Rassegna Stampa Libraria – 17 maggio 2026
Il campo specialistico di un regista cinematografico è l’inesauribile fondo circoscritto tra realtà e rappresentazione. Ciò risulta ancor più vero dal romanzo biografico che Guzel’ Jachina dedica a Sergej Michajlovic Ejzenštein, il regista della Corazzata Potëmkin. In Ejzen (Edizioni E/O, traduzione Claudia Zonghetti) la vita del regista sovietico viene scandita dalle lavorazioni dei celebri film, imprese epiche e aneddotica tragicomica comprendono ogni vicenda della vita di Ejzenštein, fin dalla sua infanzia. Recensione di Alessio Torino su La Lettura del Corriere della Sera.
Le prese di posizione dell’odierno presidente degli Stati Uniti hanno permesso l’emersione di un capovolgimento epocale. La nuova assertività del nazionalismo russo, le pretese predatorie americane, i diffusi rigurgiti di un nazionalismo immemore hanno ormai abbandonato l’idea fondativa dell’Europa, nata proprio per superare i nazionalismi storici e scongiurarne le tragiche conseguenze. Nella raccolta di editoriali Tsunami Trump. Il Nazionalismo americano e l’Europa (il Sole 24 ore), Sergio Fabbrini descrive progressivamente il quadro attuale, nel quale risalta la passività dell’unione europea, prigioniera dei veti di nuovi quanto anacronistici nazionalismi. Recensione di Adriana Castagnoli su Domenica de il Sole 24 ore.
In un saggio del 1942, Carl Schmitt poneva una visione antropologica e geopolitica fondata sugli spazi terrestri e marini. Nel saggio Kaos (il Mulino) il filosofo Massimo Cacciari evidenzia il superamento del limite tettonico per mezzo della tecnologia che sposta l’evidenza terracquea in illimitate globalizzazioni, mentre Roberto Esposito sottolinea la necessità del carattere metafisico della geopolitica, coscienza del limite e sapere del confine. Recensione di Francesca Nodari su Domenica.
Propone un’escatologia postuma, il romanzo Backroom di Eleonora C. Caruso (Nutrimenti Editrice). La fine del mondo, infatti coincide con la fine degli anni Novanta del Novecento, gli ultimi giorni di marcescenza del capitalismo. Dopodiché, il reale si trasforma in stringa digitale, lo spazio si riduce alla stanza tecnologica della matrice zero, il tempo sospende il suo flusso, l’umanità si condanna alla futilità. Significativamente, il protagonista del romanzo è un segno di punteggiatura: il trattino. Recensione di Demetrio Paolin su La Lettura.
Vi sono molti modi di dare forma di scrittura ai ricordi della nostra infanzia, sono le innumerevoli modalità di ricostruzione dei ricordi attuate dalla nostra memoria. Compiti a casa di Geoff Dyer (il Saggiatore, traduzione Katia Bagnoli) è un esempio di ricostruzione frammentaria. L’infanzia rievocata da Dyer si presenta come successione di messe a fuoco: sotto l’obbiettivo passano tratti personali, situazioni, particolarità dei luoghi famigliari, il giardino, la casa, il soggiorno, i giochi. Diapositive di vita, rievocate malinconicamente per la loro appartenenza ad un passato irripetibile. Recensione di Orazio Labbate su La Lettura.
La potenza della parola si sviluppa tra significato e significante, e si intende significante anche la forma con cui si presenta, il carattere di cui è composto. La forma fisica delle parole costituisce un’immagine potente, la scelta del font ne definisce l’adeguata convenienza, la confacente opportunità. È possibile immaginare la grafica statunitense degli anni compresi fra le due guerre senza pensare al Franklin Gothic di Morris Fuller Benton? A questo importante designer di caratteri tipografici è dedicata la biografia Morris Fuller Benton di Olivier Charian (Ronzani Editore, traduzione Gianluca Simeoni). Recensione di Hans Tuzzi su La Lettura.
Fin dalla sua genesi, l’uomo visse nella Natura, solo recentemente si è chiuso in scatole di cemento, circondato da luci artificiali e arie tecnologicamente alterate. «I nostri sensi, il nostro metabolismo, i ritmi del nostro cuore e le architetture della nostra mente – afferma Stefano Mancuso nella prefazione al volume Chiedilo agli alberi di Guidalberto Bormolini (Ponte alle Grazie) – si sono forgiati in risposta al sole, al vento, agli alberi e ai cicli delle stagioni». Non sorprende perciò se, ogni volta che trascorriamo del tempo in un bosco, ogni volta che guardiamo un albero, tutti noi riconosciamo intimamente la nostra casa. Troviamo parte della prefazione di Stefano Mancuso su Robinson de la Repubblica.
I secoli compresi tra la caduta dell’Impero Romano d’Occidente ed il basso Medioevo sono il crogiuolo temporale entro il quale si assiste ad una radicale ristrutturazione culturale, avvenuta in varie fasi. Tra le varie caratterizzazioni, l’epoca compresa approssimativamente tra il 750 e il 1100 vide i popoli del Nord tra i protagonisti della storia. Tuttavia, dell’era dei Vichinghi si è delineato un profilo stereotipato, denso di semplificazioni e di suggestioni al confine del mito. La medievista Eleanor Barraclough compie, nel suo Braci tra le mani. Le storie nascoste dell’era vichinga (Einaudi, traduzione di Daniele A. Gewurz) un’operazione di giustizia storica, restituendo alla popolazione nordica un rilievo antropologico e culturale anti-romanzesco, la storia di quotidianità civile di un’umanità scevra dall’immaginario scintillante, violento, grandioso delle rappresentazioni fuorvianti di numerosi testi, serie tv, videogiochi, con le quali viene generalmente identificata. Recensione di Matteo Trevisani su La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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