Rassegna Stampa Libraria – 8 dicembre 2024
Indiscutibile figura di spicco di questo periodo è l’albero di Natale; il suo sempreverde profilo triangolare, innevato o meno, con le sue luccicanti decorazioni presenzia ogni spazio commerciale, ogni piazza principale e di frequente le abitazioni private, per la gioia di bambini e adulti. Ne aveva viste tante, questo signore dell’altopiano di Lavarone, il nobile protagonista de Il canto del Principe di Marco Albino Ferrari (Ponte alle Grazie). Aveva vegliato su numerose generazioni, quell’esemplare di Abete bianco che tutti chiamavano il Principe, fino a quando fu abbattuto da un vento fortissimo. Ferrari ci riporta alla Natura e all’abbraccio vitale del bosco, in cui la vita non termina mai: dal tronco del Principe sono stati ricavati due violini, una viola e un violoncello. Una buona fiaba, vera. Recensione di Maria Luisa Colledani sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Generalmente, pensiamo con conforto alla concretezza, alla tangibilità della certificazione scientifica. Tuttavia, altrettanto generalmente tendiamo a minimizzare se non ad escludere l’accidentalità dello scienziato, anch’esso essere umano. I fisici astronomi Adam Frank, Marcelo Gleiser e il filosofo nonché scienziato cognitivo Evan Thompson, sono gli autori de Il Punto Cieco. Perché la scienza non può ignorare l’esperienza umana (Einaudi, traduzione Vincenzo Santarcangelo) nel quale argomentano scientificamente la non sostenibilità della descrizione oggettiva del mondo da parte dell’attività scientifica. Recensione di Francesca Rigotti sul Domenicale.
Il fenomeno del turismo compulsivo possiede una serie di corollari satelliti, di dimensioni decisamente minori. Uno di questi, oggi in forte crescita, è il cosiddetto turismo genealogico. Anche in questo caso, l’America primeggia e trascina con passione schiere di sessantenni al ricongiungimento con la propria stirpe. Dinastia. Alla ricerca della tua storia di famiglia tra segreti e misteri di Giulia Depentor (Feltrinelli) è una guida per chi voglia intraprendere il viaggio nella storia della propria famiglia. Recensione di Claudio Visentin sul Domenicale.
Nel nuovo Meridiano, Franco Perrelli raccoglie cronologicamente gli ultimi dodici drammi scritti da Henrik Ibsen, una feroce fenomenologia sociale del capitalismo nell’ipocrita morale borghese. La recensione di Drammi borghesi di Ibsen (Mondadori, cura e traduzione Franco Perrelli) è di Angelo Ferracuti e si trova sulle pagine de La Lettura del Corriere della Sera.
Dalla polarità dialettica di due celebri (quanto opposti) profili scaturisce l’energia dell’autentico protagonista de La notte brava di Kant e Casanova di Daniele Archibugi (Neri Pozza). Una novella immaginaria ma condotta nell’assoluta plausibilità storica, ispirata invenzione che trasuda aureo spirito settecentesco. Recensione di Chiara Fenoglio su La Lettura.
Letteratura è un termine ampio, accogliente al punto di integrare la propria contropartita. Tuttavia, resiste un significato ultimo al quale però possono rivolgersi pochissimi autori. Si tratta di coloro in possesso del talento di poter riconoscere con immediatezza la potenza della lingua, la forza delle parole e delle frasi, al di là di ogni utilizzo interessato. Nella loro mappa cognitiva domina limpidamente la consapevolezza della differenza tra descrivere e scolpire.
Ai più, le opere di costoro rimangono oggetti preziosi quanto incompresi, soggette a contorcimenti interpretativi, sui quali spesso ricade l’originalità dei loro autori, il loro non assoggettarsi alle mode, alle presunte obbligazioni del tempo. La causa del fraintendimento non fa capo ad un particolare e diffuso deficit, ma è l’eccezionalità del genio che vi abita, notoriamente compreso solamente dal suo pari, altrettanto raro. Risalta comunque, l’inevitabile fascino di queste opere che obbligano l’indifferenza a farsi da parte, impongono il confronto, seppur nell’incomprensione. Spesso provocano passioni durature, fascini persistenti nelle persone dall’intelligenza più sensibile, anch’esse di numero esiguo .
È un “uomo del sottosuolo”, l’autore di La salita (Sellerio, cura Umberto Gandini, Davide Longo). Ludwig Hohl ha vissuto la vita appartata del creatore, della rinuncia al compromesso, dello sfuggire la distrazione dei riti sociali, della concentrazione continua ed assoluta. Le sue opere sono il frutto di una accuratissima distillazione, la gestazione de La salita è durata ben quarantanove anni. Il risultato dell’impegno di Hohl è certificato, come si accennava poc’anzi, da scrittori quali Elias Canetti, Friedrich Dürrenmatt, Robert Musil, George Steiner. Ne La salita, introducendo concretamente la metafisica che innerva la maestosa indifferenza della Natura, si riduce lo iato tra accessibile ed inaccessibile, tra ratio e caos: la differenza tra descrivere e scolpire. Recensione di Lara Ricci sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Andrea Oddone Martin
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