Rassegna Stampa Libraria – 20 novembre 2022

Rassegna Stampa Libraria – 20 novembre 2022

L’antesignano, certamente il più celebre e popolare resoconto dall’Oriente antico lo fornisce il mercante veneziano Marco Polo, con la sua permanenza in Catai (l’antica Cina) del XIII secolo. Il Milione, così viene intitolato il memoriale del viaggio, avrà un futuro da bestseller. Sarà l’inizio di una serie di memoriali di viaggio realizzati man mano da ulteriori viaggiatori. Segnaliamo ad esempio un altro veneziano (a dispetto del cognome che richiama fonetiche laziali): Niccolò Manucci nacque nel 1638 e a quindici anni si imbarcò su un bastimento diretto in Oriente. Non tornerà più a Venezia, ma avrà una vita avventurosa in India. Il memoriale che Manucci accuratamente compone si intitola Storia do Mogor (storia completa dell’indiano Impero Moghul). Gianni Dubbini Venier, storico veneziano, scrive L’avventuriero (Neri Pozza), resoconto storico, archeologico ed umano del viaggio che Dubbini Venier ha compiuto sulle tracce del memoriale di Manucci. Presenta il volume Carlo Pizzati su Robinson de la Repubblica.

Suggestivi viaggi dell’immaginazione, dal profumo fiabesco. Il cortile delle sette fate è una vera e propria fiaba di Nadia Terranova (Guanda, illustrazioni Simona Mulazzani) ambientata nella Sicilia del ‘500, precisamente a Palermo. Una storia di donne e inquisizione, di solidarietà e mistero. Recensione di Annarita Briganti su Robinson.

Le fiabe, se scritte con cognizione, sono racconti mitologici in cui riconosciamo i lati riposti della nostra natura. Una vera e propria letteratura, avvinghiata alla vita come l’edera al tronco d’albero. La letteratura si infonde in Questa bruma insensata di Enrique Vila-Matas (Feltrinelli, traduzione Elena Liverani) già attraverso i due fratelli protagonisti: uno scrittore e un traduttore. Uno scrittore famoso ma invisibile e un Bartleby appartato e solitario. Un affresco circolare tra arte, identità e letteratura. Recensione di Stefania Parmeggiani su Robinson.

La letteratura, esito positivo della civiltà, si pone tra Natura e umanità. Oltremare di Paul Lynch (66thand2nd, traduzione Riccardo Duranti) prende spunto da una storia vera, dove la Natura imponente mette a dura prova l’uomo che sembra sopravvivere solo per raccontare. Recensione di Susanna Nirenstein su Robinson.

Voltarsi dall’altra parte, illudersi piamente, convincersi, perseguire una stabilità che ci renda perennemente indenni non evita la verità della contingenza, che invece è costituita da serie altalenanti di fortune, rovesci, conquiste, miserie, successi, sconfitte, ricchezze. Una luce che non si spegne di Francis Spufford (Bollati Boringhieri, traduzione Mariagiulia Castagnone) ci racconta la vita di cinque persone mentre attraversano la storia di Londra tra il 1944 e il primo ventennio del nuovo secolo. Cinque possibili vite, annullate dal bombardamento che le ha stroncate sul nascere il 25 novembre 1944. È proprio l’autore, Francis Spufford, a presentare il libro nell’intervista di Luigi Ippolito che troviamo su La Lettura del Corriere della Sera.

Un romanzo della discontinuità, delle crisi e delle contraddizioni che porteranno alle rivolte del ’68. Scritto nel 1966 ma ripubblicato oggi da Nottetempo, il romanzo Un inverno freddissimo di Fausta Cialente ci porta tra il 1946 e il 1947, anno segnato pesantemente dalla guerra. In queste righe, la difficile condizione femminile viene descritta crudamente assieme alla disillusione e al desiderio di una dignità fondata sul quadro sociale rinnovato. Recensione di Alberto Casadei su La Lettura e di Melania Mazzucco su Robinson.

Chissà come verrà raccontato, descritto il primo ventennio del XXI secolo tra cinquant’anni, alla volta del 2070. Noi non lo sapremo, ma intanto possiamo fare esercizio rileggendo ciò che è stato vissuto quarant’anni fa. La distanza temporale favorisce la lucidità indipendente e l’accesso agli archivi fornisce all’analisi materiale di prim’ordine. Miguel Gotor ripercorre la storia italiana del secondo Novecento in Generazione Settanta. Storia del decennio più lungo del secolo breve 1966-1982 (Einaudi). Recensione di Raffaele Liucci sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Pochi giorni or sono, sul pianeta Terra abbiamo raggiunto la quota di otto miliardi di persone. Nutrire, in maniera sostenibile, senza inquinare né tantomeno depauperare le risorse del pianeta che ci ha dato i natali e che ci ospita, è una delle sfide più che cogenti che connotano il nostro presente. Nella nutrizione è determinante l’apporto proteico, ma a quale costo? In Capitalismo carnivoro. Allevamenti intensivi, carni sintetiche e il futuro del mondo, Francesca Grazioli (il Saggiatore) si inoltra nel girone tra cibo, economia e crisi ambientale, esponendo la complessa dinamica (mangimi, corpi, denaro, prodotti, farmaci) del mercato globale della carne. Recensione di Danilo Zagaria su La Lettura.

L’unica, autentica ricchezza che possediamo è il tempo che ci è concesso di vivere. Per nulla scontato, il tempo è stato oggetto di studio fin dai tempi più antichi. Il filosofo Emmanuel Levinas, durante il primo anno di insegnamento al Collège Philosophique di Parigi, illustrò in una serie di conferenze i risultati della propria ricerca, i quali avrebbero dettato le fondamenta delle opere successive. Mimesis ripropone i testi di quattro conferenze di Levinas in Il tempo e l’altro (postfazione Francesca Nodari). In queste conferenze, tenutesi tra il 1946 e il 1947, Levinas afferma: «La condizione del tempo sta nel rapporto fra esseri umani». Recensione di Laura Sanò sul Domenicale.

Qualificare il tempo è compito della Musica. Come sarà stato percepito il tempo, ad esempio, da Gioacchino Rossini? Vissuto a cavallo di un valico epocale, tra fine Settecento rivoluzionario e inizio Ottocento industriale, Rossini è sopravvissuto alla scomparsa di un mondo e come tale, si ritira famosissimo nel 1829, ad appena 37 anni. Rossini si intitola la corposa monografia che Andrea Chegai dedica al compositore pesarese (il Saggiatore), ulteriore volume della collana dedicata all’opera italiana. Presenta il volume Raffaele Mellace sul Domenicale.

Come è noto, lungi dall’essere un’epoca buia, il Medioevo fu dipinto a colori accesi e rutilanti come lo erano, del resto, anche le epoche classiche. Riusciamo ad immaginarci il timpano del Partenone riccamente colorato? Era proprio così. Il bianco ceruleo che è rimasto e che ha beffato l’interpretazione successiva è quello della nuda pietra, una volta smarrita la pigmentazione. Ma c’è bianco e bianco, verrebbe da dire una volta letto Bianco di Michel Pastoureau (Ponte alle Grazie, traduzione Guido Calza). Con questo sesto volume, lo storico francese continua la sua opera complessiva dedicata all’applicazione, alle preferenze, alla percezione sociale e istituzionale dei colori nelle varie epoche. recensione di Marco Belpoliti su Robinson de la Repubblica.

Andrea Oddone Martin

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