Rassegna Stampa Libraria – 26 luglio 2026
Troppo spesso assistiamo alla disinvolta riscrittura di accadimenti storici, biografie, caratterizzazioni contestuali, in forma di romanzo. Nonostante le avvertenze, di fatto la frequentazione di tali opere non può non risultare sostitutiva agli approfondimenti di fonti storiografiche professionali e con ciò si incorre in una (l’ulteriore di questi tempi) aberrazione ottica che, nella superficialità della semplificazione, volgarizza significati storici pur di perseguire obiettivi commerciali. Tuttavia, nemmeno le fonti storiografiche sono sempre esenti da interpretazioni intrusive e particolari, spesso interessate politicamente. Del resto, il popolare detto La storia è scritta dai vincitori denuncia la soggettività delle ricostruzioni storiche, vittoriose o meno. Il saggio Il santo, l’etiope e il diavolo del medievista Giuseppe Albertoni (il Mulino) si infila tra le pieghe storiche all’origine del pregiudizio a partire dal quel Santo Maurizio, contitolare assieme a Santa Caterina del Duomo di Magdeburgo in Germania, etiope e “nero come il male”. Recensione esplicativa di Gianfranco Ravasi su Domenica de il Sole 24 ore.
Storia della colonna infame è un celebre saggio storico scritto dal Manzoni in cui si denuncia e condanna l’ingiustizia del tribunale che, sulla scorta un pettegolezzo maligno popolare, manda a morire crudelmente due innocenti. Di tale fatto di cronaca secentesca narrato da Alessandro Manzoni, Luigi Malerba, sceneggiatore ben prima di diventare scrittore, opera negli anni ’50 una complementazione cinematografica sovrapponendo alla cronaca alcune situazioni di fantasia. Con detti incisi Malerba intendeva corroborare la cronaca, inseriva spunti di riflessione ulteriore per una rivisitazione destinata al grande schermo. La colonna infame di Luigi Malerba viene pubblicata da Nino Aragno Editore per la cura di Fabio Danelon; la recensione è di Chiara Fenoglio e si trova su La Lettura del Corriere della Sera.
Come gli ormai più che palesi, primi effetti dell’emergenza climatica anche la mutazione organizzata e propugnata dall’intrusione tecnologica digitale nelle nostre vite sta iniziando a manifestare le proprie qualità. Il professore di Estetica e direttore del Master in Filosofia del digitale Luca Taddio possiede gli strumenti e il metodo per poter avere un quadro della situazione accurato, di dettaglio. Nel libro Il tramonto dell’umano (il nuovo melangolo) Taddio fotografa con proprietà la crisi odierna del modo in cui l’umano abita il mondo, dà forma ai propri desideri e articola il rapporto tra corpo e senso. Ad ogni paragrafo corrisponde un campo del mutamento, dalla scrittura all’arte, dalla scuola all’estetica, dal capitalismo alla sorveglianza. Nel mondo nuovo, il pensiero viene progressivamente riformulato in termini operativi, il linguaggio trattato come funzione e il senso ricondotto a esito probabilistico. Recensione di Andrea Gentile su Robinson de la Repubblica.
Una mutazione che non tralascia i fondamentali della principale attività dell’uomo, il proprio lavoro. Lavorare per gli altri. Un’economia del significato (il Mulino) di Vittorio Pelligra ribadisce opportunamente i fondamentali del lavoro dell’uomo, il modo di realizzare la propria individualità e autonomia. Una riflessione che riafferma le ragioni dello strumento mediante il quale segniamo la realtà che attraversiamo, un’occasione di costruzione di senso nel mondo che viviamo. Se il lavoro si riduce ad una merce e al suo prezzo, il salario, viene rimossa la principale radice della qualificazione nella dignità dell’uomo, e la riduzione di esso a mero meccanismo capitalistico. Recensione di Francesca Rigotti su Domenica.
All’interposizione di uno schermo tra gli individui e la loro realtà corrisponde una mutazione non banalmente funzionale, ma gnoseologica. La possibilità di conoscere, di entrare in relazione di prossimità mediante l’attività cognitiva complessa, comprendente il corpo e le sue attitudini all’apprendimento e all’elaborazione, si è interrotta drasticamente per favorire un restringimento cognitivo obbligato alla tecnologia digitale e a fantomatiche “realtà aumentate”. Come sa ogni grande musicista, ogni astrologo serio, ogni vero architetto (non le “archistar”), il gesto del disegnare, dello scrivere di pugno corrisponde ad un esercizio del pensiero tanto intenso da precedere e stimolare quello della mente, con cui inanella vortici di senso. Una dimensione immediatamente individuabile nella raffinatezza dell’opera di Saul Steinberg, di cui Adelphi pubblica una nuova edizione di Tutto in linea (traduzione Gabriella Pandolfo, introduzione Liana Fink, postfazione Iain Topliss). Ne scrivono Tullio Pericoli e Marco Belpoliti su Domenica de il Sole 24 ore.
Andrea Oddone Martin
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