Rassegna Stampa Libraria – 7 settembre 2025
Jean Giono è uno degli scrittori più importanti del primo Novecento. Spesso bollato dalle coeve opinioni critiche come poeta dell’idillio campestre, i suoi ben più pregiati interrogativi esistenziali sul rapporto uomo-Natura trovano al giorno d’oggi un’inaspettata attualità. Esce per la prima volta in italiano il suo Canto del mondo (Edizioni Settecolori, traduzione Leopoldo Carra), romanzo pubblicato nel lontano 1933 nel quale le vicende e i protagonisti sono immersi nel magnifico naturale. Nello splendore delle pagine di Giono si intuisce cos’è la vita: essa consiste nella musica della Terra. Recensione di Daria Galateria su Robinson de la Repubblica.
La tecnologia non indica orizzonti di senso ma semplicemente “funziona”. Funziona supremamente come illusoria via di fuga, come fallace scappatoia. Da cosa fugge la società odierna? Dai grandi confronti esistenziali, primariamente la portentosa apparizione: la nascita. Ma ancor di più il mistero della scomparsa: la morte. Un colossale impegno di rimozione della società dei consumi ha reso possibile la visione di un eterno presente, due titoli ci informano sullo stato delle cose: Vivere per sempre. L’Aldilà ai tempi di ChatGPT di Davide Sisto (Bollati Boringhieri) ed Essere eterni. Manifesto contro la morte di Ines Testoni (il Saggiatore). Fra queste pagine comprendiamo, tra le altre innumerevoli novità, cosa sono i griefbot, ad esempio. Lungi dal rappresentare forme alternative di investimento finanziario, i bot sono invece software che simulano le conversazioni umane mentre grief in inglese significa “lutto”. I griefbot sono modelli addestrati con l’IA sulla base di fotografie, video, registrazioni audio, conversazioni, ad impersonare le persone defunte, ricalcandone la voce, le fattezze, l’umorismo, etc. Un mercato da un miliardo e mezzo di dollari. Recensione di Jessica Chia su La Lettura del Corriere della Sera.
Normalmente, sono gli oggetti a denunciare chi siamo e come siamo diventati. In una dinamica speculare, gli oggetti rimandano i nostri profili, fin nell’intimità emotiva. Trolley di Gabriele Canè (Minerva Edizioni) è un romanzo di oggetti e tendenze, usi e costumi. Basta osservarci, dice Canè: «tutti con gli stessi pantaloni, le stesse maglie, le stesse scarpe, le stesse giacche a vento». «Apri la dispensa e trovi riso nero e tofu, detergenti vegetali e ipoallergenici», al posto dei campanelli «tastiere numeriche e cervellotiche combinazioni mutevoli, per la nostra sicurezza…». Su tutto, la caratteristica colonna sonora dello scorrere sul marciapiede del popolare contenitore su ruote, a trascinamento. Recensione di Gino Ruozzi sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Un tardo ottimismo pseudo illuminista continua a investire positivamente il concetto del cosiddetto “progresso”, senza avvedersi però della mutazione reale del termine. Ora si tratta invero di “sostituzione”, agghindata da “progresso”. Scintille di Alice Zanotti (Edizioni Nottetempo) descrive il mondo, un intero immaginario umano e civile di tradizione, valori e sentimenti, di un piccolo e nascosto paese situato tra le montagne tra il Friuli Venezia Giulia e la Slovenia: Montefosca. Questo universo è minacciato dal cantiere di una nuova strada e gli abitanti sono costretti a vendere i terreni prima di vederseli comunque espropriati. Alcuni pensano che la strada «porterà commercio», i più saggi sanno che cancellerà per sempre un mondo: il loro mondo. Recensione di Alessandro Beretta su La Lettura.
L’opera fotografica di Luigi Ghirri, esemplare nella “sospensione del divenire” a nostro parere accostabile alle realizzazioni del pittore Edward Hopper, incoraggia la riflessione sulla virtù cognitiva della visione. Nel suo La potenza dello sguardo. Sulla fotografia di Luigi Ghirri (Marsilio Arte), Riccardo Panattoni analizza filosoficamente l’esito del fotografo emiliano, alla ricerca della chiave di comprensione delle immagini e dell’intensa relazione che stabiliscono con chi le guarda. Recensione di Marco Belpoliti su Robinson.
Nei suoi romanzi, la scrittrice francese Julia Deck si confronta con la verità, la realtà dell’ordine imposto dalla persuasione. I suoi romanzi, inoltre non si sottraggono ad un impegno civile e sociale. Non fa eccezione l’ultimo Ann d’Inghilterra (Adelphi, traduzione Yashmina Melouah), romanzo autobiografico dedicato alla madre, all’illusoria conoscenza delle persone che ci sono vicine, all’ipocrita inclusività della società moderna. La finzione letteraria, più vera del vero. Recensione di Roberta Scorranese su La Lettura.
L’origine cinquecentesca della figura del libero pensatore, che tanta parte avrà nel concepimento della modernità, fu contemporanea se non parallela all’istituto della censura. Nell’agile volume postumo, intitolato Libri e censura nell’Italia del Cinquecento (Edizioni dell’Orso), Ugo Rozzo restituisce compiutamente la storia di un’attività iniziata ben prima della Riforma protestante, dagli esiti di un’efficacia strepitosa. Recensione di Pietro Montorfani sul Domenicale.
La pace, suprema necessità, chimerico traguardo dell’inadeguatezza umana. Oaks Editrice ripubblica il titolo Avere la pace del sociologo Gaston Bouthoul, introdotto da Francesco Ingravalle. «Un’analisi delle condizioni che riguardano le fondamenta – afferma Armando Torno nella recensione che troviamo sul Domenicale de il Sole 24 ore – la conservazione, gli insegnamenti e la perdita della pace. La parte finale esamina anche quella nucleare e non tralascia gli aspetti politici». Tuttavia, aggiunge: «Osserva inoltre Bouthoul: tutti la vogliono a parole ma al tempo stesso coltivano, segretamente in fondo al cuore, sogni di guerra».
Andrea Oddone Martin
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