Rassegna Stampa Libraria – 24 maggio 2026
A volte, nella memoria volta ai trascorsi scolastici di ciascuno dei più fortunati, appare il ricordo di bravi docenti, vocati ed appassionati alla materia insegnata. Incontri spesso determinanti, quanto rari. L’intelligenza del protagonista de Il poeta, la ragazza e l’editore di Stefano Corsi (Bolis Edizioni) viene provocata dalla spiegazione in classe sulle origini della raccolta poetica Ossi di seppia di Eugenio Montale. Comincia perciò a fare delle ricerche sull’editore Piero Gobetti, su Ada Prosperi che l’editore sposò e sull’accidioso poeta, futuro premio Nobel. Viene così rievocata una parte importante della nostra storia insieme alla fuggevolezza della vita. Recensione di Marco Ostoni su La Lettura del Corriere della Sera.
Sul frontone della biblioteca della spagnola città di Murcia campeggia la scritta: «La biblioteca è il luogo dove i morti aprono gli occhi ai vivi». La complessità di un luogo come la biblioteca, privata o pubblica, della visione del suo bibliotecario, viene indagata finemente dal filosofo José Ortega y Gasset nel titolo La missione del bibliotecario (Luni Editrice, traduzione Andrea Amato), libro in cui si raccoglie l’intervento che il filosofo tenne il 20 maggio 1935 presso l’Università di Madrid. Recensione di Armando Torno su Domenica de il Sole 24 ore.
Accostare la biblioteca ed il suo bibliotecario ad un giardino col suo giardiniere è meno banale di quanto potrebbe apparire. Fin dall’antichità, il giardino è luogo di conoscenza, è soprattutto l’evocazione di un’idea. L’idea di giardino di Franco Giorgetta (Marsilio) è una corposa opera in tre tomi in cui l’architetto paesaggista presenta l’evoluzione del giardino nelle opere a stampa dal Cinquecento al Novecento. Un’esplorazione approfondita nella complessità interdisciplinare e intellettuale di quel luogo di metafisiche, sconfinate intersezioni. Recensione di Roberto Casati su Domenica.
Durante un’intervista, al giornalista che gli chiedeva cosa facesse per vivere, il musicista Thelonious Monk rispose con geniale semplicità: «Respiro». Sul respirare della psicoanalista Jamieson Webster (il Saggiatore, traduzione Andrea Libero Carbone) è un’articolata riflessione evoluzionistica e filosofica sul decisivo gesto vitale, tanto consueto da passare inosservato. Recensione di Marco Belpoliti su Robinson de la Repubblica.
Riporta alla memoria Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, questa raccolta di 47 racconti di Hans Tuzzi: È scritto, narrazioni di destini (Bollati Boringhieri). Racconti icastici, finemente cesellati nello stile, geografie culturali, spaziali e temporali in cui l’umanità abita il regno governato dalla sovranità feroce della casualità e della coincidenza. Recensione di Alessandro Beretta su La Lettura.
L’imprudenza di Enrico Pellegrini (La nave di Teseo) è un romanzo di formazione dove vocazione e capitalismo si oppongono in un confronto squilibrato. Infatti, mentre la vocazione necessita di una scommessa priva di certezze, di uno slancio fiducioso nella nebbia, il capitalismo impone la sua legge prosaica, sostenuta e promossa da una legalità interpretata a proprio vantaggio. L’autore lavora a New York, è avvocato d’affari e conosce bene ciò di cui scrive. Recensione di Patrizia Violi su La Lettura.
Grazie alla sofisticazione della tecnologia digitale, in ambito musicale c’è stato un tempo recente in cui l’espressione “in tempo reale” era ricorrente. Il fatto di produrre delle sonorità che reagivano “accidentalmente” al gesto consapevole o meno del suonatore, sembrava poter costruire un dialogo creativo. Invece si trattò di un’ulteriore concessione all’umana pigrizia del pensiero. Un’illusione fra le illusioni, come afferma Mauro Ceruti nell’intervista di Antonio Gnoli su Robinson: «La complessità del reale non può lasciarsi “esaurire” dalle sirene algoritmiche». Nel titolo Per una civiltà della terra (Aboca), Mauro Ceruti e Francesco Bellusci esaminano il generale contesto auspicando un necessario salto culturale, che superi le paradossali contraddizioni odierne: «mai come in questo momento storico la grande prossimità, per cui tutti sono connessi, avviene in un desolante vuoto esistenziale».
La scarna, lapidaria scrittura di Slavenka Drakulić non scende ai compromessi di una società che investe nel semplicismo e fugge la semplicità, e non obbedisce alla riduzione prospettica e unilaterale del globalismo. La sua voce limpida continua a risuonare, infatti nei racconti de Le cose di cui non parliamo (Bottega Errante, traduzione Elvira Mujčić) nei quali i tabù della nostra quotidianità riconquistano il loro doloroso protagonismo: la morte, la malattia, la vecchiaia. Recensione Melania Mazzucco su Robinson de la Repubblica.
Andrea Oddone Martin
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