Rassegna Stampa Libraria – 22 dicembre 2024
L’Occidente odierno sarebbe certamente diverso senza l’opera determinante di Severino Boezio, aristocratico romano vissuto tra il V e il VI secolo. In quell’epoca, la cultura romana era in declino e quella greca praticamente scomparsa. Boezio riportò la cultura greca, rappresentata dalle opere di Platone e soprattutto Aristotele, al suo mondo latino. Inoltre produsse una fitta trattatistica concernente le arti liberali (trivio e quadrivio). I suoi scritti ebbero una cospicua fortuna, furono dei veri best sellers ante litteram. Fondarono la cultura occidentale come la conosciamo oggi; nel medioevo, ogni persona mediamente colta non poteva ignorare i libri di Boezio. Il titolo Boezio. Un pensatore tardoantico e il suo mondo di Antonio Donato (Carocci) è un’ottima opportunità per conoscere Severino Boezio e la sua opera. Recensione di Gianni Santucci su La Lettura del Corriere della Sera.
Era il preludio di una forma sistemica dell’Occidente perseguita successivamente, pur in una visione imperialista, dalla Rinascita Carolingia. Nel tempo, la tensione unificante degli Stati europei fu una costante, come costante fu la dissoluzione. L’ultima grande opera unificante fu realizzata dall’Impero Asburgico, tramontato tristemente, dopo aver gestito la secessione ungherese, con la Grande Guerra. Dai funesti esiti della seconda guerra mondiale, forte si riscattò la necessità di perseguire l’unità europea. Nel 1957 l’impegnativa idea fu ufficializzata ma oggi, di fronte alla richiesta di una presenza forte, decisa e ambiziosa, l’Europa riesce solo a balbettare principi sacrosanti e articolare temporeggiando barriere burocratiche. L’assenza dell’Europa viene denunciata in un appello deciso e accorato dall’autrice georgiana Nino Haratischwili sulle pagine di Robinson de la Repubblica. Il suo ultimo libro si intitola La gatta e il generale (Marsilio, traduzione Francesca Bonomi, Fabio Cremonesi).
Con buona probabilità, questa volta l’inconsistenza inconcludente ed inefficace, non si genera solo dal limite della visione di un’umanità condizionata dalla smania di potere che supera ogni responsabilità. La causa è da ricercare nel condizionamento cognitivo prodotto dall’informatizzazione del mondo, che trasforma le cose in non-cose. Il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han denomina le non-cose generate dall’informatizzazione mondiale con il termine infomi. Un infoma è un agente che elabora informazioni che sostituiscono il reale. «Lo smartphone è l’infoma per eccellenza, – afferma Francesca Nodari mentre presenta il libro Del vuoto. Sulla cultura e filosofia dell’Estremo Oriente di Byung-Chul (Nottetempo, traduzione Simone Aglan-Buttazzi) – è un dispositivo di sottomissione. Il digitale destruttura il reale e sostituisce il simbolico con l’immaginario, conducendo all’erosione della comunità».
Lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano riscatta il reale ne Il libro degli abbracci (Edizioni Sur, traduzione Fabrizio Gabrielli, prefazione Maurizio de Giovanni). Una lettura in cui si tocca la singolarità del gesto, se ne avverte inconsciamente l’origine, si fugge il giogo dell’irregimentazione passiva. Recensione di Franco Antonelli sul Domenicale.
Riavvicinarsi alla letteratura classica, ripercorrere le gesta degli antichi nelle testimoniane letterarie di un mondo non mediato dalla logica, dalla natura semplificante della razionalità, della catena dei perché, ma governato dallo spirito del mito, dell’interpretazione analogica antica, polisemica e ricchissima, potrebbe soccorrere l’uomo della modernità. Il viaggio più pericoloso della storia. Sulla rotta degli Argonauti di Tommaso Braccini (Il mulino) riprende la tradizione preomerica di Giasone, Medea e il Vello d’oro. Recensione di Margherita Marvulli su La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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