Rassegna Stampa Libraria – 28 settembre 2025

Rassegna Stampa Libraria – 28 settembre 2025

Stanley Kubrick avrebbe prodotto il film A.I. (Artificial Intelligence) e Steven Spielberg ne avrebbe curato la regia. Il lavoro proseguiva ormai da tre anni quando, nel marzo 1999, imprevedibilmente Kubrick morì. Invero, non era la prima volta che Kubrick approfondiva, con sguardo tanto acuto da risultare profetico, il rapporto tra l’uomo e la tecnologia e pensiamo al capolavoro di 2001: Odissea nello spazio. Helen Phillips proietta la nostra contemporaneità in un futuro non precisato, i protagonisti di Um (Nottetempo, traduzione Emilia Benghi) infatti vivono come la maggior parte di noi; la descrizione di Phillips è di poco esasperata, ma dinamiche e situazioni sono le medesime. Un fedele ritratto camuffato da distopia. Recensione di Marco Ostoni su La Lettura del Corriere della Sera.

Mentre i device digitali supportano false realtà parallele, uno stupore ipocrita investe il fenomeno delle “fake news”. Umberto Eco perlustrò con passione l’incerto confine tra vero e falso, attribuendo funzioni concrete al falso. Alla stregua di Eco, Ignazio Veca dimostra ancora una volta nel suo Il discorso del rabbino. Storia del plagio alle origini dell’antisemitismo moderno (il Mulino) la funzione del falso e del complotto: corrispondere ad un desiderio. Recensione di Andrea Merlotti sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Nel mondo antico, l’inerzia era una qualità attribuita all’umanità analoga al torpore, alla pigrizia. L’epoca moderna, svincolando l’intenzione umana, con modalità scientifica legò il termine alla materia. La propensione all’inerzia attuale si alimenta invece nel panorama indifferenziato di cose che cambiano vorticosamente, ma non si sviluppano mai e non indicano orizzonti concreti. Il saggio Breve storia della nostra inerzia di Maurizio Ciampa (il Mulino) ripercorre con sguardo storico e sociale il fenomeno che caratterizza il modo di essere della nostra civiltà, per capire chi siamo. Recensione di Marco Belpoliti su Robinson de la Repubblica.

Il corposo volume intitolato La Terra in fiamme. Una storia lunga 500 anni di Sunil Amrith (Laterza, traduzione Alessandro Manna) articola una ricerca approfondita sulle dinamiche storiche e sociali che, a livello mondiale, hanno condotto all’emergenza climatica. Il complicato e distruttivo rapporto fra esseri umani e ambiente è generato da un’interpretazione autoindulgente del concetto di libertà: una libertà concepita come superamento dei limiti naturali e biologici grazie all’esasperamento delle applicazioni tecnologiche. Questo è l’assunto su cui poggia l’intero sistema economico-politico odierno, e spiega la reticenza di gran parte del mondo di fronte ai problemi ambientali. L’inerte autoindulgenza verso la libertà di consumo (di suolo, di prodotti, di tempo, di emozioni, etc.) rende impossibile un plausibile equilibrio. Ma la Natura sta ormai presentando il conto. Danilo Zagaria intervista Sunil Amrith sulle pagine de La Lettura.

La storia contemporanea prende corpo nello sguardo dei protagonisti del romanzo Tanta ancora vita di Viola Ardone (Einaudi). Un bambino di dieci anni, profugo dall’Ucraina martoriata, la nonna Irina filosofa e accanita lettrice da vent’anni a servizio presso la signora Vita, a Napoli. Le diverse prospettive dei tre protagonisti e le loro picaresche vicende edificano l’intero quadro, porgendo al lettore uno stralcio di umanità verace e di autentico vissuto. Recensione di Marzia Fontana su La Lettura.

Nel 2002, il clarinettista e saxofonista francese Louis Sclavis registrò la musica che confluì in Napoli’s Walls (ECM, 2003). Si tratta di una meditazione sull’anima della città, evocata dalla vitalità organica della sua urbanistica, dall’intreccio di esuberanza e contorti vicoli, dall’opera serigrafica di Ernest Pignon-Ernest che di notte applicava alle mura antiche dei quartieri spagnoli le riproduzioni di dipinti celebri e toccanti. Stella randagia di Pietra Ventre (NN Editore) è un romanzo denso e notturno, si snoda nel labirinto del nobiliare palazzo immerso nel ventre cupo e cavernoso di una Napoli dei primi del Novecento. È lì che giunge Esterina, la bambinaia friulana e accanita lettrice, per accudire la figlia della nobile famiglia, Malvina. «Romanzo affollato di vivi e di morti – afferma Filippo la Porta nella recensione su Robinson – di fantasmi e persone reali, di esseri apparentemente normali e creature mostruose».

Spira un’aria shakesperiana tra le pagine de Le ombre di Alessandro Zaccuri (Marsilio). L’esitazione nell’accettare il proprio destino porta alla tragedia; benché illusa dalla volontà, la fragilità umana rimane tale mentre il mistero si compie, ineluttabile. Raramente, l’ordine naturale si interrompe per l’avvento del miracolo, ed è l’eccezionalità della rinuncia, il preludio alla rinascita, alla riconsiderazione del sé più autentico. Una storia di potere e di famiglie. Recensione di Demetrio Paolin su La Lettura.

Immaginata la Terra come enorme organismo vitale, la circolazione viene assicurata dalla rete delle vene e delle arterie: i fiumi. Potenti arcani religiosi, depositari di antiche divinità, maligne o benigne, metafore filosofiche del tempo e dell’eternità, proverbi confuciani (Siediti lungo la riva del fiume e aspetta, …), dispensatori di benessere e prosperità, realizzatori di civiltà in quanto ogni città sorge in funzione del fiume. L’immagine del fiume proposta da Robert Macfarlane in È vivo un fiume? (Einaudi, traduzione Duccio Sacchi) è particolarmente soggettiva. Ogni fiume viene visto come un soggetto vero e proprio, perfino giuridico nel momento in cui Macfarlane si chiede se, per cominciare a costruire un approccio alla Natura alternativo al precedente fallimentare, non sarebbe il caso di riconoscere i fiumi e altri elementi naturali come soggetti viventi e perciò titolari di diritti (riconosciuti, ad esempio, dalla costituzione approvata nel 2008 dall’Ecuador). Recensione di Niccolò Scaffai sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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