Rassegna Stampa Libraria – 8 giugno 2025

Rassegna Stampa Libraria – 8 giugno 2025

I principi cardine dell’Occidente si incarnano nello Statuto dell’Unione Europea. Essa ne è l’espressione, ne custodisce e promuove i valori. Attualmente, l’Unione Europea è in una fase di profonda trasformazione, il che la espone agli attacchi di coloro che, per motivi di convenienza politica o per banale ignoranza, hanno dimenticato i motivi di necessità dell’Europa Unita. Edgar Morin e Mauro Ceruti si soffermano, nel loro La nostra Europa (Raffaello Cortina), su questa fase metamorfica dell’Europa, ne offrono un’immagine significativa. Possiamo leggerne uno stralcio sul Domenicale de il Sole 24 ore.

Non solo ragioni economiche rendono indifferibile un mutamento di prospettiva europea, ma anche l’oggettiva pressione della politica imperialista di Paesi quali la Russia. Per comprendere la gravità della situazione odierna, afferma Oliver Moody presentando il suo Baltico. Il mare conteso al centro del nostro futuro (Marsilio, traduzione Davide Martirani), è necessario conoscere la storia dell’Occidente a partire dal patto Molotov-Ribbentrop col quale Stalin e Hitler si spartirono le regioni dal Baltico al Mar Nero. L’intervista a Oliver Moody è di Lorenzo Cremonesi e si trova su La Lettura del Corriere della Sera.

Inoltre, è evidente la paradossale tendenza della maggior parte della popolazione europea ad ignorare la pericolosità della situazione. L’idea di una reazione muscolare all’aggressività non prende piede, consentendo all’aggressività di perdurare ed aumentare. Esiste una fenomenologia delle idee? Se lo era chiesto venticinque anni fa Malcolm Gladwell nel best seller internazionale intitolato Il punto critico. Oggi aggiorna il pensiero ottimista de Il punto critico con la visione perfezionata della sua tesi sulla modalità di diffusione e condivisione delle idee e dei fenomeni sociali: Tipping point. La vendetta del punto critico (UTET, traduzione Chiara Baffa). Viviana Mazza intervista l’autore americano per La Lettura.

Potremo affermare che tutto inizia con una visione, con la manifestazione ideale e condivisa di un’immagine. Il primario ruolo dell’immaginazione sulle dinamiche dei fenomeni sociali collettivi è più che dimostrato, fin dalla pratica ecfrastica sulle arti applicate, prima fra tutte la pittura. La pluralità di mondi espressi in un’opera d’arte viene celebrata dalla prospettiva del soggetto colto che la osserva, come cogliamo negli Scritti. Come se la parola dipingesse (Electa) dello storico dell’arte, critico cinematografico e musicale recentemente scomparso Marco Vallora. Recensione di Bruno Quaranta su Robinson de la Repubblica.

La potenza di un’immagine sta nel rendere vivamente presente un’assenza, riportare alla coscienza la reale concretezza di una situazione, persona, accadimento, monito, morale, memoria, etc. Matthias Jügler sa creare nell’immaginazione del lettore del suo La danza delle effimere (Neri Pozza, traduzione Federica Garlaschelli) lo scintillio dello straordinario nel paesaggio tra la Turingia e la Sassonia-Anhalt, nel quale accade qualcosa di straordinario, notevole. In un periodo della ex Repubblica democratica tedesca, pare dimostrata la pratica di sottrarre i neonati ai genitori per affidarli alle adozioni. Il narratore del romanzo di Jüngler è proprio uno di questi padri “orfani” di figlio: una storia speciale. Recensione di Alessandra Iadicicco su La Lettura.

Alcune immagini possono ricondurre ad una lineare coerenza, tuttavia le più potenti possiedono un taglio di inconciliabilità, sono attraversate dalla complessità del reale. Nel 1956, Pavel Nilin pubblicò il romanzo Crudeltà. Un affresco vigoroso ed intenso, fondato sulla questione capitale della connaturata crudeltà di ogni potere, finanche il più socialista. Sino a che punto, si chiede nel romanzo di Nilin, onestà e verità possono essere sacrificate in nome di un interesse collettivo? Recensione di Giancarlo de Cataldo su Robinson.

Ad ogni modo, se è vero che «non è importante il traguardo ma il viaggio per raggiungerlo», corrisponde altrettanto a verità che «il viaggio è colui che viaggia». L’idea che il viaggiare “apra la mente” è una fallace quanto inconsistente speranza: diverso il viaggio del turista irretito dal marketing e ignorante del luogo che va ad affollare, dal viaggio dell’erudito connoisseur per cui ogni tappa diventa motivo di profonda riflessione. Il primo tornerà tal quale è partito, diversamente dal secondo, arricchito da autentica esperienza. Dirimente la lettura di Alfabeto del viaggiatore di Steven Runciman (Edizioni Settecolori, traduzione Aridea Fezzi Price). La recensione è di Armando Torno e si trova sulle pagine del Domenicale de il Sole 24 ore.

Andrea Oddone Martin

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