Rassegna Stampa Libraria – 26 maggio 2024

Rassegna Stampa Libraria – 26 maggio 2024

Nella retorica politica recente, imperversa lo slogan “aiutiamoli a casa loro”. Ci si riferisce ovviamente al continente africano, del quale in genere si conserva un’idea sommaria e periferica, se non viziata da secoli di colonialismo. La raccolta di saggi L’Africa e il mondo di Anne Lafont e François-Xavier Fauvelle (ADD Editore, traduzione Marco Aime, Andrea de Georgio, Giulia de Marco, Anna Donà) riconsidera le premesse ideali riguardo al continente nero, percorre storia e geografia ristabilendo i percorsi culturali intrecciati all’Occidente, pregni di futuro. Recensione di Matteo Trevisani su La Lettura del Corriere della Sera.

L’antichità dell’Europa è fuori discussione, ben più recente la formazione dell’Unione Europea, tutt’ora in fieri. Sul work in progress europeo si concentrano svariate correnti interpretative e narrative. L’allargamento di Robert Menasse (Sellerio, traduzione Marina Pugliano, Valentina Tortelli) è il secondo volume di una trilogia romanzesca sull’Unione Europea. Tra documento, mito, politica reale e fiction, questo secondo volume trova la propria ambientazione nell’est europeo, di quelle zone di eterno confine dove la storia si compie. Mara Gergolet intervista l’autore su La Lettura.

La realtà ossimorica dell’Unione Europea, tesa a evolvere positivamente la tensione tra europeismo e nazionalismo necessita di memorie storiche attendibili. Il romanzo 1580: morte a Siviglia di Susana Martín Gijón (Ponte alle Grazie, traduzione Elisa Leandri, Monica Magnin Primo, Tiziana Masoch, Ersilia Serri) ci riporta al XVI secolo spagnolo, El siglo de oro rosso come il sangue, nero come l’inferno. Presentazione di Patrizia Violi su La Lettura.

Più spesso di quanto non accada, le nostre insicurezze cercano il conforto dell’oggettività dei dati, della neutralità numerica di cifre e di ordini di grandezza. Tuttavia, tendiamo a dimenticare che i dati e le grandezze sono il frutto di selezioni, a loro volta orientate dall’interesse dell’indagine, perciò tutt’altro che neutri. In Quando i dati discriminano. Bias e pregiudizi in grafici, statistiche e algoritmi, Donata Columbro (Il Margine Editore) scrolla la mente dalla tendenza alla passività. Recensione di Eliana di Caro sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Dal dibattito odierno spesso emerge quell’aggregato concettuale che potremmo ridurre con il termine meritocrazia. Un concetto che possiede la capacità di mettere tutti d’accordo, salvo poi dissolversi nell’inconfutabile realtà, testimoniata più volte nella storia. Vi penso sempre … di Pavel A. Florenskij (Mondadori, cura Natalino Valentini e Lubomir Zák) rende per la prima volta disponibili in italiano le lettere che scrisse il filosofo azero dalla prigionia. Recensione di Armando Torno sul Domenicale. Speranza abbandonata di Nadežda Mandel’štam (Settecolori, traduzione Valentina Parisi, Marta Zucchelli) è la testimonianza profonda, di pregio inestimabile nel tradurre nei termini reali di una quotidianità vissuta, dell’opposizione feroce, autodistruttiva ed atavica tra potere e conoscenza. Recensione di Wlodek Goldkorn su Robinson de la Repubblica.

Nella storia dell’umanità, è possibile individuare il preciso momento nel quale il tempo diventa luogo meccanico di una geografia interiore, ritmo astratto di un paesaggio mentale condiviso. Nell’alto Medioevo si sviluppa la tecnologia dell’orologeria. David Rooney, autore de I 12 orologi che raccontano il mondo (Garzanti, traduzione Albertine Cerutti), racconta sulle pagine del Domenicale del primo orologio meccanico, installato nel 1386 sulla torre municipale della città di Chioggia.

Fin dal loro concretizzarsi, le concentrazioni urbane, le città, sono state oggetto e soggetto di una corposa produzione intellettuale. In tempi recenti, Amistad Maupin ha prodotto perfino una saga della città in cui risiede, I racconti di San Francisco. L’ultimo volume in ordine di tempo s’intitola Una vera signora (Playground, traduzione Andrea Bortoloni) e narra della trasferta in terra inglese dei rocamboleschi personaggi di Maupin. Recensione di Enrico Rotelli su La Lettura.

C’è stato un tempo recente nel quale il ruolo dell’intellettuale era oggetto di dibattito. Un dibattito che, lungi dal risolversi, si è dissolto senza lasciar traccia. Poca attenzione si rivolge generalmente ai luoghi che resero possibile l’intellighenzia. Possiamo ricordare, tra gli altri, il caffè fiorentino Le giubbe rosse, i Caffè Tommaseo e San Marco a Trieste, l’American bar di Adolf Loos nella centrale Kärtner Strasse di Vienna, un gioiello del pensiero del primo Novecento. Nella cosmopolita Milano, a cinquanta metri dal Teatro La Scala esisteva il Caffè Craja. Questo luogo fu abituale ritrovo e incrocio culturale, ai suoi tavolini, tra gli altri, Fortunato Depero, Gian Carlo Vigorelli, Gino Severini, Attilio Rossi, Wasilij V. Kandinskij, Le Corbusier, Ernesto Nathan Rogers, Gian Luigi Banfi, Lucio Fontana, Ovaldo Licini, Bruno Munari, Mario Soldati. Il progetto del locale fu affidato ai giovanissimi Luigi Figini e Gino Pollini. Tanta lungimiranza fu stroncata nel 1964, Enrica Craja scrive ne Il tempo del Craja. Biografia di un caffè (Nomos, cura Anna Chiara Cimoli): «fu distrutto, la sede di una banca ne fece tabula rasa senza riguardo né consapevolezza di ciò che rappresentava». La classica auto evirazione italiana. Ampia recensione di Gianni Santucci su La Lettura.

Il museo è un altro luogo della modernità cui è stata attribuita una funzione culturale. Un’idea originata dall’afflato umanistico duecentesco e concretizzata per la prima volta nella collezione contenuta nel Camerino delle Antichità del rinascimentale Palazzo Grimani a Venezia, l’istituzione museale sta sviluppando e favorendo una propria contemporanea dimensione culturale, decisamente pop. Fulvio Irace, nel volume Musei possibili. Storia, sfide, sperimentazioni (Carocci), fa il punto sull’orientamento attuale delle sedi museali nel mondo. Presentazione dello stesso Irace sul Domenicale.

L’emergenza climatica ha colto di sorpresa la maggior parte delle persone, nonostante l’impegno della comunità scientifica nel diffondere da decenni report e alert. Qualche rara intelligenza aveva decisamente anticipato l’argomento ben prima degli anni ’50. È il caso di John von Neumann, personalità straordinaria nata nel 1903 e deceduta prematuramente nel 1957. Fra le sue innumerevoli deduzioni, frutto della limpidezza geniale del pensiero, il pericolo di un riscaldamento globale prodotto dalle emissioni di anidride carbonica. Sulla prestigiosa rivista “Fortune”, pubblicò un articolo dal titolo onesto e franco: Possiamo sopravvivere alla tecnologia? Adelphi pubblica la biografia dello scienziato nel volume L’uomo venuto dal futuro. La vita visionaria di John von Neumann per la cura di Ananyo Bhattacharya. Recensione di Stefano Gattei si La Lettura.

L’allegoria è uno dei moduli letterari più felici, talvolta ha raggiunto livelli di profondo realismo. È il caso di Storia dell’uomo che smise di amare i gatti di Isabelle Aupy (Nord, traduzione Claudine Turla). In un’isola lontana dalla terraferma vive una comunità regolata dagli antichi ritmi di una Natura rude ma protettiva, assieme a moltissimi gatti. D’un tratto, la nutrita popolazione felina scompare. Superato lo sgomento iniziale, la comunità chiede soccorso ai popoli di terraferma. Altruisticamente questi intervengono, ripristinando la nutrita fauna dei gatti, a detta degli abitanti di terraferma molto migliori di quelli precedenti. Sono dei cani, infatti, fraudolentemente propinati alla piccola comunità isolana ancora avvezza alla libertà, insegnata sovranamente dai precedenti felini autoctoni. Una superba e nobile fiaba, a risvegliare le coscienze. Recensione di Licia Troisi su Robinson de la Repubblica.

Andrea Oddone Martin

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