RECENSIONE: Danilo Conte “Il rumore degli anni”
Può un avvocato del lavoro impegnato sui diritti sociali trasformarsi in un narratore raccontando i casi che ha trattato facendone letteratura, restituendone romanzi brevi e incisivi come gli hard boiled di taglio americano? Certo, si chiama Danilo Conte.
Nel suo romanzo intitolato Il rumore degli anni dà vita all’avvocato del lavoro Chiton, giuslavorista che difende i lavoratori dei cui diritti nessuno si occupa, il quale racconta casi in cui è coinvolto “con una pietas degna di Victor Hugo e uno sguardo malinconico degno di Raymond Chandler” tanto che se il lettore dovesse immaginarsi una trasposizione cinematografica di questo social legal thriller non potrebbe fare a meno di immaginare l’avvocato Chiton nell’aspetto dell’intramontabile Humprey Bogart.
L’avvocato Chiton, alter ego dell’autore, si batte come un pugile peso piuma contro i pesi massimi dell’industria del consumo che si arricchiscono sfruttando la manodopera di diseredati senza più identità: gli immigrati clandestini senza più patria, né documenti né diritti, schiavi del padrone che li nasconde nei capannoni-Lager, celati al mondo come talpe nelle loro tane. Con lo spirito di un Don Chisciotte militante ma con i piedi ben piantati a terra, l’avvocato Chiton si accolla, spinto dalla vocazione alla giustizia, le cause che parrebbero senza speranza ma che vanno vinte per poter riscoprire e riaffermare il concetto costituzionale del diritto al lavoro, della dignità del lavoro, del giusto salario.
L’avvocato Chiton mette le mani nella melassa dell’industria del lusso, quella dell’alta moda, per esempio, scoprendo la melma maleodorante celata dallo splendore della melassa. Svelando lo sfruttamento della manodopera clandestina, raggiunge il culmine dello sfruttamento e dell’ingiustizia con i lavoratori pakistani di una nota “fabbrica di eleganza” dove il più giovane dei suoi lavoratori clandestini dichiara di dover ringraziare per un lavoro di 12-14 ore al giorno pagato per 4 ore part-time: abominio che accade nella Toscana della moda. L’avvocato Chiton si impegna in difesa dei lavoratori pakistani, in pratica schiavi, e di tutti i lavoratori confinati fra gli ultimi che si arrabattono disperatamente per sopravvivere in un mondo che li sfrutta senza pietà
Tutte le cause che compaiono nel romanzo coincidono alle reali cause di lavoro che nel tempo l’autore ha vinto e perso, l’avvocato Chiton è Danilo Conti che innalza la bandiera degli sfruttati per restituire loro dignità attraverso il diritto. La lotta continua gli è costata la solitudine, l’amore perduto e sempre rimpianto di Margherita e il rapporto difficile, conflittuale, con la figlia sedicenne che si sente trascurata. Infatti, è impossibile trovare il tempo per una vita privata se devi cercare di scoprire chi è Elvira, l’ex-direttrice d’azienda vittima di feroce mobbing che scrive lettere anonime raccontando la sua discesa all’inferno senza mai svelare la sua identità; se Bilal, che ha solo 19 anni, ha deciso di ribellarsi alla schiavitù del suo lavoro; se i componenti di una famosa orchestra vogliono far saltare una prima per protesta; se i lavoratori di un aeroporto si rifiutano di far salire un carico d’armi su un cargo; se picchiatori fascisti irrompono a scardinare uno sciopero contro i licenziamenti.
Lirico e crudele ad un tempo, il romanzo di Danilo Conte ti colpisce, ti urta, ma commuove e fa pensare alle ingiustizie e allo sfruttamento marcescenti dietro le quinte delle industrie del benessere, i cui prodotti vai serenamente a comprare nei grandi centri commerciali o nelle boutiques cittadine. Magari, pagina dopo pagina, un salutare appetito di giustizia potrà sollecitare un pensiero per tutti quelli che sono costretti a lavorare nello sfruttamento, nella moderna schiavitù. A tentare di ridar loro una dignità c’è solo un robusto Don Chisciotte: l’avvocato del lavoro Chiton.
Leandro Lucchetti
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Danilo Conte
Il rumore degli anni
Collana Visionari
Milieu Edizioni Sesto San Giovanni Milano 2025
Brossura
127 pp
EAN 9791282104159
17,00 €

