Rassegna Stampa Libraria – 14 giugno 2026
«Quando capita qualcosa di brutto, – dice il cuoco Hallorann al ragazzino Danny – a volte restano delle tracce di quello che è avvenuto. Sono tracce che non tutti possono vedere, ma solo quelle persone che hanno the Shining». Probabilmente è l’esiguità di persone dotate di “luccicanza” il motivo per cui generalmente si tende a credere che il “nuovo” possa sostituire il “vecchio”, che il presente riempia un vuoto, che il passato non permanga. Il romanzo La diga di Maylis de Kerangal e Joy Sorman (Prehistorica Editore, traduzione Elena Vozzi, Nicolò Petruzzella) racconta degli abitanti di Seyvoz, un villaggio sommerso dal bacino idrico dovuto alla costruzione della diga. «Possiamo tentare di seppellire il passato sotto le narrazioni del progresso, dell’efficienza o della modernità, – afferma Michela Marzano nella recensione su Robinson de la Repubblica – ma qualcosa continua ostinatamente a riaffiorare».
72 minuti alla fine del mondo di Pierdomenico Baccalario (Mondadori) è un romanzo di formazione dove il protagonista, il ragazzino Little Boy, sperimenta la visione di un selezionato gruppo di giovani di cui farà parte. Si tratta di un gruppo di cosiddetti prepper, coloro che si preparano. A cosa? Catastrofi climatiche, pandemie, cruente rivolte sociali, soprattutto guerre nucleari. Organizzano rifugi, accumulano riserve alimentari, costruiscono bunker, fanno scorte medicinali. Il fenomeno è di origini americane, un minestrone tra tecnologie avanzate e millenarismo spinto, reazione adolescenziale all’incertezza progressiva del panorama globale degli ultimi anni. Il gruppo si caratterizza in una ferrea gerarchia di ruoli: Pixie la dottoressa, Jip il capo, Little boy soldato semplice, e in un lessico levigato di acronimi. Pare di trovarsi tra le Rocky Mountains dello Utah, invece siamo in Piemonte al confine con la Francia. Recensione di Giulia Ziino su La Lettura del Corriere della Sera.
Nella doverosa e possibilmente salvifica riformulazione di un nuovo rapporto con la Natura, Etica antispecista del filosofo morale Gianfranco Mormino (Raffaello Cortina Editore) propone un’importante riflessione sugli equilibri sostenuti finora dai consessi umani. Codesti equilibri fondano la loro ragione sulla pratica competitiva e sull’assunto falsamente scientifico della superiorità umana. Assunti sostenuti da scopi perlopiù politici, a giustificare una prospettiva letteralmente dominante. Prospettiva le cui conseguenze sono ormai palesi anche nei primi effetti dell’emergenza climatica corrente. Recensione di Andrea Gentile su Robinson.
Il patrimonio naturale primario, propriamente caratteristico dell’universo naturale che ci comprende, è la cosiddetta “biodiversità”. La Natura, infatti, moltiplica le diversità favorendo la sopravvivenza e gli ecosistemi. Atteggiamento opposto nelle comunità umane: le classificazioni non sono al servizio della comprensione ma della diversificazione omologante, creano gruppi omogenei. Ciò alimenta il pregiudizio della superiorità e spinge alla competizione, creando fragilità spacciata per certezza. Classificare gli umani. Utilità, problemi, evoluzione, pericoli di Andrea Graziosi (il Mulino) fa il punto sulle classificazioni biopolitiche, culturali e sociali, stigmatizza la violenza categoriale delle società e gli effetti nella storia. Recensione di Paolo Legrenzi su Domenica de il Sole 24 ore.
L’influenza della cultura europea e delle sue contraddizioni sull’insieme globale rimane innegabile; lo è altrettanto l’attuale posizione subalterna dell’Europa sul piano geopolitico. Una situazione che risponde al principio di necessità, come spiega Dipesh Chakrabarty, uno dei massimi specialisti degli studi postcoloniali, nel corposo saggio intitolato Provincializzare l’Europa (Meltemi Editore, cura Vittorio Morfino, traduzione Matteo Bortolini). «Credo che l’Europa sia il soggetto più interessante nella storia del mondo – afferma Chakrabarty nell’intervista di Giuseppe Sarcina che troviamo su La Lettura – per le sue contraddizioni: si è impadronita di terre altrui, ha ridotto in schiavitù altre popolazioni. Nello stesso tempo, ha diffuso le idee del liberalismo, della democrazia, del marxismo che sono state poi usate contro di essa».
Piccolo gioiello della miglior letteratura russa degli inizi del Novecento, questa raccolta di racconti di Michail Afanas’evic Bulgakov intitolata L’infiammazione del cervello e altri racconti (Nino Aragno Editore, cura e traduzione Lucio Coco). Una pubblicazione preziosa ai cultori ma soprattutto a tutti coloro in grado di apprezzare la levatura di un autentico Maestro, autore di letteratura priva di data di scadenza. Recensione di Emanuele Trevi su La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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