Rassegna Stampa Libraria – 3 aprile 2022

Rassegna Stampa Libraria – 3 aprile 2022

La follia della guerra in corso viene esplicitamene giustificata affermando l’opposizione tra una civiltà orientale e una corrotta e ipocrita civiltà occidentale. Una tesi difficile da condividere dal momento che oggigiorno pare che nessuno al mondo possa dirsi immune dalle pratiche della corrotta e ipocrita civiltà occidentale, come nessuno al mondo può dichiararsi estraneo alle derive capitalistiche. La globalizzazione è un fenomeno ormai acquisito, nemmeno così nuovo se pensiamo all’impero romano dell’antichità. Difficile rimane, peraltro, definire chiaramente i confini culturali tra una civiltà orientale e una civiltà occidentale. Ad esempio, la città di Leopoli è mitteleuropea: prima polacca, poi dell’Impero Asburgico, poi ancora polacca, dal 1939 al 1991 dell’Unione Sovietica e da ultimo ucraina. Lo scrittore ucraino di lingua russa Andrei Kurkov ambienta principalmente il suo Jimi Hendrix a Leopoli (Keller, traduzione Rosa Mauro). Scritto nel 2014 e in uscita oggi in Italia, è un esempio della vivacità della narrativa slava, tra noir e situazioni grottesche, misteri da svelare e malinconie da sciogliere, passioni intense e disperazioni ironiche. Recensione di Wlodeck Goldkorn su Robinson de la Repubblica.

È possibile che la pantagruelica quanto scivolosa disponibilità dell’archivio internet sia parte in causa nell’autoindulgenza verso narrazioni di comodo? Rimane un fatto che molta narrativa attuale (e anche romanzi storici) sia incline a giustapposizioni, accostamenti, sovrapposizioni spazio temporali, agili e imprudenti se non incoscienti. Ci sono casi nei quali questa inclinazione diventa strutturale, come ne La città fra le nuvole di Anthony Doerr (Rizzoli, traduzione Daniele A. Gewurz e Isabella Zani). Doerr, già premiato con il Pulitzer, persegue il tema della lettura salvifica, custode della memoria e costruisce un’architettura d’incastri complessi in cui modalità da twitter, Costantinopoli, Lakeshore, Aristotele e John Wayne si trovano sullo stesso piano. Recensione di Alberto Anile su Robinson.

Epoca tragica di migrazioni coatte, la nostra. Ma purtroppo non si tratta di situazioni inedite, se considerate dal punto di vista della cultura ebraica. Esce per le Edizioni di Ca’ Foscari uno studio ponderoso di Renata Segre sulla presenza ebraica a Venezia nel periodo precedente l’istituzione del Ghetto. L’importante studio è intitolato Preludio al ghetto di Venezia. Gli ebrei sotto i dogi 1250-1516 e viene recensito sulle pagine del Domenicale de il Sole 24 ore da Raffaele Liucci.

Un movente, apparentemente meno esiziale, che spesso provoca il mutamento della condizione individuale è l’amore: sposta le persone, le montagne, le professioni, i destini e si intrufola anche nei gialli. È l’amore, il motore centrale di Una piccola questione di cuore di Alessandro Robecchi (Sellerio), un giallo che incrocia malavita, boss, ricchi finanzieri e cadaveri senza perdere di vista il pericolo dell’amare e dell’essere amati. Recensione di Antonella Lattanzi su La Lettura del Corriere della Sera.

Come si spiegano il fascino e l’interesse che riscuotono i cartelloni concertistici e del teatro d’opera quando per lo più propongono inesorabilmente programmi tardo ottocenteschi? Qual è il motivo del grande successo di serie tv ambientate nel XIX secolo, come ad esempio, la recente Downton Abbey? Cosa ci affascina delle saghe storico-famigliari del passato, soprattutto ottocentesco? Cosa ritroviamo noi, viventi nella civiltà del XXI secolo, in quella oggettivamente superata idealità in luogo della più vibrante e viva novecentesca? Quale che sia la risposta, rimane il fatto. E su questo filone si inserisce Gli Effinger. Una saga berlinese di Gabriele Tergit (pseudonimo di Elise Hirschmann, nata nel 1894 e scomparsa nel 1982). Pubblicato in Germania nel 1951, non ebbe successo ma, ripubblicato nel 2019 si rivela un trionfo, paragonato ai Buddenbrook di Thomas Mann. Einaudi lo presenta in prima edizione italiana per la traduzione di Isabella Amico di Meane e Marina Pugliano. Recensione di Annachiara Sacchi su La Lettura.

Non è esclusivamente una questione di linguaggio, anzi il linguaggio giunge a posteriori: in origine c’è la voce. La vocalità non si confonde con l’oralità, che permette il linguaggio e la scrittura, e manifesta già in sé l’esistenza individuale (a differenza dell’oralità che presuppone l’alterità). Esce per Luca Sossella Editore l’ultima edizione ampliata del saggio Flatus vocis. Metafisica e antropologia della voce di Corrado Bologna. La recensione è di Emanuele Trevi e si trova su La Lettura.

Esce per i tipi di Neri Pozza il romanzo storico-biografico dedicato all’importante figura riformista femminile di Mary Wollstonecraft. Si intitola Amore e furia (traduzione Daria Restani) il libro in cui Samantha Silva ricostruisce la vicenda della donna che, nel 1792, scrive Sui diritti delle donne, una dichiarazione di indipendenza femminile. Un’opera fondamentale dove la Wollstonecraft indica precisamente la contraddizione di una classe rivoluzionaria ancorata solidamente al patriarcato più brutale. In Amore e furia, Silva racconta della vita di colei che fu, tra l’altro, madre della Mary Shelley a cui dobbiamo Frankenstein, o il moderno prometeo. Recensione di Nadia Fusini su Robinson.

Lo afferma la presidente del comitato direttivo del Premio Strega, Melania Mazzucco: a prevalere nelle proposte di quest’anno sono i “padri ingombranti”. Come Padri di Giorgia Tribuiani (Fazi), un romanzo nel quale si sovrappongono tre punti di vista di un’orfanità pienamente vissuta. Recensione di Demetrio Paolin su La Lettura.

I gabbiani si sono comodamente stabiliti nelle città, famigliole di cinghiali percorrono le vie rovistando tra l’abbondante spazzatura, le volpi scorrazzano con circospezione liberandoci dai ratti, pappagalli esotici proliferano nei parchi delle capitali. E tutto lo sconcerto degli abitanti, che si sono scordati la naturale prossimità delle specie non domestiche. Nel 1958 lo scienziato russo Dmitrij Beljaev dette inizio ad un esperimento di addomesticamento di volpi selvatiche in base alla docilità comportamentale. Man mano che le generazioni di volpi venivano selezionate, si comportavano sempre più alla stregua dei migliori amici dell’uomo, i cani. Lo scienziato al tempo era coadiuvato da un’assistente, Ljudmila Trut. Ed è proprio la stessa Trut a coadiuvare oggi il racconto dello storico esperimento, riproposto dal biologo americano Lee Alan Dugatkin in Come addomesticare una volpe (Adelphi, traduzione Valentina Marconi). La recensione è di Marco Belpoliti e la troviamo sulle pagine di Robinson de la Repubblica.

Andrea Oddone Martin

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