Rassegna Stampa Libraria – 16 novembre 2025
Sovente, le geografie incidono la confluenza di latenti potenziali. Gli accadimenti di cui costituiscono le scene si fanno inneschi da cui originano futuri possibili. In un tempo non troppo passato, una località sulla riva destra della foce del fiume Magra al confine tra Liguria e Toscana, affacciata sull’antico mare chiuso, divenne l’epicentro culturale di un Paese da ricostruire. Nel primo dopoguerra, un villaggio di pescatori povero di agi, Bocca di Magra, fu incrocio intellettuale fra i più fecondi. Tra gli altri, Giorgio Bassani, Valentino Bompiani, Mario Soldati, Elio Vittorini, Carlo Emilio Gadda, Giulio Einaudi, Giansiro Ferrata, Franco Fortini, Guido Piovene, Sergio Solmi, Eugenio Montale, Giovanni Giudici, le sorelle De Beauvoir, Indro Montanelli, Italo Calvino, vi soggiornarono a più riprese in villeggiatura. Anche Marguerite Duras frequentò quei luoghi, con il marito Robert Antelme. Francese di Corsica, Antelme fu deportato nei lager nazisti. Miracolosamente sopravvissuto (la sua robusta figura si ridusse a trentacinque chili), dopo un periodo di recupero e riflessione scrisse la sua unica opera, La specie umana (Einaudi, traduzione Stefania Ricciardi) nella quale, con intelligente lucidità e profondità di sguardo, rende testimonianza dell’ombra delle coscienze, alla stregua di un altro testimone della bestialità: Primo Levi. Ampia presentazione del volume del curatore Domenico Scarpa su La Lettura del Corriere della Sera.
Circa due lustri or sono, Roberto Calasso poneva in apertura della nona stanza del suo polittico la seguente frase: «La sensazione più precisa e più acuta, per chi vive in questo momento, è di non sapere dove ogni giorno sta mettendo i piedi. Il terreno è friabile, le linee si sdoppiano, i tessuti si sfilacciano, le prospettive oscillano. Allora si avverte con maggiore evidenza che ci si trova nell’innominabile attuale». A nominarlo, questo attuale, ci prova Raffaele Alberto Ventura con La conquista dell’infelicità. Come siamo diventati classe disagiata (Einaudi), un testo affine alla fiaba I vestiti nuovi dell‘imperatore, una franca denuncia della falsità della retorica meritocratica, della truffa che si cela dietro principi come mobilità sociale. Il modello di sviluppo della società liberale moderna è ipocrita, la formazione universitaria e professionale si è trasformata in business autoreferenziale. La classe media si è sovraqualificata investendo inutilmente le proprie risorse, il mercato non valorizza e non remunera le competenze, semplicemente le riduce in schiavitù. La recensione è di Alessandro Trocino e si trova su La Lettura.
Nel 1975, William Gaddis pubblicò il suo secondo romanzo, JR oggi nuovamente offerto ai lettori da il Saggiatore (traduzione Vincenzo Mantovani). Le inziali del titolo sono quelle del giovane protagonista, precocemente coinvolto nel sistema capitalistico. Romanzo stilisticamente impegnato, iperbolico, ma puntuale nell’approfondire le pratiche dell’homo æconomicus moderno. «Ottenere palate di soldi è un gioco dalle regole talmente semplici che persino un ragazzetto le intuisce, – afferma Alberto Casadei nella recensione su La Lettura – però possono essere distorte al punto da determinare qualunque altra attività sociale, comprese quelle che un tempo si sarebbero considerate nobili». Un Charles Dickens capovolto, qui l’eroe è Ebenezer Scrooge.
Lo stile di Jón Kalman Stefánsson in Varie cose sulle sequoie e sul tempo (Iperborea, traduzione Silvia Cosmini) si fa icastico, crudo ma incanta nel suo rendere con empatia e compassione la fine dell’innocenza infantile dei protagonisti. L’intensità vitale che l’infanzia dedica ad ogni istante cerca di resistere, in queste pagine, all’ineluttabile prosaicità del mondo adulto. Recensione Nicola Lecca su Robinson de la Repubblica.
Nel rilevante Terra e Mare, Carl Schmitt (Adelphi, traduzione Giovanni Gurisatti) incardina la storia della civiltà umana sulla contrapposizione tra mentalità continentale e mentalità marittima. Due principi dalle conseguenze comportamentali etiche e logiche dissimili e ugualmente fondative. Geografie nazionali caratterizzate unilateralmente generano posizioni corrispondenti, se pensiamo alla Gran Bretagna constatiamo la dominante marittima; se invece pensiamo alla Germania ne cogliamo la dimensione continentale. La penisola italiana resta un caso unico tra tutti, distesa nel bel mezzo del Mediterraneo ma allo stesso tempo costretta saldamente al sud europeo. Ne L’immaginario mediterraneo nella storia d’Italia, il professor Claudio Fogu (Pacini Editore) riporta la dimensione storica, plurale e conflittuale delle civiltà avvicendatesi sulle sponde italiche fin dalla notte dei tempi, riflettendo sullo stato altalenante e dissociativo nazionale. Recensione di Luigi Mascilli Migliorini sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Osservando le preziose venature, le variegate colorature, le linee sinuose dei torcimenti minerali nei rivestimenti marmorei monumentali o dei palazzi storici e moderni, sarà pur venuta in mente a qualcuno l’imperante fluidità della materia, che prima della definitiva (apparentemente) cristallizzazione apparteneva alla vitalità rovente della furia ctonia e magmatica. Bigio morato, Breccia di Sciro, Cipollino mandolato, Libeccio, Verde Alpi, Bianco Apuano, Alabastro cinerino, Fior di pesco, Proconnesio, Portasanta, Sienite, Broccatellone, Rosso Levanto sono i protagonisti del libro Pietra borghese (Quodlibet), l’esplorazione condotta da Geraldine Leardi e dal fotografo Domenico Ventura dell’universo nascosto in piena vista dei marmi nella Galleria Borghese di Roma. La stessa Leardi presenta il prezioso volume sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Andrea Oddone Martin
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