Rassegna Stampa Libraria – 12 aprile 2026
Un caso editoriale tra i più longevi, quello dell’opera fantasy dello scrittore britannico Philip Pullman intitolata Queste oscure materie. Il primo titolo, La bussola d’oro fu pubblicato per la prima volta nel 1996 e, pur essendo rivolto a lettori giovani, riscosse un vasto interesse presso lettori di ogni fascia d’età. Oggi viene riproposta da Salani una versione celebrativa per il trentesimo, per la traduzione di Marina Astrologo e Alfredo Tutino. Pierdomenico Baccalario intervista l’autore sulle pagine de La Lettura del Corriere della Sera, nelle quali Pullman, oltre a confessare il suo debito con Ludovico Ariosto, ribadisce l’importanza di coltivare l’immaginazione nell’attualità che cerca in tutti i modi anche tecnologici di vincolarla o di impedirla.
Le forme di conoscenza sono vincolate alla qualità della cultura che le applica; luogo universale di ogni forma di conoscenza è limes frapposto tra civiltà e Natura. La metodologia applicata dalla civiltà occidentale moderna è specializzata, non partecipe di visioni universali e di cosmologie onnicomprensive. Nel memoir intitolato La prima volta che siamo stati bianchi (Sellerio) Maria Pace Ottieri racconta del viaggio di lavoro avviato nel 1975 quando, dopo un’attesa durata undici anni, una ristretta equipe di documentaristi riceve la conferma dal nipote diretto dell’ultimo Re del Dahomey africano, oggi Benin. Desideravano girare un film documentario sul Vudù, la religione animista originaria proprio da quelle antiche terre e diffusasi nel mondo a causa della tratta atlantica degli schiavi, praticata con pragmatismo dal colonialismo occidentale fin dal secolo dei Lumi. Durante questa avventura, che si trasformerà in un vero e proprio viaggio formativo, costellato da esperienze di straordinaria intensità, Ottieri sperimenta la distorsione ottica di un metodo di conoscenza che non appartiene alla cultura osservata e riflette sulle possibilità di una autentica e reciproca comprensione. Recensioni di Lara Ricci su Domenica de il Sole 24 ore e di Marino Niola su Robinson de la Repubblica.
Pur rappresentando una pratica di mediazione, la letteratura di ogni tempo è impegno nell’evocare esperienze complesse, con la più aderente convenienza. Sono esemplari i cosiddetti romanzi di formazione, come anche molti antichi poemi. Il Poema della donna di loto (Padmâvat) è stato composto da Malik Muhammad Jayasi tra il 1520 e il 1540; pubblicato oggi per la prima volta in una lingua europea (Marsilio, traduzione e cura di Giorgio Milanetti) è un’avvincente narrazione epica nella quale spiritualità e mondanità ritrovano un livello comune di piena realizzazione. Recensione di Giuliano Boccali su Domenica.
È un romanzo forte, Devozione di Charlotte Wood (Fazi, traduzione Manuela Francescon), risoluto nell’intransigenza della sua esile trama. Una vicenda ridotta al minimo: ad un certo punto della sua vita, la protagonista decide di assoggettarsi alla semplicità della disciplina monacale. La situazione permette una “liofilizzazione degli ingredienti del quotidiano”, una rastrematura all’essenziale nella semplicità del presente; la circostanza corrompe anche il linguaggio della scrittura e ne fa la cifra di un incanto stilistico potente: la scrittura scarna, diretta e vigorosa catalizza la felicità della lettura e il linguaggio si realizza nelle geometrie del chiostro. Recensione di Licia Troisi su Robinson.
Un pensiero piuttosto condiviso e comune è che la musica abbia un’anima matematica, e ciò può essere allo stesso tempo falso come vero. Dipende a cosa ci si riferisce con il termine matematica. È innegabile quanto tautologico il fatto di poter ridurre ogni forma naturale, artificiale, concreta o astratta ad un corrispettivo dimensionale e numerico, talvolta di un certo fascino per determinate corrispondenze. Proprio in questo contesto si situa La matematica della creatività. Come i numeri danno forma al mondo di Marcus du Sautoy (Bollati Boringhieri, traduzione Gianna Cernuschi, Andrea Migliori), un testo di intento divulgativo che si rivolge al vasto pubblico non specializzato, denso di curiosità e citazioni che spaziano tra letteratura, biologia, musica, filosofie generiche, scienze sperimentali, etc. Danilo Zagaria intervista l’autore su La Lettura.
Gabriele Basilico conosceva Aldo Rossi fin dal 1964, a più riprese ne aveva percorso le architetture attraverso l’obbiettivo della camera fotografica. Il volume Gabriele Basilico fotografa Aldo Rossi (Humboldt Books) riunisce alcuni migliori scatti delle opere dell’architetto milanese, geometrie che si misurano con il mistero dell’eternità. Recensione di Marco Belpoliti su Domenica.
L’idea per Il giorno in cui Nils Vik morì di Frode Grytten (Carbonio, traduzione Andrea Romanzi) è nata durante una trasferta in Norvegia sul traghetto che collega Bergen a Odda. Protagonisti del romanzo sono i luoghi che accompagnano la narrazione, quegli stessi vissuti dal nonno della voce narrante, anch’egli traghettatore. «Le storie del libro sono tutte di fantasia – afferma Grytten – però basate sulla conoscenza dei luoghi, inventate dalla memoria della vita di mio nonno; mi piace partire da un singolo per raccontare e allargare a un’intera comunità». I luoghi sono geografie di destini, vi si accavallano presenti, passati e sogni d’ogni sorta. Angelo Ferracuti incontra Frode Grytten sulle pagine de La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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