RECENSIONE: Abraham B. Yehoshua “Viaggio alla fine del millennio”
Spira un vento antico tra le pagine di questo libro. Più antico della cronologia degli eventi narrati, disposti dall’autore nell’ultima parte del IX secolo dell’era volgare, in prossimità del grande avvento del nuovo millennio. Lungo i capitoli, si percepisce la presenza del greco Esiodo. E non solo come quando, nelle Opere e giorni, rivolgendosi al fratello Perse, il greco scrive: «ed allora tu tira sul mare la nave veloce, e dentro sistema il giusto carico, per poter portare a casa il guadagno, allo stesso modo come il padre tuo e mio, o Perse, grande incosciente, andava sul mare con le sue navi, essendo privo di ogni benessere. Ed egli un giorno qui giunse, dopo aver traversato molto mare, dopo aver abbandonato Cuma eolica su una nera nave, non certo fuggendo gli agi, né la ricchezza e il benessere, ma la cattiva povertà, che Zeus assegna ai mortali. Egli pose la sua dimora presso il monte Elicona, in un paese infelice, ad Ascra, cattiva d’inverno, pessima d’estate, giammai confortevole». Mentre scrive le pagine di Viaggio alla fine del millennio, Abraham B. Yehoshua veste gli abiti del narratore omerico e racconta di stirpi, di avvicendamenti culturali, di cronologie, dell’infinita saggezza dello spirito, percorre arcate temporali, geografie intercontinentali, topografie mentali collettive, vizi e virtù in rapporto reciprocamente scambievole, secondo lo spirito dell’epoca.
La vicenda coinvolge principalmente il mercante ebreo Ben-Atar, titolare di un sodalizio commerciale di successo che tratta svariate merci provenienti dall’Africa nell’Occidente cristiano europeo. Primo collaboratore di Ben-Atar è l’arabo musulmano Abu-Lutfi mentre Abulafia, il prediletto nipote di Ben-Atar, si occupa da anni di procacciare clienti cristiani in Europa e di smerciare loro le merci acquistate. Con cadenza annuale, i tre mercanti si incontravano presso la baia di Barcellona, alla locanda del mercante ebreo Raphael Benbenisti. In questo luogo, convenuto ormai per tradizione consolidata, i tre mercanti si scambiavano derrate merceologiche e proventi realizzati durante l’anno. Ma è già ormai qualche anno che Abulafia, il nipote di Ben-Atar nonché procacciatore, ritarda sempre più la data dell’incontro, provocando forte preoccupazione. La causa dei progressivi ritardi, confinanti ormai con la temuta assenza, è una disapprovazione. La disapprovazione della nuova moglie di Abulafia e della sua famiglia verso la poligamia di Ben-Atar.
Infatti Ben-Atar, ebreo sefardita di pratica tradizionale, è sposato con due mogli. Una situazione normale nell’ebraismo sefardita del tempo che però, grande scandalo suscita presso la persona di donna Esther-Mina, nuova moglie di Abulafia e appartenente all’ebraismo askenazita. È proprio di quell’epoca il sinodo nel quale l’autorità del rabbino askenazita Gershom ben Judah istituì varie leggi e divieti, tra i quali il divieto della poligamia. Si creò così un’importante faglia tra fratelli nella stessa fede. Una faglia che mette seriamente a rischio, oltre alla delicata armonia di affetti famigliari, il sodalizio commerciale di Ben-Atar, suo nipote Abulafia e il musulmano Abu-Lutfi. Per questo motivo Ben-Atar, assieme alle sue due mogli e a quello che diventerà socio in affari Abu-Lutfi, intraprendono il viaggio per mare che porterà la nave, armata dallo stesso Ben-Atar e ben caricata di merci da vendere in Europa, da Tangeri a Parigi, dove risiede Abulafia con la nuova moglie. Ben-Atar vuole dimostrare ai fratelli askenaziti l’infondatezza del divieto della poligamia, mostrando con i fatti l’armonia e la bontà di una tradizione che non rappresenta un obbligo, ma una possibile libera scelta.
Tuttavia, il valore del romanzo non risiede nella pur avvincente ed ingegnosa trama. La caratterizzazione dei personaggi, gli approfondimenti qualitativi dei paesaggi geografici, naturali e delle scene, dello scandire del tempo personale e cosmico, della compresenza generazionale, fanno balenare la ricchezza di una molteplicità che fatica ad essere racchiusa esaurientemente secondo una prospettiva culturale unilaterale. Ben-Atar ebreo sefardita, Abu-Lutfi arabo musulmano, la famiglia e la comunità askenazita di donna Esther-Mina, il rabbino andaluso Elbaz, il capitano arabo della nave Abd el-Shafi, la popolazione cristiana dell’Europa, la presenza nell’immaginario di antiche e selvagge popolazioni vichinghe, perfino la nave stessa su cui viaggiano è tipicamente magrebina. Ogni presenza si rende esponente di un universo culturale caratteristico, di una prospettiva particolare.
L’unica presenza sostanzialmente onnicomprensiva, portatrice di un ecumenismo capace di superare ogni divisione e particolarismo, è quella dell’ultimo fra gli ultimi, da chiunque percosso usualmente, schiavizzato nelle più umili mansioni, violentato nel corpo, frainteso nella mente. Colui il quale, incapace di comprendere le ragioni delle diversità e del divenire, mantiene intatto lo stupore devoto ad ogni manifestazione del creato, sia animale che umana, tangibile o intangibile come ad esempio gli affetti o le immagini sacre. Prostrandosi ad ogni apparire come effetto di manifestazione spirituale, emanazione di una totalità consacrata, colui che viene definito pagano assume un rilievo arcaico ed originario, sommamente maturo e genitoriale nel porsi indiscriminatamente al servizio dei suoi “figli” ebrei, musulmani, cristiani, ancora confusamente nel mezzo di un cammino già da lui interamente percorso.
Ogni pagina è segnata dall’abilità dell’autore, capace di metafore vive, radenti il poetico come, ad esempio: «E anche il vento, che ora scompone con delicatezza le ragnatele di sonno negli occhi del nuovo venuto…». Inoltre, la ricchezza e l’appropriatezza del tono narrativo, la comprensione della complessa interiorità di ciascun personaggio, il fascino delle descrizioni, siano esse dell’ambiente naturale, del cielo notturno, della bellezza femminile, delle merci acquistate e vendute, degli abiti, dei profumi, delle usanze e dei riti di ciascuna tradizione fanno di quest’opera uno dei libri da leggere senz’altro. In caso contrario, un’autentica privazione per il lettore evoluto.
Andrea Oddone Martin
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Abraham B. Yehoshua
Viaggio alla fine del millennio
Collana Supercoralli
Traduzione Alessandra Shomroni
Einaudi Editore Torino 1998
Rilegatura copertina rigida, fascicoli cuciti
145 x 221 x 33 mm
580 gr
380 pp
ISBN 9788806145910
Edizione alternativa
Collana Einaudi Tascabili
Einaudi Editore 2005
Brossura fresata
ISBN 9788806174361

