Rassegna Stampa Libraria – 24 novembre 2024
Cambiare punto di vista, variare la prospettiva non significa incoerenza bensì capacità di riconsiderare senza ostinarsi. Peraltro, cambiare punto di vista ci fa intravedere spesso possibilità imprevedibili, opportunità celate, soluzioni inimmaginabili. Orbital di Samantha Harvey è un «potente e lirico» romanzo sulla Terra e sulla Bellezza che quest’anno è stato insignito del Booker Prize. Sei astronauti protagonisti in missione orbitale raccontano l’esperienza di riconsiderare il pianeta che ci ospita, dallo spazio: «La Terra è fluida e lucente, e non pare nemmeno una massa solida»; poi «la Terra è uno splendore, diventa azzurra ed è avvolta dalle nuvole e stranamente morbida»; oppure «è sospesa come un’allucinazione, fatta di luce e dalla luce, forse potresti passarci in mezzo, e l’unica parola che sembra adatta a descriverla è ultraterrena». Scrive la Harvey: «Anche quando dormi senti la Terra girare, proprio come si sente una persona sdraiata accanto. La senti vicino». Punti di vista che fanno riflettere. Potremo leggere in Italia questo intenso romanzo dall’11 febbraio prossimo, nella traduzione di Gioia Guerzoni per i tipi di NN editore. È di Livia Manera la presentazione su La Lettura del Corriere della Sera.
Con buona probabilità, George Bernard Shaw affermò aforisticamente: l’esperienza insegna che dall’esperienza gli uomini non hanno mai imparato nulla. Purtroppo è confermato che non facciamo tesoro della storia, in compenso la storia mostra molto a chi le pone attenzione. Maurizio Serra è ambasciatore, romanziere, storico nonché Accademico di Francia. È l’autore del saggio Scacco alla pace (Neri Pozza, traduzione dal francese Antonino di Francesco), nel quale analizza con rigore e completezza uno dei momenti chiave della drammatica storia del primo Novecento: gli accordi di Monaco del 1938. Stefano Montefiori intervista Maurizio Serra su La Lettura.
La storia colloca l’origine del nostro assetto sociale all’incirca tra i 10 e gli 8 mila anni fa, nelle località comprese tra Tel Aviv e Ramallah. In queste regioni avvenne il fondamentale passaggio da nomadi cacciatori a stanziali raccoglitori. Nel saggio L’alba della storia. Una rivoluzione iniziata diecimila anni fa (Laterza), Guido Barbujani definisce il quadro preciso delle origini delle attuali disuguaglianze: le società stanziali, oltre a far nascere le città, svilupparono la stratificazione sociale, la competizione economica, provocarono mutazioni genetiche. Un libro divulgativo, di taglio scientifico, ricco di spunti e di informazioni. Recensione di Carlo Alberto Redi su La Lettura.
In quest’epoca di “mondi virtuali”, l’idea strettamente funzionale del nostro corpo ha preso nettamente il sopravvento. Il nostro corpo è un’estensione, una protesi biologica, serve a vivere e, all’occorrenza, fino ad un certo limite può essere riparato alla stregua di qualsiasi altro meccanismo. Come rilevano numerosi studi scientifici (e alcune culture antiche), il nostro corpo è tutt’altro che una protesi funzionale, possiede una consistente compartecipazione allo sviluppo e alla struttura della nostra mente. Vittorio Lingiardi ci invita nel suo Corpo, umano (Einaudi) a riconquistare la dimensione culturale, enigmatica e complessa della nostra corporeità. Recensione di Sara Boffito sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Anni or sono, Sebastiano Vassalli si dedicò a ricomporre il profilo del poeta Dino Campana, rendendogli giustizia. Nella ricerca documentale e nello studio che produsse il volume La notte della cometa (Rizzoli), Vassalli dimostrò l’origine del pregiudizio che gravò pesantemente sulla vita del giovane poeta, condannandolo ingiustamente. Essendo un autentico poeta, Campana non era in grado di mentire né a sé stesso né alla vita, era perciò pericoloso per l’architettura dei patti sociali. Se l’uomo è stato distrutto dalla mediocrità del quotidiano, la sua opera è ancora lì a testimoniare il suono profondo ed universale del vero poeta. Oggi entra nel novero dei classici italiani con il Meridiano Dino Campana. L’opera in versi e in prosa (Mondadori, cura Gianni Turchetta). La recensione è di Roberto Galaverni e si trova su La Lettura.
Ogni assetto famigliare influenza profondamente ciascuno, è sempre condizionante. Tuttavia, l’assetto famigliare si fonda fin dall’inizio sullo squilibrio tra un investimento emotivo totale e incondizionato dei figli verso i genitori e l’esperienza autoprotettiva degli ultimi. Di regola, l’amore dovrebbe compensare questo squilibrio. La vita però è composta da eccezioni. Anche in età matura, ogni figlio non rinuncia a proiettare sui propri genitori il desiderio di essere amato e non riesce a vederli per quello che dimostrano di essere. Creare un lupo di Blandine Rinkel (Edizioni Clichy, traduzione Fabrizio di Majo) è un intenso romanzo di formazione, racconta la lotta per comprendere, accettare e salvarsi della giovane protagonista Lou, figlia di un poliziotto imprevedibile e manipolatore, psicopatico e divertente. Recensione di Fabio Gambaro su Robinson de la Repubblica.
Si è spenta la voce ruvida, intelligente e risoluta di Franco Ferrarotti. In ottobre ha dato alle stampe l’ultimo suo libro: Che cos’è la sociologia (Mimesis). Nell’ultima intervista di Massimo Bucchi che troviamo su La Lettura, Ferrarotti descrive il significato della sua sociologia, lo studio della complessità dell’uomo privo di istinti (com’è ormai noto) e perciò strutturato dalla cultura di appartenenza. Una sociologia come inesausto sforzo di comprensione della natura complessiva dell’essere umano, in questa epoca che predilige unilateralmente il mercato e la tecnologia, enti privi di scopo oltre al proprio funzionamento, tantomeno sociale. «Evidentemente il crollo delle ideologie è stato un fatto positivo nel senso che erano diventate il megafono ufficiale di una verità menzognera, una propaganda. Ma l’esigenza di un senso dell’orientamento sociale resta ed è un’esigenza fondamentale». Franco lo era, di nome e di fatto.
Se pensiamo ai poemi omerici, appare alla nostra immaginazione il nome della curatrice di diffusissime pubblicazioni degli stessi: Rosa Calzecchi Onesti, latinista e grecista, nonché traduttrice. La fama dei poemi omerici fu altalenante: il Cinquecento gli fu avverso, il Seicento innescò la tenzone barocca tra anciens et modernes, di cui Omero ne fece maggiormente le spese. Nel XVIII secolo la situazione, per il prestigio degli antichi e di Omero in particolare, migliorò. Tra i difensori delle opere di Omero, troviamo Giambattista Vico (Scienza nuova seconda, libro III). La diatriba accese l’intera Europa del tempo e coinvolse perfino Giacomo Casanova, più noto per altre imprese. Egli tradusse i primi diciotto canti dell’Iliade in ottava rima di cui si stampò un’edizione in tre tomi a Venezia tra il 1775 e il 1778. Inoltre, il nostro si premurò successivamente di produrne una versione in dialetto veneziano. La versione di Giacomo Casanova, Dell’Iliade di Omero è a disposizione oggi in due volumi per i tipi di Luni Editrice. Recensione di Armando Torno sul Domenicale.
Chiunque abbia visitato Torino non potrà non aver avvertito quell’atmosfera distaccata, inspiegabile, recondita, imperscrutabile, misteriosa e arcana, che emana dalla città. Dal rigore della sua urbanistica, dalla dimensione delle strade, dall’ermetismo della sua geometria, raffinata quanto enigmatica, dall’immaginario custodito ed evocato dagli oscuri portoni. Il capoluogo piemontese è protagonista de Le venti giornate di Torino. Inchiesta di fine secolo di Giorgio de Maria, thriller metafisico e horror soprannaturale già pubblicato nel 1977 e nel 1994, oggi riproposto da Neri Pozza. Recensione di Orazio Labbate su La Lettura del Corriere della Sera.
Andrea Oddone Martin
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