Rassegna Stampa Libraria – 22 marzo 2026
La popolarità del tennis in Italia ha raggiunto oggi livelli impensabili qualche tempo fa, sono infatti numerosi i campioni nazionali che ormai occupano posizioni di tutto rispetto nelle classifiche internazionali. La carriera di un campione di tennis assomiglia a quella di un concertista, di un pianista classico. Inizia fin dalla più tenera età e diventa l’unico orizzonte possibile, grazie alla volontà totalizzante dei famigliari. Il campo di gioco raggiunge nel romanzo La mancina di Giulia della Cioppa (Bompiani) una dimensione mentale obbligata per la tennista protagonista, accompagna la sua crescita fino all’adolescenza. «Vedo forme, linee e righe in ogni cosa. C’è uno sguardo in me che vorrebbe vagare ma si ritrova nella simmetria», dice mentre si dibatte tra l’ossessività paranoica del padre e il fallimento materno. Sono le partite a fornire il ritmo letterario al romanzo, sono il punto di osservazione subordinato al gioco che la protagonista rivolge alla complessità umana, alla propria complessità. Recensione di Alessandro Beretta su La Lettura del Corriere della Sera.
L’entusiasmo esaltato che attornia il fenomeno tecnologico dell’intelligenza artificiale è conseguenza di un impulso frequente nel nostro presente: la paura di perdersi qualcosa, di rimanere indietro se non ci si interessa di qualcosa di cui tutti parlano. Presi da tale frenesia, è impossibile mantenere uno sguardo critico equilibrato ed obiettivo. Nel libro L’inganno dell’intelligenza artificiale. Come resistere a Big Tech e costruire il futuro che vogliamo (Fazi, traduzione Roberto Laghi), la linguista Emily M. Bender e la sociologa Alex Hanna affrontano e smontano i falsi miti che accompagnano questa tecnologia, spiegando inoltre le avverse conseguenze di un uso inconsapevole. Minuta presentazione su La Lettura.
La lingua che parliamo non è un codice statico ma un organismo vivo, mutevole e soggetto alla trasformazione. Tuttavia, nella maggior parte delle lingue mondiali persiste indefessa e tenace una radice comune che risale al protoindoeuropeo. Oggi, grazie ai risultati delle ricerche sinergiche di archeologia, genetica e linguistica, viene dipanato il mistero che avvolgeva il popolo che parlò quella oscura lingua madre. Infatti, è stato individuato come il popolo degli Jamnaja, pastori nomadi originari dalle steppe del Mar Nero, migratori ed esportatori dell’antichissimo sistema linguistico. Ne La madre delle lingue. Storia e avventure delle parole che ci uniscono (Marsilio, traduzione Anita Taroni, Stefano Travagli), la britannica Laura Spinney risale l’imponente fiume fino all’origine comune, alla sorgente nella quale riconosciamo ancora miti tutt’ora popolari come quello dell’eroe che sconfigge il serpente mostruoso, oppure quello dei gemelli divini. Recensione di Matteo Trevisani su La Lettura.
Il manoscritto chiamato Libro di Kells è un prezioso tesoro di cultura medievale. Risalente all’VIII secolo, accoglie i testi dei Vangeli ma la sua cifra specifica è lo straordinario apparato decorativo, rutilante, coinvolgente e profondamente enigmatico. Come affermò Umberto Eco, «esso è la lucida vertigine di una lingua che cerca di ridefinire il mondo mentre ridefinisce sé stessa, pienamente consapevole dell’inutilità nel cercare la chiave della rivelazione nella linea retta, e della fecondità del labirinto». Quale titolo migliore per l’ultimo sforzo autobiografico di Sorj Chalandon, ne Il libro di Kells (Guanda, traduzione Silvia Turato) ripercorre il duro e difficile periodo della sua giovinezza con spietata lucidità e nostalgica compassione. Recensione di Susanna Nirenstein su Robinson de la Repubblica.
È un rapporto molteplice, profondo e articolato quello con le immagini. Le immagini ci guardano e ci parlano, ma spesso si rivolgono a ciechi e sordi. Lo sguardo di Augusto Gentili è in grado di stabilire con le immagini dell’arte rinascimentale una partecipazione vivace, attiva, vigorosa, profonda nonché fruttuosa. Ritratti al dettaglio. Venezia e dintorni 1500-1575 (Bulzoni Editore) raccoglie i brevi ma densi scritti lasciati in eredità dallo storico dell’arte, tra gli ultimi in grado di riscattare il valore delle opere del passato dalle odierne e numerose riduzioni allo storytelling. Recensione di Dario Pappalardo su Robinson.
Nel suo Arte e decadenza. Dilettanti, professionisti, maestri (Quodlibet), il saggista e storico dell’arte Gabriele Guercio ribadisce l’invito a un riposizionamento critico da parte del lettore, del visitatore di musei e mostre, del critico d’arte, sollecitando al «riconoscimento, nella trama confusa dell’arte-business, dei punti in cui il tempo si incrina, l’esperienza si complica, la realtà supera la codificazione». «Una banana appiccicata alla parete – afferma Stefano Chiodi nella recensione al volume che troviamo su Domenica de il Sole 24 ore – può essere letta non solo come emblema di decadenza ma come cartello segnaletico che ci invita, finalmente, a cambiare strada».
Andrea Oddone Martin
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