Rassegna Stampa Libraria – 8 febbraio 2026

Rassegna Stampa Libraria – 8 febbraio 2026

«E là, primo fra tutti, seguito da un grande codazzo, ardente giù dalla rocca Laocoonte correva, e di lontano: «O miseri, ma che pazzia, cittadini? O in questo legno racchiusi si nascondono gli Achei, o questa è macchina contro le nostre mura innalzata, e spierà le case, e sulla città graverà: un inganno v’è certo. Non vi fidate Troiani». La lucidità di Laocoonte nell’Eneide di Virgilio, prima dell’apparizione di Sinone il manipolatore, il quale convincerà i Troiani a portare il cavallo di legno all’interno delle mura della città, consegnandosi così alla rovina. Joseph Roth, scrivendo all’amico e sodale letterario Stefan Zweig, manifesta con decisa lucidità la catastrofe imminente, dello spirito e della materia. Respinge ogni tiepidezza, ogni tentennamento: la sua visione è limpida, la sua intelligenza è acuta, pronta e reattiva. Egli sa che ogni concessione a “quelle iene puzzolenti, a quella feccia infernale”, condurrà inesorabilmente alla tragica fine della cultura europea, alla consegna definitiva al passato. Le missive di Zweig rispondono con misura e fiducioso equilibrio, probabilmente considerando l’allarmismo disperato di Roth quale conseguenza di un temperamento inquieto e incline al bicchiere. Oppure, progressista e razionalista, Zweig non può credere all’insensatezza degli uomini. Con tempismo editoriale cronometrico, Adelphi rende oggi disponibile il vasto carteggio intercorso tra questi due giganti della letteratura nel volume Ombre folli. Lettere 1927-1938 (cura Madeleine Rietra, Rainer Joachim Siegel, postfazione Heinz Lunzer, traduzione e prefazione Ada Vigliani). Recensioni di Cristina Taglietti su La Lettura del Corriere della Sera e di Wlodek Goldkorn su Robinson de la Repubblica.

Il declino del mondo occidentale porta con sé una miriade di interrogativi e di ipotesi, non ultima l’idea che l’Occidente sia solo uno dei tanti mondi fagocitato dall’impero globalizzato della tecnologia. Indubbiamente l’Occidente ha dovuto abbandonare definitivamente l’ideale della propria supremazia. L’esperto di relazioni internazionali Amitav Acharya propone, nel suo Storia e futuro dell’ordine mondiale. Perché la civiltà globale sopravvivrà al declino dell’Occidente (Fazi, traduzione Chiara Rizzo, prefazione Franco Cardini), un modello di virtuosa coesistenza multipolare delle diversità comprese nel fenomeno globale, chiamato con il nome di multiplex globale. Amitav Acharya esempla la sua proposta nell’intervista di Alessia Rastelli che troviamo su La Lettura.

La pratica tecnologica in larga scala personale si impegna nel boicottaggio della ritualità sociale, sostituendola con operazioni digitali. Per fare un esempio, è oramai la norma continuare ad operare sullo smartphone anche se la situazione è già in sé conviviale e non necessita di nessuna integrazione o intrusione. Tavolate di persone ciascuna china sul proprio schermino, ipnotizzata da un altrove diserta emotivamente il contesto reale. Negli ultimi anni, l’antropologo Harvey Whitehouse ha riunito un’equipe che comprende tra gli altri psicologi di gruppo, storici, archeologhi, neuroscienziati, studiosi dello sviluppo infantile, economisti comportamentali, con l’intento di studiare le ragioni del rito e della sua universalità. L’animale rituale di Harvey Whitehouse (Castelvecchi Editore, traduzione Pietro Vereni) è un saggio che raccoglie le fila odierne della ricerca, collocando l’attività rituale a fondamento decisivo della nostra capacità di apprendere e di rifondare una convivenza sociale. Recensione di Adriano Favole su La Lettura.

Prima delle strade, delle ferrovie e dei flussi digitali, le arterie della civiltà si incarnavano negli imponenti fenomeni naturali dei corsi d’acqua. I destini segnati da una selezione di grandi fiumi si snodano in I 7 fiumi che raccontano il mondo della storica britannica Vanessa Taylor (Garzanti, traduzione Giuseppe Maugeri), nella quale l’autrice si diffonde nella storia, negli immaginari mitologici e umanistici di intere regioni e popoli plasmati dai fiumi. Recensione di Danilo Zagaria su La Lettura.

Dalla geografia fluviale a quella urbana, dell’evocativo titolo Scusi, da che parte per Piazza del Duomo? Di Dino Buzzati (Mondadori). Abbandona immediatamente la mise da guida turistica per assumere le fattezze di un Baedeker metafisico, la raccolta di prose su Milano. Lo sguardo di Buzzati intercetta l’urbanità milanese restituendone quadri allusivi, sospesi in un tempo rarefatto quanto un paesaggio urbano di Giorgio de Chirico. La recensione è di Bruno Quaranta, si trova su Robinson.

Milano non sarebbe la Milano della modernità senza il gesto creativo di uno dei suoi più grandi interpreti: Gio Ponti, l’architetto generato dalle arti decorative, l’inventore del design. Ma non solo Milano, l’attività di Ponti si è rivolta in maniera importante anche nella Capitale, alla quale ha dedicato tra il 1931 e il 1961 ben diciassette progetti, dei quali ne furono realizzati sette. Il volume Gio Ponti a Roma. Opere e progetti per la Capitale di Simona Salvo e Alberto Coppo (Silvana Editoriale) è un compendio ragionato dei progetti di Ponti per Roma. Recensione di Roberto Dulio sul Domenicale de il Sole24 ore.

Tra i luoghi più eccitanti l’immaginario anche letterario si annoverano certamente le isole. Lembi terrigni circondati da orizzonti sconfinati, nei quali il tempo scivola assecondando ritmi alternativi, abitati da organismi segnici, florilegi di segni, scritture organiche nate dal disegno di elementi naturali e parti del corpo, scritture che registrano un modo di sentire, un’idea cosmogonica, una cifra d’appartenenza e di differenza. Tutto ciò ne Il segreto delle isole. Storie di linee, memorie nascoste e mondi inventati di Silvia Ferrara (Feltrinelli). Recensione di Matteo Trevisani su La Lettura.

Bel volume fotografico in occasione dell’ottocentesimo anniversario della morte di San Francesco, L’Umbria di San Francesco del fotografo Luigi Spina (Dario Cimorelli) raccoglie immagini immortalate durante le visite ai più suggestivi luoghi percorsi dal Santo. Rigorosamente in bianco e nero, gli scatti tracciano grafie di luce nell’incontro con la dimensione contemplativa immersa nella potenza della Natura. Fermi immagine temporali, silenzi immaginari ma corposi. Recensione di Maria Luisa Colledani sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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