Rassegna Stampa Libraria – 4 maggio 2025

Rassegna Stampa Libraria – 4 maggio 2025

A posteriori, valutando gli esiti degli ultimi sessant’anni di formazione scolastica, proviamo una sensazione di disorientamento. Gli obiettivi formativi conseguiti generalmente sono pressoché vuoti, finalizzati poveramente al diploma, di laurea o meno. Il tasso di analfabetismo, agli inizi pari al 78% della popolazione, ha lasciato il passo ad un tasso di ignoranza culturale straordinario. È sufficiente la visione di qualche breve (e vorrebbe essere divertente) inchiesta reperibile sui video digitali per aver contezza del degrado generale. La scuola italiana, di origini risorgimentali, aveva tutt’altri intenti. Lo storico Mario Isnenghi dedica il volume Autobiografia della scuola (il Mulino) all’istituzione scolastica, dal 1861 nel quale Francesco de Sanctis era ministro della pubblica istruzione del Regno d’Italia alla soglia cruciale del 1968. Paolo di Paolo si commuove nella recensione su Robinson de la Repubblica.

Il filosofo Jacques Attali riflette sul futuro della formazione scolastica, nel suo Barbarie o conoscenza. Storia e futuro dell’educazione (Fazi, traduzione Emilia Bitossi, Giuliano Cianfrocca) propone tre panoramiche future delle quali solo una, decisamente di impronta umanistica, permetterà di evitare lo sfacelo della barbarie. Recensione di Mauro Ceruti sul Domenicale de il Sole 24 ore.

L’idea del lavoro è stata ridotta al percepimento del salario (peraltro in crollo verticale); alla fondamentale continuità lavorativa, con il suo accumulo esperienziale, è stato opposto il concetto di flessibilità, promossa la inefficace “formazione continua” in sostituzione del ben più concreto bagaglio d’esperienza. Labor e Habitus (Glossa Editrice) del teologo Štefan Hosta riporta alla centralità il lavoro umano, l’agire trasformativo dell’interiorità, la dignità della persona. Nel saggio, Hosta affronta anche tematiche quali l’IA, la robotica e le macchine sapiens. Recensione di Gianfranco Ravasi sul Domenicale.

Il romanzo intitolato Il sari verde di Ananda Devi (Utopia, traduzione Giuseppe Giovanni Allegri) è un ritratto stringente della patologica supremazia del potere, tipica espressione narcisistica. Parla la voce dell’anziano protagonista, andato a vivere il suo ultimo tempo in casa della figlia, ostinata a voler credere all’amore paterno. Per questo motivo, essa è bersaglio del peggior disprezzo paterno. Infatti, ha scelto di convivere con la figlia per sentirsi ancora vivo esercitando su di lei il proprio potere. L’anziano genitore gioisce soggiogandola, manipolandola, insultandola, svilendola, ferendola. Il romanzo di Devi è il lungo, morboso, violentissimo e patologico monologo del padre, disumano. Recensione di Lara Ricci sul Domenicale.

Le democrazie mondiali si stanno progressivamente trasformando secondo un’interpretazione oligarchica e repressiva. Una costante di questo processo è l’utilizzo del termine “libertà”, subdolamente declinato alla volgarizzazione generale. Qualche anno fa, il professore americano Timothy Snyder dette alle stampe il titolo L’era dei tiranni (Rizzoli, traduzione Chicca Galli, illustrazioni Nora Krug) con l’intento di fornire tattiche di resistenza all’incombere delle dittature democratiche. Con il nuovo Sulla libertà (Rizzoli, traduzione Daniele Didero) il prof. Snyder focalizza gli obiettivi della resistenza, in modo da evitare il «logoramento della necessità di reagire continuamente all’ultima cosa terribile», senza aver l’idea di dove si sta andando. «La parte più importante – afferma il prof. Snyder nell’intervista di Viviana Mazza su La Lettura del Corriere della Sera – è la lezione numero uno: non obbedire in anticipo. Devi avere una nozione di cosa è normale, piantare i piedi e fare qualcosa che sia coerente con le tue idee (che sia una lettera al direttore, una protesta…). E allora il Paese ha una chance».

Purtroppo, la condizione umana è segnata profondamente da una schematica conflittuale. Una condizione ineliminabile, di cui i grandi testi di tradizione, come ad esempio la Bibbia, ne sono costellati. Sostenuto dal peculiare magistero narrativo, Mathias Enard racconta in Disertare (E/O, traduzione Yasmina Mélaouah) la storia di due persone, animali feriti, spaventati e feroci. Recensione di Raffaele Palumbo Mosca sul Domenicale.

Il fronte istituzionale dove si infrange la tendenza al caos umano, si riporta a norma la sterminata casistica, eterne contese trovano riferimento certo, si dirimono inesauste polemiche è la legge, lo statuto giuridico. Tuttavia, essendo un istituto umano, non è esente da bizzarrie opportunistiche, paradossali enunciazioni, bilanciati squilibri. Il libro Massime del passato. Curiosità giuridiche da ogni tempo e luogo di Brenno Bianchi e Pasquale Tammaro (Edizioni Le Lucerne) tratta di tali particolari esempi, in termini storici e geografici, citando esempi di legislazioni irragionevoli. «Alla fine del 1800, nel Mississippi si ricorse, per limitare il voto ai neri, a un test di alfabetizzazione: tra le domande vi era quante bolle vi fossero su una saponetta», dalla recensione di Carlo Melzi d’Eril e Giulio Enea Vigevani sul Domenicale.

Uno dei topoi privilegiati dal thriller è l’ambiente domestico per eccellenza: la casa. Alcuni titoli: La casa sulla scogliera, La casa dei silenzi, La stanza degli ospiti, La casa dei cadaveri, Portami a casa, Nella casa dei segreti, La famiglia del piano di sopra, cui si aggiunge La casa sull’albero di Vera Buck (Giunti, traduzione Gaia Bartolesi). Un thriller inquietante, dal ritmo incontenibile diramato in diverse sorprendenti prospettive, dalla Natura della foresta primordiale. Recensione di Alessandra Iadicicco su La Lettura.

Il titolo non proprio indovinato di La letteratura come una delle arti equestri di Hans Tuzzi (Italo Svevo) raccoglie gli interventi dell’autore usciti sull’Avvenire tra il 2022 e il 2024. L’argomento principe è l’illusione del vero letterario al quale fa da contraltare l’osservazione dell’inconsistenza di ampie sezioni della società letteraria odierna. Ma è il tono di Tuzzi, il tenace e perseverante ricorso alla civil conversazione di leopardiana memoria a catturare il sagace lettore. Recensione di Chiara Fenoglio su La Lettura del Corriere della Sera.

Andrea Oddone Martin

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