Rassegna Stampa Libraria – 7 dicembre 2025
Nel momento in cui la sfolgorante mente di Charles Baudelaire profilava la figura del flâneur proponeva una posizione disassata ed estranea alla città, punto privilegiato di osservazioni penetranti e plurime densità emotive. Tuttavia, già la disillusa ed acuminata intelligenza di Walter Benjamin indicava nella disciplina del flâneur uno stato introduttivo, mutazione attiva verso la rivelazione del suo fisiologico e definitivo luogo abitativo mentale: la città. Soprattutto il fondamento della città: il grande magazzino. Espressione concreta del concetto astratto di modernità, la città permette la dimora integrale nella cultura e nello stesso tempo l’interpretazione opportunistica, autoindulgente ed ipocrita della sua controparte: la Natura. «Quell’ebbrezza anamnestica, in preda alla quale il flâneur gira per la città – affermava Benjamin – non si nutre solo di ciò che colpisce i suoi sensi, ma si impossessa spesso del semplice sapere, anzi di dati morti come di un che di esperito e vissuto. Questo sapere percepito passa dall’uno all’altro soprattutto per trasmissione orale, ma nel corso del XIX secolo si è anche tradotto in una letteratura pressoché sterminata». Alla quale si aggiunge la qualificata opera del professor Giampaolo Nuvolati, ordinario di sociologia dell’ambiente e del territorio, tra Lo sguardo vagabondo. Il flâneur e la città da Baudelaire ai postmoderni (il Mulino) e l’ultima raccolta di saggi di autori vari curata dal prof. Nuvolati intitolata Camminare la città. Manuale per la flânerie (il Mulino). Recensione di Annachiara Sacchi su La Lettura del Corriere della Sera.
Lo spazio concesso dall’informazione alle disposizioni degli Stati Uniti d’America nei confronti del mondo intero è oggi particolarmente importante. L’influenza americana in Europa è di fatto un dato storico, pensiamo ad esempio al ruolo della guerra d’indipendenza tra le colonie americane e la Gran Bretagna nel porre i riferimenti per la successiva Rivoluzione francese. L’America in 18 quadri. Dalle piantagioni a Silicon Valley del politologo Fabrizio Tonello (Laterza) è un’indagine a tutto tondo sulle peculiarità ideali della storia e della cultura americana, Tonello prende spunto da alcune realizzazioni artistiche significative. Recensione di Giovanni Bernardini su La Lettura.
Un formidabile libro scavalca i cliché di genere della storia delle origini americane, nel conflitto usurpativo condotto dai coloni a spese dei nativi. Si tratta di Cavallo Pazzo di Larry McMurtry (Einaudi, traduzione Gaspare Bona), nel quale si narra la storia personale di un nativo americano le cui gesta sono entrate nella leggenda. Recensione di Romana Petri su La Lettura.
La supremazia della cultura americana nella quotidianità europea è stata nel tempo progressiva e pervasiva. Al punto da stabilire la nostra quotidianità, sia nel business che nei modelli di vita personali. La maggior parte dei programmi televisivi di intrattenimento viene mutuata da quelli americani, le piattaforme digitali che determinano le nostre relazioni sono americane, quelle che disciplinano le nostre necessità ma in special modo i nostri desideri di consumo sono americane. Le stesse strutture che permettono l’esercizio di queste tecnologie, come ad esempio i sistemi fisici e/o informatici di elaborazione e gestione del traffico di informazioni oppure logistici, sono americane. Il colpo di Stato delle Big Tech. Come salvare la democrazia da Silicon Valley di Marietje Schaake (FrancoAngeli, traduzione Pierluigi Micalizzi) denuncia l’attendismo europeo di fronte all’aggressiva espansione delle aziende americane e sottolinea l’urgenza di un disciplinare che tuteli il Diritto dei cittadini. Recensione di Michela Rovelli su La Lettura.
In un mondo in cui la realtà è considerata in prevalenza digitale e risulta fuggevolmente mutevole, l’infinita saggezza di un motto latino quale «Nulla dies sine linea» (nessun giorno senza una linea) viene costantemente elusa, impoverendo così la ricchezza dell’esperienza diretta. Non tutti però accondiscendono all’imperativo ma vivono scegliendo nutrienti modelli già consolidati. Sylvain Tesson ha scelto di misurare il mondo con il proprio corpo, testimoniando con la propria scrittura. Una scelta selettiva, relativamente mediata, permette di accedere al mondo nella consapevolezza che «chi è rurale mangia prevalentemente quello che cresce dentro il suo raggio di azione; non sa niente del cinema coreano, se ne infischia delle primarie americane, ma capisce perché ai piedi di un certo ceppo crescono i funghi. Da una conoscenza diretta, accede all’universale e alla vita». Una leggerissima oscillazione. Diari 2014-2017 (Piano B Edizioni, traduzione Giampiero di Barbaro) raccoglie gli scritti del viaggiatore francese pubblicati sul settimanale Le Point. Recensione di Maria Luisa Colledani sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Non ha mai rinunciato alla passione per la vita, il giornalista e fotografo Mario Dondero, all’affettuosa socialità. La sua produzione fotografica rispecchia la profondità di un’immediatezza gentile, uno sguardo curioso e partecipe, mai complice o al servizio della tecnologia. «Fotografare – afferma Laura Strappa nell’intervista di Antonio Gnoli che troviamo su Robinson de la Repubblica – era il suo modo di essere. Sentivo che gli piaceva farlo. Come gli piaceva vivere». La stessa passione per la scrittura e per l’umanità che ritroviamo in Mille parole (Affinità Elettive Edizioni, a cura di Laura Strappa e Francesco Pascali). Una silloge di scritti di Dondero, tratto dal suo lascito costituito da oltre cinquecentomila scatti, duecento quaderni di appunti e una quantità innumerevole di fogli sparsi.
Andrea Oddone Martin
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