Rassegna Stampa Libraria – 9 novembre 2025
Se non si fosse dedicato alla musica, il compositore francese Claude Debussy avrebbe scelto il mare. Infatti, desiderava la vita del marinaio per abitare il limite della trascendenza. Piero Dorfles, nel suo Le parole del mare. Letteratura e navigazione (Sellerio), percorre ed approfondisce la produzione letteraria di ogni tempo in cui le immensità acquee e l’insondabilità delle ragioni dell’esistenza si rispecchiano. Dalla Bibbia a Omero, Senofonte, Joseph Conrad, Jules Verne, Robert Louis Stevenson, Hermann Melville, Giovanni Verga, Emilio Salgari, tra gli altri. Recensione di Carmen Pellegrino su La Lettura del Corriere della Sera.
Un’apparenza ludica cela il fondamento ideologico dello sport. Non è un caso se lo sport rappresenta e allo stesso tempo innerva un ideale esistenziale, quello tipico delle società occidentali e in particolare il “sogno americano”. «La performance sportiva ha a che fare con il concetto di conquista, – afferma Eugene Marten, romanziere americano di origini europee – è quasi una forma di imperialismo. Emergere come numero uno, essere superiore con l’approvazione della società. Avere la meglio, anche durante una semplice conversazione: viviamo in un Paese dove c’è una costante spinta ad essere migliori di qualcun altro». Il protagonista de La vita pura di Marten (Playground Editore, traduzione Antonio Bravati) è un ex giocatore di footbal americano. A causa dei traumi sportivi, la sua memoria è irreparabilmente danneggiata e, dopo una carriera di successo ed aver galvanizzato folle di tifosi, la sua vita innesca una spirale d’emarginazione distruttiva. La società competitiva produce scarti, gli outsider. Di loro, delle loro vite e delle loro famiglie scrive l’autore. Eugene Marten è autorevolmente considerato uno dei tre più importanti romanzieri americani, insieme a Cormac McCarthy e a Don DeLillo. Marten ha scelto di non avere social media, blog e siti web, di non tenere corsi di scrittura creativa, di non aver a che fare con l’accademia. «Semplicemente non mi interessa essere una persona conosciuta a quel livello» asserisce con naturalezza nell’intervista di Marco Bruna che troviamo su La Lettura.
La profondità riflessiva ed emotiva delle contraddizioni umane, l’energia trasfigurante in realismi magici, l’ironia e la mistica, la religione e la sensibilità animista, spesso la satira, le innumerevoli forme oppositive tra il bene ed il male, la malinconia del passato e i sogni del futuro, sono tra le peculiarità di una letteratura tipica come quella russa. Non fa difetto il romanzo Isotta di Irina Odoevceva (Adelphi, traduzione Claudia Zonghetti), scritto negli anni venti ed ambientato nella Francia popolata dagli esuli scampati dalla rivoluzione bolscevica. Al tempo fu censurato, per il modo in cui vi si descriveva la libertà adolescenziale. Ora è giunto il suo tempo. Recensione di Viola Ardone su Robinson de la Repubblica.
Il romanzo storico raggiunse i suoi fasti nel romanticismo, ma ebbe un potente rigurgito novecentesco a partire da Il nome della rosa di Umberto Eco (Bompiani, ora La nave di Teseo). Nel tempo si sono moltiplicati gli autori dediti al genere, con alterni risultati. Codice Sibilla di uno dei maggiori studiosi mondiali della vita e delle opere di Leonardo da Vinci, Carlo Vecce, è costruito attorno al fantomatico opuscolo profetico (sulla fine del mondo, ovviamente) stampato dal Gutenberg con i caratteri mobili di metallo prima della celebre Bibbia (42 linee, per i bibliofili). Un affresco che inizia nel 1404 e termina nel 1462, anno nel quale Marsilio Ficino inizia a tradurre il Corpus Hermeticum di Ermete Trismegisto… Recensione di Simone Innocenti su La Lettura.
In genere, l’immagine prevalente dell’India soffre tutt’oggi della moda apparsa negli anni ’60 del Novecento. L’esotismo, gli allucinogeni, la ricerca di sé, la spiritualità, la meditazione, sono tra gli elementi che costituirono il cliché interpretativo di quegli anni. Persino i Beatles soggiornarono lungamente presso un Ashram nel 1968, inaugurando una duratura tendenza popolare. La via dell’oro di William Darlymple (Adelphi, traduzione Svevo d’Onofrio), storico e scrittore scozzese di prestigiosa genealogia, racconta la diffusione su scala eurasiatica della complessa cultura indiana antica, offuscata dalla successiva preferenza alla Via della seta, restituendo a quella vastissima geografia l’identità che le compete: il fulcro di una civiltà cosmopolita, raffinata e influente in modo prodigioso verso ogni direzione. Giuliano Boccali presenta il volume sul Domenicale de il Sole 24 ore.
Andrea Oddone Martin
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