Rassegna Stampa Libraria – 19 luglio 2026

Rassegna Stampa Libraria – 19 luglio 2026

Pur se in traduzione, la lettura dell’opera di Franz Kafka, di qualche suo racconto o romanzo, è esperienza che lascia al lettore colto una sensazione di profondità inaudita. L’osservatore Kafka immerge il proprio sguardo nelle acque oscure dei tabù non dichiarati ma estesi; le sue parole vibrano consonanti agli inconsci tragici di menti attive, le sue frasi non permettono scampo. A meno di non assumere, e spesso giocoforza, posizioni entomologhe, archivistiche, documentariste. In Kafka e l’Italia. I viaggi e l’eredità culturale (Wetlands editrice, traduzione Fabio Pedone) Benjamin Balint si sofferma sulle rare discese di Kafka in Italia, spesso per necessità sanitarie, suggerendo posizioni evitanti il confronto con la sostanza abissale della letteratura kafkiana. Recensione di Marco Belpoliti su Domenica de il Sole 24 ore.

Lawrence Osborne è uno scrittore londinese, autore di romanzi, saggi e racconti di viaggio. Giornalista, il suo viaggiare trova ragione nelle esigenze lavorative e si differenzia profondamente dagli spostamenti turistici dei più. L’esperienza di Osborne è precisamente quella del viaggiatore come del resto testimonia l’intera sua produzione. L’angelo in fiamme (Adelphi, traduzione Mariagrazia Gini) è una raccolta di racconti le cui vicende si svolgono in varie parti del mondo, tutte contrassegnate dal fattore dell’imprevedibilità. Ampia intervista di Raffaella de Santis all’autore inglese su Robinson de la Repubblica.

In realtà, il turismo è il diretto antagonista del viaggio. «Lo sviluppo dei collegamenti è parte integrante della globalizzazione, – afferma il sociologo Rodolphe Christin nell’intervista di Adriano Favole che troviamo su La Lettura del Corriere della Sera – la quale diffonde su scala internazionale l’ideologia del commercio e il feticismo della merce. Il turismo ne è la versione divertente e conformista». Di Rodolphe Christin viene ripubblicato in versione aggiornata il titolo Turismo di massa e usura del mondo (Elèuthera Edizioni, traduzione Gaia Cangioli), nel quale l’autore riflette, tra l’altro, sulla forzatura dello stereotipo che associa le vacanze alla partenza. Sarà possibile fare vacanza senza partire?

Del resto, come sarebbe andata era già chiaro all’indipendenza del pensiero, agli osservatori acuti e schietti come, ad esempio, lo scrittore Joseph Conrad. Il naufragio del Titanic e altre storie di mare (Cluster – A Editrice, traduzioni Mario Curreli, Ugo Mursia, Renato Prizhofer) raccoglie alcuni dei più importanti scritti marinari dell’autore polacco naturalizzato britannico e due saggi sulla tragedia del Titanic. Pezzi giornalistici che coincidono con riflessioni sul valore del progresso umano e sull’assoluto indifferente del mare, un limite naturale che nella scrittura di Conrad, maestro di rotte e destini, coincide con il confine interiore, morale. Ampia recensione di Cristina Taglietti sulle pagine de La Lettura.

Delle tre principali debàcle subite storicamente dall’ego della coscienza occidentale (il De revolutionibus orbium coelestius di Niccolò Copernico, L’origine delle specie di Charles Darwin, la psicanalisi e la scoperta dell’Inconscio del dott. Sigmund Freud) quella di Charles Darwin pone la questione dei limiti conoscitivi della riduzione scientifica, anche della più matematizzata, le cosiddette “scienze dure”. Le piume di Darwin. Perché la vita non si lascia ridurre a una formula di Ferdinando Boero (Laterza) è una riflessione scientifica sull’irriducibile complessità della vita, come affermò lo stesso Darwin: «Prevedere la caduta di una piuma obbedisce a leggi fisiche relativamente semplici, mentre spiegare la formazione di una foresta significa confrontarsi con un intreccio di interazioni ecologiche, evolutive e storiche».

In un’epoca non troppo lontana, quando le famiglie non abbandonavano gli anziani e accoglievano anche i pochi single, le comunità erano concrete nella condivisione dei vissuti e la presenza della morte era parte naturale del paesaggio pressoché quotidiano. Ognuno ne faceva esperienza, diretta o indiretta, potremmo dire metaforicamente che i morti dialogavano con i vivi. Le famiglie di oggi corrispondono alla retorica digitale, la concretezza è stata sostituita dalla vacua volatilità dei social, e la consistenza della morte viene allontanata nel cloud, sul web, dispersa nella rete. I morti non dialogano più con i vivi, vengono velocemente dissolti in pratiche astratte e solipsistiche, tra selfie vacanzieri e ostentazioni di felicità varie. Con grazia inusuale di questi tempi, il romanzo intitolato Il fratello leggendario di Bernardo Notargiacomo (Edizioni di Atlantide) non rimuove l’elaborazione del lutto e ci restituisce la naturale presenza agli assenti. Recensione di Simone Innocenti su La Lettura del Corriere della Sera.

Andrea Oddone Martin

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