Rassegna Stampa Libraria – 22 giugno 2025
«Muovetevi lentamente, prendete solo ciò di cui avete bisogno, godetevi l’antica economia della condivisione che fu l’apice assoluto della civiltà, ora dimenticata». Chi sta parlando è il protagonista dell’ultimo libro di Bill Roorbach, Beep (Mattioli 1885, traduzione Nicola Manuppelli) una favola che si fa metafora della realtà, alla stregua de La fattoria degli animali di George Orwell. Il nostro mondo è nelle mani dell’egoismo nostalgico di populisti ultrasettantenni ai quali, anche per ovvie cause anagrafiche, il futuro non interessa quanto il loro presente. Ai posteri, lasceranno letteralmente terra bruciata. Beep è il nome di una scimmietta che, a dispetto della sua condizione animale oppure meglio, grazie ad essa, porge uno sguardo disincantato sulla deriva della civiltà odierna. Recensione di Alberto Anile su Robinson de la Repubblica.
Tra le cronache dell’emergenza climatica, il progetto fotografico Brenva di Stefano Cerio (Quodlibet, cura e testi Stefano Chiodi, Riccardo Venturi, traduzione in inglese di Theresa Davis) rappresenta una struggente memoria di cos’era il ghiacciaio della Brenva, sul massiccio del Monte Bianco, e della sua drammatica riduzione ad oggi. L’immensa coltre ghiacciata del versante italiano ha lasciato il posto alla desolazione del pietrisco, al negativo di brulle morene grigie, che a loro volta riscaldano di più l’atmosfera della superficie bianca del fu ghiacciaio. Telmo Pievani denuncia, sulle pagine de La Lettura del Corriere della Sera, l’assalto turistico del versante francese: «A molti sembra normale che luoghi così fragili e in agonia siano presi d’assalto da gente che non si fermerà che poche ore, scatterà qualche selfie, si accalcherà per mangiare una pietanza e poi ingolferà le strade al rientro in coda, sputando gas di scarico per ore».
Nella raccolta di saggi intitolata Medioevo che crea. Innovare, inventare, sperimentare nell’Italia dei secoli X-XIV curata da Franco Franceschi, Paolo Nanni e Gabriella Piccinni (Laterza) si indagano i “secoli bui” evidenziando «la capacità delle società locali di costruire sistemi socio-tecnici in grado di promuovere e sostenere lo sviluppo di città e campagne». Ventiquattro saggi, ognuno focalizzato in un comparto determinato, che conferiscono al Medioevo lo splendore dovuto. Recensione di Annachiara Sacchi su La Lettura.
Il mondo assiste attonito all’aggressione russa sull’Ucraina. L’imprevisto impegno nella resistenza coraggiosa, audace, collettiva, risoluta, valorosa e colma di ardimento si comprende solo alla luce della storia di quei territori, neppure troppo recente. Conoscendo gli eventi che hanno piagato questa antica terra tra la fine dell’Ottocento, il Novecento fino al nostro tempo; ad esempio dall’Ukaz di Ems, all’Holodomor, al più recente Euromaidan. Diventa così comprensibile la determinazione con la quale il popolo ucraino risponda alla prepotenza dell’aggressore e, imprevedibilmente, riesca con sacrificio estremo a fronteggiarlo. Più della storia che, quando è troppo vicina soffre ovviamente di soggettività, sono le testimonianze personali a rivelare la concretezza dei fatti, per lo più privandola delle sovrastrutture ideologiche. A questo genere letterario appartiene Una vita romena di Cristian Mungiu (La nave di Teseo, traduzione Anita bernacchia) in cui il regista romeno raccoglie le ampie e dettagliate memorie della nonna, Tania Ionascu. Cecilia Bressanelli intervista l’autore su La Lettura.
La guerra accompagna l’uomo dalla notte dei tempi, confermando l’impossibilità di un’educazione. Talmente irriducibile, questa tendenza, da esser stata spesso perpetrata da una religione pacifista quale il Cristianesimo. La crudeltà, le atrocità e il sangue versato storicamente in nome di Dio o con l’aiuto di Dio, sono ragguardevoli. Due saggi affrontano l’imponente problema: I cristiani, la violenza e le armi di Massimo Rubboli (Edizioni GBU) e Macellerie. Guerre atroci e paci ambigue di Siegmund Ginzberg (Feltrinelli). Mons. Gianfranco Ravasi introduce i due saggi sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Killer Potential di Hannah Deitch (Marsilio, traduzione Dario Diofebi) è un avvincente thriller dove le protagoniste non sfuggono un assassino in carne ed ossa, ma il sistema economico in cui vivono, altrettanto assassino. Due donne, una annegata nei debiti causati dagli studi universitari, l’altra protagonista di una storia di esclusione sociale e lavorativa. Entrambe illuse e tradite dal sogno americano che, per chi ancora non lo sapesse, non funziona. «No, non tutti possono farcela, se vogliono e se si impegnano, – afferma Licia Troisi nella recensione su Robinson – a volte si nasce con le carte sbagliate e a ogni mano peggiorano, senza che ci si possa far niente».
Oltre a non funzionare, il sistema si è intrufolato profondamente nella vita di ciascuno di noi, grazie alla pervasività del digitale. Manipolando cognitivamente le persone attraverso pratiche diffuse e apparentemente innocue, induce le persone a rinunciare all’ascolto del mondo e di sé stessi. L’antropologo e sociologo francese David le Breton non esita mentre indica il colpevole, lo smartphone con tutti i suoi complici social network. Più in generale, internet. Nel suo Scomparsa del desiderio (Mimesis, traduzione e cura Francesca Nodari) Le Breton denuncia la generale riduzione della sensorialità complessiva, dal gusto alla vista, oltre alla sparizione del prossimo, dietro lo schermino luminoso. «Molti trentenni e quarantenni – afferma Le Breton nell’intervista di Elisabetta Rosaspina su La Lettura – non hanno più voglia di donarsi a un mondo in cui non si riconoscono più; nella droga e nell’alcol troppi ragazzi non cercano l’euforia di una sbronza ma il coma etilico, per non essere più lì».
Hadley Freeman ripercorre, nel suo mémoire Brave ragazze (66thand2nd, traduzione Milena Sanfilippo), la propria storia di anoressia. Un racconto che si fa inchiesta e ragiona sulle cause di una patologia così diffusa tra la popolazione femminile. Recensione Lara Ricci sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Andrea Oddone Martin
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