Rassegna Stampa Libraria – 5 ottobre 2025

Rassegna Stampa Libraria – 5 ottobre 2025

Animale formidabile, il Panda maggiore. Nel nostro immaginario evoca simpatia e tenerezza per la sua corporatura tondeggiante, l’andamento goffo e gli occhi grandi dall’espressione infantile. La sua figura, così lontana dai profili dei predatori, ispira nelle persone una simpatia immediata; nel 1961 diventò l’emblema del WWF (Fondo Mondiale per la Natura) come simbolo della conservazione della Natura. Iconologia perfettamente centrata, data la straordinarietà del Panda nella longevità della specie. Sono stati scoperti fossili dell’odierno Panda maggiore risalenti a circa due milioni di anni fa, già risolutamente trasformato evolutivamente nel vorace bambufago che conosciamo. In origine, il Panda maggiore era carnivoro come attesta il suo intestino ma, per una prodigiosa risolutezza all’esistenza, trasformò la sua dieta adattando le dimensioni del cranio, la forza muscolare, la forma dentale e la dinamica masticatoria. L’assimilazione del nutriente è inferiore a quello, già risicato, delle oche per cui è costretto ad ingurgitare incessantemente cibo (e ad espellerne incessantemente gli scarti). Adattamenti estremi gli hanno consentito di superare asperrimi mutamenti dell’ambiente naturale. Solo i cambiamenti determinati dalle attività umane lo metteranno infine fuori combattimento. Il saggio La resilienza dei panda. Storia di un animale che non dovrebbe esistere del biologo Cyrille Barrette (Codice Edizioni, traduzione Elisabetta Garieri) ci racconta la fenomenale storia di questi miti animali. Recensione di Giulia Bignami sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Non è sicuro che povertà e saggezza vadano sempre a braccetto, quel che è certo è che Samuel Johnson (1709-1784) fu un uomo di estrema intelligenza e altrettanta indigenza. Durante la sua prima permanenza a Londra, spesso non aveva i soldi per il pernottamento, così trascorreva le notti passeggiando per le piazze della capitale inglese. Celebre anche come autore del Dizionario della lingua inglese più consultato fino all’avvento della versione oxoniense, centocinquant’anni più tardi, l’acuto sguardo di Johnson si soffermò spesso sul costume della civiltà e sul comportamento umano. Il vino puro della saggezza (Aragno, cura Daniele Savino) raccoglie una decina di saggi dell’intellettuale inglese, parte del pubblicato sul bisettimanale The Rambler (Il viandante). In uno di questi saggi, Johnson scrisse: «Il grande privilegio della povertà è l’essere felici senza scatenare invidie». Recensione di Armando Torno sul Domenicale.

Come Roberto Calasso, anche Neri Pozza apparteneva alla rara specie degli editori-intellettuali e la consanguinea relazione che il vicentino di nascita stabilì con la Serenissima fu determinante. Fin dagli anni ’40 abitava al Lido di Venezia, frequentava il Sestiere di Castello dove risiedeva la scrittrice Lea Quarotti, sua futura sua moglie, la seconda insegna editoriale “issata” da Pozza fu Il Pellicano, dall’ispirazione di un rilievo scultoreo sulla stele di basamento del monumento a Richard Wagner, tutt’ora presente ai Giardini della Biennale. Nel 1946 nacque la casa editrice che porta il suo nome, sede legale a Venezia unita alla sede operativa di Vicenza. L’intensità del rapporto con Venezia è manifesta nell’attenzione che lo scrittore Neri Pozza le dedicò. Le storie veneziane di Neri Pozza (Neri Pozza, cura Luca Scarlini) raccolgono gli scritti che l’editore dedicò all’arte e alle rivoluzioni storiche della cultura veneziana. Recensione di Bruno Quaranta su Robinson de la Repubblica.

Nella società indolente, svogliata, pigra e fiacca, dominata dal narcotico digitale si rileva l’assenza della passione, che non sia quella di un consumismo autoindulgente e/o di una corrosiva competitività. Ansel Grün e Hsin-Ju Wun, nel loro Il fuoco dentro. Vivere con passione (Queriniana) stigmatizzano la grande assente nella quotidianità dei più e ne auspicano una ripresa, per un futuro finalmente costruttivo. Recensione di Francesca Nodari sul Domenicale.

Come un personaggio storicamente secondario quale Giacomo Casanova si sia guadagnato un riconoscimento stabile e duraturo nelle coscienze di chiunque rimane un mistero. L’insistenza sugli aspetti erotici non pare sufficiente, se non a caratterizzare unilateralmente il termine “libertino” che, com’è noto, possiede ben altre connotazioni. Si intitola A proposito di Casanova il libro dell’ungherese Miklós Szentkuthy (Adelphi, traduzione Laura Sgarioto) ed è il primo volume dei dieci che costituiscono Il breviario di Sant’Orfeo, voluminosa opera dedicata all’Europa. Prolifico quanto scoppiettante, l’autore ungherese in questo libro si concentra sul Settecento illuminista, istrionico e teatrale, di una civiltà che rappresenta sé stessa accostando riflessioni filosofiche, religiose, erotiche, artistiche, in un denso turbine di riferimenti. Recensione di Wlodek Goldkorn su Robinson.

In una specie di inversione causa/effetto in Brian (Atlantide, traduzione Ilaria Oddenino) lo scrittore Jeremy Cooper profila il protagonista come un uomo privato del sale della vita da un’infanzia rovinosa e dai ripieghi annichilenti proposti dalla società. La sua esistenza larvale si perpetua grazie ad un lavoro statale e ad una rigida scansione abitudinaria, regolata accuratamente in modo da evitare ogni “disturbo” emotivo. Il mondo viene vissuto da Brian attraverso il surrogato dello schermo cinematografico e il libro diventa una silloge di titoli e regie celebri. Uno schermo avvincente e protettivo, sul quale la realtà fantasiosa asseconda il desiderio di consolazione. Recensione di Alberto Anile su Robinson.

È il romanzo del non detto, Bracconieri dell’austriaco Reinhard Kaiser-Mühlecker (Carbonio Editore, traduzione Alessandra Iadicicco). L’ambiente bucolico e rurale, percosso dal fastidioso e permanente rumore della modernità, è il paesaggio dove si muovono i componenti di una famiglia di agricoltori, dai versanti più o meno oscuri e segreti. La forza propulsiva del romanzo è fatta di atmosfere e di abissi incombenti, in cui il lettore è obbligato all’esercizio della supposizione, dell’ipotesi: deve intuire e congetturare. Recensione di Flavia Foradini sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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