Rassegna Stampa Libraria – 13 luglio 2025

Rassegna Stampa Libraria – 13 luglio 2025

Uno dei concetti manipolatori utilizzati con notevole frequenza per aggirare il nucleo significativo di un quesito è: «Il mezzo è neutro, non ha intenzioni. Con il coltello si affetta il guanciale per l’amatriciana, ma taluni se ne servono per eliminare la suocera». È un concetto particolarmente sbandierato nel caso delle “intelligenze artificiali”. È sicuro che Albert Einstein mentre formulava la teoria della relatività ristretta, e pure Ernest Walton e John Cockcroft, mentre realizzavano la prima fissione nucleare nel 1932, avessero in mente “l’amatriciana”. Non si hanno purtroppo notizie sulla suocera di Robert Oppenheimer, ma non dev’essere stata proprio “uno zuccherino”. Nel libro Il filosofo di Palo Alto. Mark Weiser, lo Xerox Parc e l’Internet delle cose originario (Castelvecchi, traduzione Andrea ed Emanuele Varriale), il professor John Tinnel ricostruisce l’importante figura di Mark Weiser, informatico e filosofo le cui teorie e intenzioni hanno anticipato la tecnologia moderna dei dispositivi mobili e connessi, ma non per l’uso corrente. Nell’intervista di Michela Rovelli che troviamo su La Lettura del Corriere della Sera, Tinnel considera puntualmente: «Una grande questione etica che si porrà in futuro è che, una volta che le piattaforme di IA generativa vorranno andare oltre i dati disponibili su Internet e sui Social Media, finiranno per cercarli dalla nostra frequenza cardiaca, da ciò che sto guardando sullo schermo e che mantiene l’attenzione più a lungo. Vorranno approfondire i dati biometrici personalizzati che possono essere già raccolti con orologi e telefoni, oppure le nostre preferenze e abitudini attraverso i “maggiordomi” tecnologici. La domanda chiave è: dove tracciamo la linea di demarcazione?». Il nostro quotidiano, in barba alle teorie e alle ottime intenzioni di Mark Weiser.

La collina piemontese respira di un tono letterario caratteristico, le pagine di Cesare Pavese innanzitutto. Un localismo che trascende nel mito, paesaggi dai profili metafisici vissuti da un’umanità terrigna che volge lo sguardo al cielo, tra ironia e malinconia. La Bohème di Marco Drago (Hopefulmonster Editore) ruota attorno alla birreria da Fredo, catalizzatore di anime sospese nella vita. Recensione di Alessandro Beretta su La Lettura.

Gli scrittori si distinguono nella potenza della descrizione, un’arte rara ma determinante. Una finestra non si affaccia sul panorama, ma sull’invisibile colto nel suo manifestarsi. George Simenon e le placide acque di fiume sulle quali scivolano lente chiatte avvolte dalle foschie dell’alba. Edith Warton e i cortili disordinati, il bucato steso, le magnolie pallide. La finestra della signora Manstey e altri racconti è un corposo volume curato da Chiara Lagani (Einaudi), nel quale sono selezionate le intense pagine dell’autrice de L’età dell’innocenza, Premio Pulitzer nel 1921. Recensione di Antonella Lattanzi su La Lettura.

Scrittrice di classe, Fausta Cialente, insignita con lo Strega nel 1976 con il romanzo Le quattro ragazze Wieselberger. Edizioni Nottetempo sta curando l’intera opera della scrittrice italiana scomparsa nel 1994 a Londra; l’ultimo Interno con figure (cura Emmanuela Carbé, Francesca Rubini, Wafah el Beit) raccoglie dodici racconti, scritti tra il 1930 e il 1939 ad Alessandria d’Egitto dove Cialente si era trasferita fin dal 1921. Recensione di Melania Mazzucco su Robinson de la Repubblica.

In principio erat Verbum, l’incipit del Vangelo secondo Giovanni e dell’universo, se consideriamo il potere creatore della parola. La sua superficie definisce, dà la premessa ad un ordine, articola il pensiero, indica e riconosce. Sotto la sua superficie si muovono energie, rinvii a contesti non palesi, profondità teologiche, provocazioni ed intenzioni, ideologie sottese. La complessità del linguaggio, nella sua potenza evocatrice, coordina e manifesta il mondo che viviamo e dal quale siamo vissuti. In questa epoca di allucinazione digitale, a premessa del linguaggio dei Social Network vi è il cosiddetto «collasso del contesto». In altre parole, il fondamento degli scambi sui Social Media è l’assenza di un quadro comunicativo stabile . «Ciò esercita degli effetti profondi sul nostro modo di conoscere, di agire, di giudicare. Il collasso del contesto genera flussi di informazioni disomogenee nei nostri feed, alimenta l’ambiguità, favorisce la circolazione di messaggi cifrati, innesca derive etiche come la gogna mediatica e il giustizialismo digitale» afferma Carola Barbero nella recensione che troviamo sul Domenicale de il Sole 24 ore. Il saggio Filosofare sociale del linguaggio di Claudia Bianchi e Laura Caponetto (Laterza) indica con precisione le odierne e concrete minacce alla nostra libertà di pensiero. Questo importante libro ci porge gli strumenti per identificare le manipolazioni che la miseria etica e culturale di questi anni ci impone, oltre a proporsi nell’ultima sua parte come manuale d’intervento pratico, fornendo istruzioni puntuali.

Il giardino si fa pagina per la lingua dell’acqua, fonte di vita. Al tempo dei giardini. Sogni, simboli e miti d’acqua di Maria Belmonte (Touring Editore) è un viaggio temporale sulle affascinanti tracce di sorgenti, di fontane, di corsi d’acqua, di fiumi e laghi, dall’antica Grecia ai fasti rinascimentali. Recensione di Luca Bergamin sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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