Rassegna Stampa Libraria – 25 febbraio 2024

Rassegna Stampa Libraria – 25 febbraio 2024

Da alcuni anni in estate, complice l’innalzamento delle temperature, la California viene devastata regolarmente da incendi di proporzione colossale. Il medico e scrittore Daniel Mason è dovuto sfuggire alla distruzione trovando rifugio nel New England, luogo agli antipodi culturali della futuristica California, bisognoso di un rapporto con la storia più che con il futuro. «In California abitavo in case più giovani di me» afferma Mason, mentre nel New England «c’è la tradizione di non distruggere le vecchie case, ma di costruirvi sopra; puoi vedere le diverse fasi, come capitoli di un libro, in cui un’abitazione è stata vissuta». Ma persino nel tradizionale New England, la Natura è segnata da cambiamenti accelerati, che riguardano le specie non native di piante e animali che trasformano i boschi. In La foresta del Nord (Neri Pozza, traduzione Massimo Ortello) Daniel Mason racconta di due giovani amanti desiderosi di un futuro diverso, che cercano un nuovo inizio rifugiandosi nel bosco. Viviana Mazza intervista l’autore su La Lettura del Corriere della Sera.

La realtà e l’esistente si consumano da sempre nella mediazione dell’uomo che li abita. È la realtà della protagonista del film Il favoloso mondo di Amélie, come l’esistenza de Le città invisibili di Italo Calvino. La realtà si manifesta nell’immaginazione e l’esistente prende corpo intelligibile nelle apparizioni mentali dei protagonisti de Il passo della Mezza Luna di David Bosc (L’Orma Editore, traduzione Sara Artaria, Sara Cericola, Chiara Licata, Davide Locati, Chiara Vannini, cura Maurizia Balmelli). Recensione di Alessio Torino su La Lettura.

La vita è sogno si intitola l’opera seicentesca dello spagnolo Pedro Calderón de la Barca; «Modellati noi siamo della vana sustanza di che s’informano i sogni» afferma Prospero nel IV atto de La Tempesta shakesperiana. Più che sogni, a volte si tratta proprio di incubi come nel caso de Il maestro dei sogni di Marco de Franchi (Longanesi). Ex commissario capo del Servizio Centrale Operativo italiano ora scrittore di thriller avvincenti, interpretati dall’alter ego Valentina Medici. In questo romanzo, la commissaria si misura con un serial killer che agisce nel labile confine tra sogno e realtà. Recensione di Lucio Luca su Robinson de la Repubblica.

Termine di comprensione può essere allora l’immaginario distopico? Oppure la sofisticazione di un linguaggio che si presenta in trame musicali di immagini e fonemi? Aldo Nove presenta Pulsar (il Saggiatore), sorta di memoires nel quale la ricerca di senso emerge nella pratica di ammassi detritici, sorta di scavo archeologico per immagini, grammatiche ed emozioni. Recensione di Carmen Pellegrino su La Lettura.

Una sofisticazione stilistica non ancora così estrema viene proposta da Il lama dell’Alabama di Nicolò Cavallaro (Hacca Edizioni). In questo libro, il linguaggio diventa protagonista agile ed acrobatico nel lirismo divertito e paradossale di una trama semplice e lineare. Recensione di Orazio Labbate su La Lettura.

Il 27 marzo prossimo si celebra il centenario dalla nascita di uno dei più importanti editori del Novecento: Giulio Bollati. L’approccio di Bollati ai motivi dell’editoria del tempo era quello dell’impegno intellettuale necessario, impegno testimoniato anche dalle sue pubblicazioni, come L’invenzione dell’Italia moderna. Leopardi, Manzoni ed altre imprese ideali prima dell’unità (Bollati Boringhieri) oppure L’italiano. Il carattere nazionale come storia e come invenzione (Einaudi). Di Giulio Bollati è previsto per l’autunno l’uscita di Lettere e scritti editoriali (1950-1980) (Einaudi, cura Tommaso Munari). Contributo di David Bidussa sul Domenicale de il Sole 24 ore.

La Vita di Benvenuto Cellini, scritta da lui medesimo fu una delle prime (se non la prima) autobiografia letteraria. Vita maledetta di Benvenuto Cellini di Alessandro Masi (Neri Pozza) è la riscrittura odierna, erudita ed avventurosa dell’opera originale. Recensione di Gino Ruozzi sul Domenicale.

Non è una novità che l’Occidente si dibatta da lungo tempo in una profonda crisi, il segnale di Oswald Spengler non fu smentito dai fatti. Il libanese francofono Amin Maalouf pubblica il saggio Il labirinto degli smarriti. L’Occidente e i suoi avversari (La nave di Teseo, traduzione Anna Maria Lorusso), nel quale offre il panorama storico dei Paesi che, a partire dal momento in cui l’Occidente dominò il mondo, lo sfidarono: Giappone, Russia e Cina. Dice Maalouf: «Non ve ne sono altri. Alcuni Paesi hanno sognato di essere come loro, altri si sono semplicemente opposti all’Occidente in diversi momenti della sua ascesa. Ma solo loro tre hanno sfidato l’Occidente». Ora sarebbe opportuno risolvere la tenzone. Marco Ventura intervista Amin Maalouf sulle pagine de La Lettura.

Talvolta, persino la cronaca riporta la profonda influenza del magismo, della cultura magica e delle sue, spesso bislacche e interessate, interpretazioni moderne. Dichiarato ufficialmente morto dalla civiltà tecnocratica, tutt’oggi questo campo di tensioni definisce impropriamente un ambito popolare ambiguo, sfuggente, alla mercè di frotte di ciarlatani e creduloni. Ritorna in libreria, dalla prima italiana del 1968, il saggio Storia dell’occultismo magico di François Ribadeau Dumas (Mediterranee, traduzione A. Valledro) nel quale, nell’adeguata ampiezza storica, si comprende come il confine tra superstizione e scienza non sia sempre stato netto. Recensione di Armando Torno sul Domenicale.

La tecnologia è autoreferenziale, vuole solamente la propria affermazione, ribadisce tra gli altri Umberto Galimberti. Ora è il tempo dell’Intelligenza Artificiale e delle biotecnologie, come già aveva sagacemente individuato Stanley Kubrick nel progetto del suo A.I., già maturo nella metà degli anni ’90. La bioeticista, filosofa e giurista della Duke University Nita Farahany studia da anni le questioni legate allo sviluppo e soprattutto alle applicazioni tecnologiche. Suo è il titolo Difendere il nostro cervello. La libertà di pensiero nell’era delle neurotecnologie (Bollati Boringhieri, traduzione Francesca Pe’), nel quale si affrontano temi come autodeterminazione, libertà, censura, espansione sensoriale, sorveglianza, coscienza digitale, dati biometrici, repressione, monitoraggio del cervello. Telmo Pievani intervista Nita Farahany su La Lettura.

L’ultimo romanzo dell’olandese Jeroen Brouwers, Il cliente Busken (Iperborea, traduzione Francesco Panzeri) racconta la vitalità eroica e indomita di Busken mentre combatte il lager sociale della vecchiaia. Recensione di Mariarosa Mancuso su Robinson de la Repubblica.

Andrea Oddone Martin

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