Rassegna Stampa Libraria – 7 giugno 2026
L’individuo contemporaneo è sottoposto ad un costante ed abnorme flusso informativo, di svariato e indifferenziato genere. Negli ultimi anni, tale “bombardamento” si è complicato ulteriormente in applicazioni tecnologiche che impediscono di fatto il discernimento tra invenzione e realtà, bufala e veridicità, falsità mirata ed esattezza oggettiva. In Stiamo tornando al medioevo (Laterza), lo storico Giuseppe Sergi compie un’operazione importante. Decostruisce appropriatamente il luogo comune dell’arretratezza medievale, stabilitosi nella generale omologazione di un pensiero acritico quanto prevenuto. Si tratta di un saggio storico ma di cogente attualità, nel suo denunciare la malignità che legittima ideologie superficiali, respinge ciò che non vuol vedere, produce immagini stereotipe ed intellettualmente pericolose. Recensione di Amedeo Feniello su Domenica de il Sole 24 ore.
Una società che promuove e valorizza pratiche quali il politically correct, incoraggia l’individuo alla sottomissione del preordinato, a perseguire obiettivi di deresponsabilizzazione e mediocrità, a scomparire sommerso nell’intrattenimento forzato della tecnologia, non preserva dal rischio, non garantisce sicurezze ma cagiona inanità, ingenera fragilità, allontana dal senso vitale, elude la presenza del proprio essere. Ne Il rischio della scelta. Dalla fragilità all’entusiasmo di esistere (Mimesis, cura Francesca Nodari), il sociologo e antropologo David le Breton invita all’emancipazione da modelli che comunque non possono garantire null’altro che infelicità. «I social media generano assenza – afferma l’autore nell’intervista di Carlo Bordoni che troviamo su La Lettura del Corriere della Sera – le percezioni sensoriali delle persone vengono messe da parte a favore di un’attenzione esagerata rivolta allo schermo. L’impoverimento dei sensi va di pari passo con la crescente restrizione dei legami sociali. Mentre il momento del rischio, se scelto, porta con sé la certezza di sperimentare l’intensità dell’essere, la percezione della propria vitalità».
La scrittura ed il viaggio si sovrappongono nell’esperienza dell’olandese Jan Brokken. Durante il viaggio, gli incontri pianificati ma soprattutto quelli inaspettati provocano cortocircuiti mentali e si producono in una serie di rimandi, di reminiscenze e di approfondimenti a loro volta caleidoscopici. La malinconia del viaggiatore (Iperborea, traduzione Claudia Cozzi) racchiude quattordici racconti, quattordici prospettive che aprono panorami culturali e temporali diversi, rievocano figure quali, tra le altre, Franz Kafka, Antonio Machado, Claudio Monteverdi, Olivier Messiaen, Fortunato Depero, Béla Bartók. Recensione eccessiva di Cristina Taglietti su La Lettura.
Nel nostro tempo distratto, il senso della morte viene respinto in anfratti nascosti della coscienza, invisibile. L’appartata cremazione ha sostituito il rito sociale dell’inumazione; la soglia misteriosa dell’esistente si trasforma così in sparizione radicale, assottiglia velocemente il ricordo, declina successive riflessioni, insomma “chiude il discorso”. Ciononostante, i cimiteri continuano ad essere luoghi di profonda meditazione, metafisiche soglie aggettanti sul mistero supremo. Nonché luoghi letterari per antonomasia, come ravvisiamo inoltre in Qualcuno cammina sulla tua tomba di Mariana Enriquez (Edizioni gran vía, traduzione Alessio Casalini), un romanzo sapido, materico e sensuale, elegiaco e dolente, «un’ode alle cripte e alle cappelle, involucri di vita pulsante» come afferma Monica Acito nella recensione su Robinson de la Repubblica.
I cimiteri sono luoghi di attitudine filosofica, sono le rappresentazioni culturali del limes ultimo, tra evidenza e mistero oscuro, tra cultura e Natura imperscrutabile. In prossimità del confine, cicli allegorici e religiosi, vive creature generate nel mito, immagini polisemiche e sfuggenti popolano bestiari vivaci quanto misteriosi. Nella prefazione al libro Zoario, l’autore Alfredo Cattabiani (Iduna Editrice) avverte che tali pagine «sono frutto di sogni su animali incontrati lungo gli anni: epifanie e fonti di rivelazioni». Un viaggio tra sorprendenti manifestazioni quotidiane, attraversando l’affollata popolazione di immagini mitologiche e tradizionali. Recensione Armando Torno su Domenica.
Nella metà del VI secolo, Cassiodoro fondò in Calabria un monastero dalla specifica vocazione di scriptoria, si chiamava Vivarium. Il vivaio, l’incrocio tra l’energia reticolare del mondo e la dimensione di un’humanitas in cerca di redenzione, di rinascita. Come accade a Lorenzo, il protagonista del romanzo La memoria delle foglie di Gianni Solla (Einaudi), segnato profondamente dalla vita, ritrova la propria identità lavorando nel respiro del vivaio, rileggendo l’esistenza nell’alfabeto delle foglie, nelle grammatiche di innesti, potature, ritmi lenti, trattamenti e concimazioni, nello scorrere delle stagioni. Recensione di Carmen Pellegrino su La Lettura.
In genere, è difficile aver contezza della differenza tra senso comune della giustizia e la dimensione legale della giustizia. Elisa Hoven è avvocata penalista ed ha scritto Il dilemma di Eva (Neri Pozza, traduzione Irene Abigail Piccinini), un romanzo in cui si sviluppano nove significativi casi giudiziari, un’appassionante riflessione su cosa si intende con giusto, cosa siano colpa e responsabilità, tecnicamente. Recensione di Flavia Foradini su Domenica de il Sole 24 ore.
Andrea Oddone Martin
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