RECENSIONE: Carl Schmitt “Terra e Mare”
Confrontarsi con un testo di Carl Schmitt corrisponde ad un’esperienza di espansione, di allargamento degli orizzonti mentali. Si potrebbe dire che Schmitt conduca il lettore ad una qualificazione ampliata, in cui la disamina di un argomento centrale viene esercitata da una prospettiva culturale estesa ma al tempo stesso altamente specializzata. Ernst Jünger, suo amico e sodale, affermava: «Carl Schmitt è tra i pochi che cercano di valutare gli eventi in base a categorie che non siano di breve respiro come le categorie nazionali, sociali, economiche». Superando perimetri giudicati normalmente esaustivi, Schmitt esercita la sua meravigliosa quanto sottile intelligenza accostando con lucidità campi di indagine quali scienza politica, visione mitologica, giurisprudenza, potenze elementari, antropologia, storia della civiltà.
Il volume Terra e Mare – Una riflessione sulla storia del mondo si presenta come un saggio in forma di racconto, steso da Schmitt nel 1942 a Berlino, in una condizione di totale isolamento. L’intento dichiarato è famigliare: sono pagine indirizzate alla figlia undicenne Anima, in cui si racconta la storia del mondo occidentale. Sono gli snodi fondamentali della storia ad essere individuati da Schmitt con lucida prassi e vasta cultura. Ad esempio, il momento in cui l’Inghilterra divenne la regina del mare e, mutando direzione identitaria, un popolo di pastori si trasformò in un popolo di figli del mare. La trasformazione da una prospettiva terrestre a una puramente marittima comportò la sostituzione di ogni sua relazione essenziale con il resto del mondo: «colta esclusivamente dal punto di vista del mare, la terraferma è una mera costa, una spiaggia con un entroterra”. Perfino un intero paese, osservato dal mare aperto e da un’esistenza marittima, può essere un mero relitto e un rifiuto del mare». Ciò appare ancor più autentico a chi scrive, in quanto abbiamo avuto esperienza diretta della visione dei cittadini (soprattutto anziani) di Venezia i quali, persistendo l’antica visione acqueocentrica, considerano ogni dove geografico esterno alla città d’acqua come “campagna”, indifferentemente si tratti di prima periferia oppure di Milano, di Parigi, di Berlino oppure Roma. Grazie al possente impulso esistenziale dovuto alla metamorfosi prospettica di un popolo che ora considerava ciò che per altri popoli era terra e patria mero entroterra, il dominio marittimo inglese si diffuse in tutto il globo costituendo l’Impero britannico.
Per Schmitt, ogni ordinamento fondamentale è un ordinamento spaziale, ogni spostamento significativo dell’immagine della terra si lega a mutamenti politici di portata mondiale. L’impero britannico è frutto di uno di questi spostamenti, il quale ebbe inoltre la conseguenza di comprendere come parte in causa di un conflitto anche la popolazione civile, non considerata come parte attiva nelle guerre precedenti. Nel libro, Schmitt affronta questioni geopolitiche e antropologiche in un’affascinante quanto penetrante dissertazione. La visione marittima ebbe il suo decorso e il suo termine coincise con l’avvento della macchina nel XIX secolo. «Adesso da grande pesce il Leviatano si trasformò in macchina, una metamorfosi sostanziale straordinaria. […] Il mare rimase un forgiatore di uomini, ma l’azione di quella poderosa spinta che aveva fatto di un popolo di pastori dei feroci corsari diminuì e a poco a poco cessò. Tra l’elemento del mare e l’esistenza dell’uomo si frappose un dispositivo meccanico».
Contemporaneamente, la tecnologia comportò una ulteriore, sostanziale rivoluzione spaziale. L’aeronautica e le onde radio delle stazioni trasmittenti e riceventi di tutti i paesi avviarono l’ideale di una terza dimensione e di un terzo elemento quale nuova sfera elementare dell’esistenza umana: l’aria. «Non è forse vero – ricorda Schmitt al lettore – che, secondo un’antica dottrina, l’intera storia dell’umanità è solo un viaggio attraverso i quattro elementi?».
Andrea Oddone Martin
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Carl Schmitt
Terra e Mare – Una riflessione sulla storia del mondo
Collana Piccola Biblioteca Adelphi
Traduzione Giovanni Gurisatti
Con un saggio di Franco Volpi
Adelphi Milano 2002
Brossura fascicoli cuciti
105 x 177 x 12 mm
130 gr
150 pp
12,00 €
ISBN 9788845917431

