Rassegna Stampa Libraria – 4 febbraio 2024

Rassegna Stampa Libraria – 4 febbraio 2024

Talvolta, la necessità e il desiderio di inoltrarsi nel profondo passato diventa imperioso, in alcuni individui coincide con l’aspirazione ad incontrare l’uomo che ci ha preceduto nei secoli e contemporaneamente presente in sé stessi. È il caso di Heinrich Schliemann, della sua avventurosa quanto affascinante vicenda che ritroviamo in Alla ricerca di Omero. Autobiografia di un dilettante di genio (Iduna editrice, traduzione Maria Attardo Magrini). Recensione di Maria Luisa Colledani sul Domenicale de il Sole 24 ore.

L’indipendenza del pensiero è un fondamento della libertà umana ma, considerata in sé, ha consistenza chimerica. L’arco temporale nel quale si evolve un contesto culturale, strutturando e determinando architetture mentali e cognitive, condizionando radicalmente il pensiero diffuso e perciò dirimente, copre decine se non centinaia di generazioni la cui mentalità si trasforma altrettanto, se non più, lentamente. Le persone del terzo millennio sono portatori, generalmente inconsapevoli, di una configurazione antica. L’emancipazione femminile da una mentalità oppressiva e iniqua è ancora lontana, in senso lato e concretamente, dal compimento. Tuttavia, la lotta per la libertà delle donne nella società è ben più antica dell’impegno delle Suffragette, ad esempio. Il saggio La nascita del femminismo medievale della medievista Chiara Mercuri (Einaudi) ritrae politicamente le intenzioni e gli atti di una donna fuori dal comune vissuta nella seconda metà del XII secolo: Maria di Francia, figlia di Luigi VII e di Eleonora di Aquitania, contessa di Champagne. Recensione di Annachiara Sacchi su La Lettura del Corriere della Sera.

Non ha ancora trovato una soluzione, questa trasformazione culturale, come testimoniano le riflessioni di Deborah Levy in Cose che non voglio sapere (NN Editore, traduzione Gioia Guerzoni). Livia Manera incontra Deborah Levy sulle pagine de La Lettura.

Su ogni atto domina l’impianto culturale, quale che sia, come emerge prepotentemente dalle pagine de Il testimone di Juan José Saer (La nuova frontiera, traduzione Luisa Pranzetti). Sopravvissuto ad una mattanza, il testimone vivrà dieci anni nella comunità di cultura antropofaga di una tribù indigena del Rio della Plata. Recensione di Leonardo G. Luccone su Robinson de la Repubblica.

Non meno pericolosa l’indulgenza verso l’abitudine che si risolve in coercizione, la tendenza alla ripetitività e all’auto-conferma costruita in termini pseudo razionali. Nel saggio pieno di sorprese Quanto siamo ripetitivi! Remo Bassetti (Bollati Boringhieri) approfondisce il tema della passività, della complicità, dell’adesione accondiscendente e irragionevole ad un presente immutabile. Recensione di Davide Ferrario su La Lettura.

Per non dire dell’inclinazione, della propensione dell’umanità alla distruzione, meglio se violenta e conformata alla prevaricazione. Come da tempo immemore rivelano le fiabe autentiche e come narra con ruvida schiettezza Tore Renberg in La mia Ingeborg (Fazi, traduzione Margherita Podestà Heir). Recensione di Angelo Ferracuti su La Lettura.

L’odio innerva decisamente la disperata letteratura di uno dei giganti del Novecento, l’austriaco Thomas Bernhard. Un odio e una disperazione che si tramuta in stile adamantino. Viene ripubblicato il romanzo d’esordio di Bernhard, Gelo (Adelphi, traduzione Magda Olivetti) e la recensione è di Giorgio Montefoschi su La Lettura.

In America, la preferenza elettorale per un classico pifferaio magico quale è Donald Trump si basa sul malessere concreto e diffuso di milioni di cittadini senza lavoro, con lavoro malpagato, di ex middle class, della scomparsa del sogno americano. In mancanza di capacità risolutive, l’ineludibile crisi del capitalismo avanzato viene coperta da proclami inconsistenti quanto propagandistici. Sfidare il capitalismo di Bernie Sanders (Fazi, traduzione Nazzareno Mataldi) descrive puntualmente la situazione economica attuale della popolazione media americana e la deriva di un capitalismo di mercato portato alle estreme conseguenze. Recensione di Marco Onado sul Domenicale.

Scriveva Giuseppe Marcenaro: «Mi trovai a far parte dell’ineffabilità del gran gioco universale, e a non poter frapporre alcuna resistenza al progredire del tempo. L’ostinato volgere dei giorni. Impossibile fermarsi a una certa età. Non è rimasto altro che fuggire dentro i libri: vivere altri tempi, altri mondi, altre dimensioni». Giuseppe Marcenaro è scomparso il primo febbraio e ci ha lasciato il suo ultimo Sciarada (il Saggiatore) in prossima uscita. Un estratto sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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