Rassegna Stampa Libraria – 23 febbraio 2025

Rassegna Stampa Libraria – 23 febbraio 2025

Indimenticabile l’esuberante prof. Keating, interpretato da Robin Williams, nel film L’attimo fuggente per la regia di Peter Weir nel 1989? Pochi hanno avuto la fortuna di incontrare personalità analoghe nel corso della propria formazione scolastica, docenti capaci di appassionare alle materie insegnate. Purtroppo la classe docente odierna è essa stessa figlia di un’epoca di smantellamento formativo e non è più in grado di comprendere profondamente il suo ruolo. Ad esempio, in un passato relativamente recente qualsiasi discente del prof. Ezio Raimondi non poteva resistere al fascino del suo insegnamento. Un fascino (e un’efficacia) che proveniva da una competente e cosciente espressione fondata sui canoni dell’antica retorica, a sua volta maturata dal professor Raimondi durante il proprio percorso formativo. Il mago di parole di Giuseppe Antonelli (Einaudi) si confronta con l’odierna realtà di analfabetismo funzionale diffuso descrivendo il carisma di coloro che avremmo desiderato sulla cattedra nel tempo in cui sedevamo ai banchi. Recensione di Lorenzo Tomasin sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Precisamente, la questione linguistica si pone come primaria. È un fatto che l’intera produzione letteraria novecentesca (escludendo alcuni autori come Italo Calvino oppure Primo Levi) viene evitata dal lettore non evoluto, il quale non è più in grado di confrontarsi con la vitalità linguistica, con la vivacità grammaticale, con le dinamiche di una letteratura di genio come la produzione di autori quali, per rimanere in ambito italiano, Carlo Emilio Gadda, Giorgio Manganelli, Antonio Pizzuto, Alberto Savinio, Anna Maria Ortese, Stefano d’Arrigo. Addirittura nelle traduzioni si assiste ad un progressivo appiattimento acquiescente verso abilità di lettura sempre più scarse. Un esempio? La maggior parte delle traduzioni recenti dell’Ulisse di James Joyce, indiscutibile monumento letterario. Tuttavia, qualche lettore evoluto sopravvive da qualche parte se è vero, come è vero, che Rizzoli ristampa oggi per la terza volta Horcynus Orca di Stefano d’Arrigo, dopo le edizioni del 2003 e del 2012. Il romanzo esordì in prima edizione da Mondadori nel 1975. Dalla prefazione di Giorgio Vasta: «il linguaggio non è subalterno al senso perché è il senso». Recensione di Andrea Cortellessa su La Lettura del Corriere della Sera.

Non solo la letteratura soffre dell’emarginazione cui è progressivamente confinata. Dopo la deflagrazione postmoderna, anche le Arti applicate sono alla deriva identitaria, in balìa di correnti commerciali, politiche, più o meno di moda, le quali alimentano narcisismi circoscritti e sterili. L’ideologia corrente si chiama Wokismo e sembra connotata da nobili propositi progressisti: linguaggio più inclusivo, tutela delle minoranze, decolonizzazione del passato, etc. L’ideologia vendicativa della sociologa e ricercatrice al CNRS di Parigi Nathalie Heinich (Edizioni GOG, traduzione Andrea Vannicelli) analizza puntualmente il tessuto di questa ideologia, maglia per maglia, individuandone i complessi e retrivi paradossi, denunciandone le occulte finalità. Vincenzo Trione intervista Nathalie Heinich su La Lettura.

Non è casuale coincidenza la progressiva decadenza qualitativa delle menti e l’altrettanto progressivo aumento dei venti di guerra nel mondo occidentale. Umberto Curi, grande studioso del pensiero greco, in Padre e re. Una filosofia della guerra (Castelvecchi) si inoltra nelle testimonianze antiche le quali già tentavano la risposta alla questione: c’è un vincolo essenziale, di necessità inestirpabile tra l’uomo e la guerra? Recensione di Pietro del Soldà sul Domenicale.

Un vero romanzo del sottosuolo, Underground dello scomparso Vladimir Makanin (Guanda, traduzione Sergio Rapetti, introduzione Emmanuel Carrère), si svolge in un enorme condominio moscovita ed è la metafora dello sbandamento fallimentare nella Russia post-perestrojka dopo la caduta del muro di Berlino. Un romanzo realisticamente acido, privo di speranza, icastico nella sua franchezza brutale. Recensione di Ezio Mauro su Robinson de la Repubblica.

Ascoltare la storia per comprendere il presente, è la proposta del romanzo storico Non c’è posto per l’amore, qui di Yaroslav Trofimov (La Nave di Teseo, traduzione Stefano Travagli). Sono i ricordi personali, dei sopravvissuti alla seconda guerra mondiale, all’Holomodor (il genocidio per fame provocato dal regime sovietico) a dare il fondamento di realtà alla narrazione. Afferma l’autore: «Tutti gli ucraini di oggi discendono da coloro che sono sopravvissuti ai milioni di morti per la carestia o durante la seconda guerra mondiale. Questo spiega perché lottino così fortemente contro la Russia. Sanno che, nonostante le perdite, nonostante le distruzioni, arrendersi a Mosca è l’alternativa peggiore. Gli ucraini vogliono ricordare, il governo russo vuole cancellare». Recensione di Paolo Lepri su La Lettura.

Nonostante la prossimità con Israele, sono state decisamente scarse le notizie circa il conflitto siriano e lo stato di cose in Siria, eclissata nel buio dell’informazione. Un romanzo che ci parla della Siria recente è Il frutteto di Damasco scritto a quattro mani da Camille Neveux e da suo marito Ghaees Alshorbajy, esule siriano. Un romanzo sulla storia siriana e sulla cronaca degli ultimi anni, costruito sulla memoria delle persone coinvolte nei tragici accadimenti della dittatura prima e della guerra civile poi. Recensione di Ilaria Zaffino su Robinson.

Il romanzo intitolato Nel vasto mondo selvaggio di Lauren Groff (Bompiani, traduzione Tommaso Pincio) è ambientato nell’America coloniale dei primi del Seicento ed ha come protagonista una donna e la sua impervia vita. Una toccante riflessione sui significati di civiltà e di libertà. Recensione di Marco Bruna su La Lettura del Corriere della Sera.

Andrea Oddone Martin

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