RECENSIONE: Eley Williams “Il dizionario del bugiardo”

RECENSIONE: Eley Williams “Il dizionario del bugiardo”

È alla prima prova narrativa, Eley Williams, giovane scrittrice inglese innamorata delle parole. Florilegi di termini desueti, alcuni inventati di sana pianta, alcuni inseguiti lungamente, trapuntano la trama de Il dizionario del bugiardo, accompagnando le avventure dei suoi protagonisti. Tutto il romanzo si struttura attorno agli usi del linguaggio, ad esempio ogni capitolo s’intitola in ordine alfabetico dall’iniziale di una parola significativa per il capitolo stesso. E così, dopo l’introduttiva prefazione, si susseguono: “A come astuto (agg.)”, “B come bleffare (v. intr.)”, “C come criptismo (s. m.)”, etc. Le parole rendono al romanzo lo stato di necessità, sia per la passione ed il piacere che provengono da esse per la scrittrice e sia, giocoforza, per l’ambientazione: la rinomata casa editrice Swansby alle prese con l’aggiornamento del Nuovo Dizionario Enciclopedico Swansby.

La chiave strutturale dell’intero scritto si ritrova nella contrapposizione biunivoca che caratterizza personaggi, situazioni, temporalità. L’ambientazione temporale alterna vicende appartenenti alla fine del XIX secolo e del molto più recente XX. Le personalità protagoniste sono profilate in una netta giustapposizione che però, le rende piuttosto schematiche ed innaturali. Ad esempio, la naturalezza tecnologica e informatica di Mallory, protagonista del tempo corrente, è comparata alla propensione analogica del direttore David; oppure, l’indole intellettuale e autoriflessiva legata ad una dimensione concettuale al limite del patologico del protagonista di fine Ottocento, Winceworth (nomen omen), e la sfrontatezza estroversa e volgare del suo competitor Frasham.

In questo continuo e totalizzante agone, le figure vengono stilizzate al punto da perdere sostanza, formula reale. La tendenza all’acribia connaturata all’etimologo, al lessicografo, al grammatico, al filologo testuale spesso esula dalla sua applicazione naturale e si presenta fine a sé stessa, risaltando un ruolo particolarmente “riempitivo”. Nel romanzo incontriamo l’impegnativo tema del gioco degli scacchi, ma non riesce a strutturarsi e a definirsi in un meccanismo psicologico profondo e rimane al livello di blando escamotage, ad esempio nella definizione di zugzwang.

Lo stile complessivo de Il dizionario del bugiardo non è omogeneo, riporta con una certa frequenza citazioni stilistiche, forse omaggi, di alcuni tra i maggiori romanzi del Novecento. Ad esempio, ritroviamo James Joyce alle pagine 202 e 211: «risata ssssssoffocata», «e Pip balza balzò era balzata dalla stanza». La percezione complessiva è quella di uno scritto di plurime mani autoriali, costantemente intessute con la propensione poetica della Williams. Anche l’inserimento dell’importante tema della parità di genere e, nello specifico, dell’omosessualità femminile introdotta nel paragone tra le definizioni passate ed attuali del termine “matrimonio” e della relazione che lega Mallory a Pip, si mantiene in presenza collaterale, quasi intrusa. Come intruso ci appare il dialetto milanese citato nel capitolo “R come raro (agg.)”. L’incendio finale, altra modalità che rasenta il luogo comune, dà l’ulteriore misura della prima prova della Williams.

Tuttavia, la lettura de Il dizionario del bugiardo è leggera e a sprazzi divertente, spensierata e avvincente come un giallo per ragazzi, ed ha il suo punto di felicità negli incontri rari con parole quali: mountweazel, clepsamia, quiescere, friskaz, tubofugare, lariciare, almasciarare, tacatanf, clang, uuomp, zugzwang, etc. vera musica per gli appassionati di significati e suoni.

Andrea Oddone Martin

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Eley Williams

Il dizionario del bugiardo

Collana Bloom

Traduzione di Alessandro Fabrizi

Neri Pozza Vicenza 2022

Brossura fresata

131 x 213 x 21 mm

254 pp

250 gr

18,00 €

ISBN 9788854522190