, assume consistenza dogmatica. Intorno a questa condizione Jane Smiley scrive L’età del disincanto (La Nuova Frontiera, traduzione Valentina Muccichini), il racconto di una coppia di dentisti, un rapporto dall’apparenza solida e felice. A far saltare l‘ingranaggio perfetto sarà sufficiente un granello di sabbia non previsto. Recensione di Romana Petri su La Lettura.

Esistenze apparentemente inappuntabili, al di sopra di ogni sospetto, possono nascondere zone d’ombra abissali. Talvolta, come nel caso drammatico della pedofilia, raggiungono livelli sociali trasversali e, data l’infamia madornale del crimine, sono coperti omertosamente, questi crimini non vogliono essere visti, le vittime non sono credute. La luce inversa di Mota (Wojtek edizioni) va coraggiosamente controtendenza ed è la storia, narrata con crudezza e realismo, di violenze sessuali su bambini. Presentazione di Piergiorgio Paterlini su Robinson.

All’inizio del Novecento, il filosofo Henri Bergson ha analizzato il ridere umano e, nel famoso saggio Riso, ne formulò una stringente definizione che potremo riassumere così: il riso umano assolve alle funzioni sociali, è legato al senso del ridicolo che stigmatizza comportamenti statici, ripetitivi, meccanici, contrari perciò alla fluidità della vita sociale, alla circolarità e alla flessibilità della sua organizzazione e funzionamento. Se siete interessati alla fenomenologia della risata Il cervello che ride. Neuroscienze dell’umorismo di Mirella Manfredi è il libro che vi inoltrerà nelle articolazioni delle strutture cerebrali, tra le pieghe delle convenzioni sociali, nel fitto tessuto dell’esperienza umoristica e della risata. Provvidenziale, di questi tempi. Recensione di Anna li Vigni sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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