RECENSIONE: Anton Čechov “Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura”

RECENSIONE: Anton Čechov “Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura”

«Nel secolo ventesimo anche una scimmia può diventare un poeta e un narratore. Ci sono infatti “palestre del cervello” che danno un diploma a quanti imparano la metrica di un sonetto e la scorrevolezza della narrativa», e se tutto questo è vero, come ci ricorda lo scrittore veneziano Aldo Vianello nella raccolta di poesie e prose Il ribelle (Supernova), viene da domandarsi per quale motivo il bisogno d’imparare a scrivere a tutti i costi sia oggi così forte da far sorgere ovunque corsi, lezioni, seminari che, quando non si dimostrano dannosi, sono quantomeno inutili e pretenziosi. Ma non sarà allora necessario, come scrive Vianello, ritornare alle preziose e dure “aule di vento” visto che «le teste d’uovo hanno dimenticato di lasciar fare al dolore, al messaggio della Natura e del sapersi ascoltare»?

Questo è il punto: l’ascolto, il lasciar fare. Preziosa lezione che già Rilke impartiva nelle lettere inviate ad un giovane poeta: «Lasciate fare, semplicemente», suggerendo di limitarsi ad ascoltare e guardare. Perché il mondo e la vita sono là, a portata di mano e non necessitano di lezioni. Non s’imparano il dolore e la gioia, né come dirle. «Se la vostra giornata vi sembra povera, non accusatela. Accusate voi stesso di non essere abbastanza poeta per chiamare a voi le sue ricchezze».

Questo tramutare in oro poetico o narrativo eventi piccoli, inutili, giorni banali e vuoti era anche per Anton Čechov l’evento che rendeva arte l’esistenza. Non è ciò che si vede che fa l’arte, ma il come lo si vede: quel come è la scrittura del poeta o del narratore. E anche lo scrittore russo suggerisce di ascoltare e guardare, null’altro. La piccola vita d’ogni giorno è lì; egli la osserva con curiosità. Al fratello che con difficoltà si affannava a scrivere, semplicemente suggeriva: «Prendi qualcosa dalla vita reale, d’ogni giorno, senza trama e senza finale». E poi via, lontano dal soggettivismo estremo per coltivare l’obiettività senza dare lezioni a nessuno, senza arroganza: «Non facciamo i cialtroni e dichiariamo francamente che a questo mondo non si capisce nulla».

Leggendo attentamente i consigli ch’egli concedeva a coloro che a lui si rivolgevano per la scrittura – consigli preziosi raccolti in un bel volumetto curato da Piero Brunello – Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura, si rafforza la certezza che le scuole di scrittura siano qualcosa che con lo scrivere ben poco hanno in comune. E’, dunque, un bene ascoltare quel che Čechov ha molto a cuore, l’essenza che nei suoi racconti e nel suo teatro muove al riso e al pianto chiunque si accosti. Egli si considerava persona gaia che, per i primi trent’anni della vita se l’era spassata, ed è questa la ragione, secondo lui, che lo portava ad ottenere dalle sue opere l’effetto inverso. E se spesso veniva accusato dai lettori del proprio tempo d’essere tetro, malinconico e cupo, egli rispondeva che sempre, nello scrivere, egli era di buon umore, felice. Scriveva soltanto perché nella testa sentiva «un esercito di gente che voleva venire fuori e aspettava il comando»; un esercito autonomo con una vita propria che lo scrittore si limitava a lasciar uscire liberamente senza intrufolarsi mai tra i protagonisti dei romanzi. «Il soggettivismo è cosa tremenda» e ne fuggiva per non sentirsi legato mani e piedi. Per questo dalla sua penna le parole fluivano con tanta grazia e realtà e gli sembrava d’aver fatto notevoli progressi soltanto quando leggendo la sua descrizione di una pianura il lettore avvertiva odor di fieno.

Quando Maksim Gor’kij gli inviò uno scritto domandandogli un giudizio, Čechov allegramente sentenziò: «E’ un buon racconto…, l’ambiente odora di ciambelle».

Patrizia Parnisari

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Anton Čechov

Senza trama e senza finale. 99 consigli di scrittura

Minimum fax

a cura di Piero Brunello

pp. 103

2002

6,50 €