Rassegna Stampa Libraria – 20 aprile 2025

Rassegna Stampa Libraria – 20 aprile 2025

Il mondo sta ormai cercando modelli alternativi all’ordine internazionale liberal-capitalista occidentale, drammaticamente in piena crisi da almeno quindici anni. Un fallimento parimenti politico ed economico. Nell’intervista di Marta Serafini ad Alessandro Colombo, docente di Relazioni internazionali alla Statale di Milano, su La Lettura del Corriere della Sera viene denunciato il penoso stato di fatto generale. Ad esempio, nei casi delle guerre a Gaza e in Ucraina viene evidenziata la mancanza clamorosa di qualunque traccia di diplomazia preventiva, tutti sapevano e nessuno ha fatto qualcosa. «Un altro elemento – afferma Alessandro Colombo – è la mancanza spettrale del negoziato: non soltanto non riusciamo a prevenire le guerre ma una volta che scoppiano non siamo in grado né di gestirle né di negoziarle: un altro segno della crisi radicale dell’ordine». «La corsa al riarmo dell’Europa – indica Colombo – è una manifestazione di spaesamento e di attivismo compensativo di fronte al processo di marginalizzazione». Il suicidio della pace. Perché l’ordine internazionale liberale ha fallito (1989 – 2024) di Alessandro Colombo (Raffaello Cortina).

La difficoltà percettiva conseguente alla natura dell’informazione mediatica nel considerare precisamente le realtà degli eventi bellici ha bisogno di tempo per essere finalmente aggirata. È necessario, infatti, attendere i tempi nei quali si possono presentare le testimonianze “minori”, personali e dirette, scevre dalle propagande. La narrazione eroica vietnamita, vittoriosa sugli Stati Uniti, censurò allora qualsiasi altro apporto testimoniale. A distanza cinquant’anni, Il dolore della guerra del reduce vietnamita Bao Ninh (Neri Pozza, traduzione Carlo Prosperi dalla versione inglese di Phan Thanh Hao e Frank Palmos), è finalmente disponibile alla coscienza dei lettori interessati. Recensione di Marco del Corona su La Lettura. L’autobiografico Dove vola la polvere della vietnamita Nguyen Phan Qué Mai (Tea, traduzione Francesca Toticchi) ci riporta la sua infanzia tra le rovine del conflitto e il dolore dei sopravvissuti. Ampio e toccante contributo della stessa Nguyen Phan Qué Mai sulle pagine di Robinson de la Repubblica (traduzione Anna Bissanti).

Sarà per l’esposizione continua al digitale, sarà per la netta interruzione della continuità culturale tra generazioni successive, sarà che le nostre emozioni non sono mai state così mediate da oggetti di consumo, un fatto è ormai palese: i più non sono in grado di vivere emozioni profonde ma fluttuano sulle onde di continui stimoli di suggestione e di frustrazione emotiva. La sociologa Eva Illouz affronta la complessa problematica nel suo Modernità esplosiva. Il disagio della civiltà delle emozioni (Einaudi, traduzione Valentina Palombi). Carlo Bordoni intervista la studiosa sulle pagine de La Lettura.

Probabilmente, un esercizio di igiene comportamentale consisterebbe nella riappropriazione della concretezza fenomenologica dei luoghi, praticata lasciando lo smartphone in tasca. Lasciandosi investire dalla semantica multipla di luoghi significativi, concedendo spazio all’osservazione diretta, alla meditazione lentamente vivace, alla percezione di una risonanza interiore autentica e personale. L’Italia su carta di Antonio Canu (il Saggiatore) è un resoconto letterario di una geografia di luoghi, vissuti nella letteratura dei maggiori autori del Novecento. La recensione è di Paolo di Paolo su Robinson. Mentre Le ore incerte di Silvio Perrella (il Saggiatore) è «un reticolato che tiene insieme scorci di orizzonte, suggestioni sonore, paesaggi interiorizzati, echi di un passato che cerca in tutti i modi la strada per diventare esperienza narrativa, mappamondo di emozioni topografiche». Recensione di Giuseppe Lupo sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Certamente, si tratterebbe di una pratica affine al nuoto del salmone: controcorrente, opposta alla devastante ulcera dell’overtourism. Alla stregua di un Re Mida capovolto, ogni luogo toccato dal turismo odierno si trasforma velocemente nel non-luogo identificato da Marc Augé. Gli olivi di Capri. Una storia di agricoltura eroica di Simonetta Capecchi (Electa) rivela l’autenticità di un luogo come l’isola di Capri, riemersa nel momento in cui il turismo molla la sua presa. Da alcuni anni, gli agricoltori associati de L’Oro di Capri sta recuperando il patrimonio degli ulivi capresi, caparbi e resistenti all’abbandono delle campagne conseguente al lucro facile del turismo. Un libro illustrato dagli acquerelli dell’autrice, la testimonianza di un recupero olistico e rispettoso dell’opera dell’uomo con la Natura. Un’azienda agricola ha preferito mantenere l’uso di uno degli ultimi frantoi dell’isola altrimenti destinato a diventare “camere per ospiti”. Una testimonianza di resistenza alla dimenticanza e alle invasioni. Recensione di Chiara Beghelli sul Domenicale.

La verticalità di una lingua pura, luogo elettivo atto alle profondità dell’esistere altrimenti inespresse conforma e sviluppa il volume dal titolo Nulla materno di Christine Vescoli (Alphabeta Verlag, traduzione Cristina Vezzaro). Un esordio narrativo di rara intensità, nel quale la parola si precisa finemente, diventa poesia. Recensione di Simone Innocenti su La Lettura del Corriere della Sera.

Andrea Oddone Martin

© RIPRODUZIONE RISERVATA