RECENSIONE: Ermanno Cavazzoni “Storia di un’amicizia”

RECENSIONE: Ermanno Cavazzoni “Storia di un’amicizia”

L’erbazzone è una specialità gastronomica della tradizione reggiana. Si tratta di una torta salata farcita di bietola lessa, a volte anche spinaci lessi, scalogno, cipolla, aglio e molto parmigiano reggiano. Un cibo antico, primario ed essenziale come la necessità della vita, e delle infinite storie che porta con sé. Il convivio, una certa qualità del cibo condiviso attraversa le pagine di Storia di un’amicizia come fosse un elemento paesaggistico. Un’immagine semplice ma forte, speculare alle esistenze che lo comprendono, assumendolo e circondandolo, alternando scambievolmente il ruolo di cornice e contenuto.

Non bisogna farsi ingannare, cadere nel tranello della scrittura dell’autore, così diretta, colloquiale. Si traveste da resoconto, da ricordo affettuoso che pur lo è, per un’amicizia elettiva nata sui versi antichi dell’Ariosto e del Boiardo e proseguita intensamente lungo un quarantennio. Ma l’immediatezza affabile, a tratti umoristica è una comunicativa estremamente raffinata, un marchingegno evoluto e squisito, di sofisticata svagatezza, elegante quanto un accessorio di pizzo barocco.

Le avventure di una coppia di amici, nella quale l’autore assume finte sembianze di Sancho Panza, innervano un tessuto letterario di felici vivacità ritmiche, sintattiche, espressive. Il quadro restituito da queste memorie è l’insieme di un paesaggio che si fa immagine, un affollato dipinto rinascimentale da cui si è eradicata ed eliminata ogni arroganza, ogni superbia, ma dove ogni personaggio, ogni albero o altura, fioritura o cespuglio è una provocazione di significato, un riporto ad innumeri alterità narrative. Esistenze colte nello sforzo continuo di spogliare ogni gesto, segno o attività dalla sovrastruttura di una retorica imposta, nella coincidenza di letteratura ed umanità, contingenza e ideale, concretezza e onirismo. Pagine di spiritualità laica, nelle quali appaiono saltuariamente citazioni colte, filosofie antiche, amalgamate nello svagato tessuto che tuttavia e necessariamente non si sottrae al confronto con il mistero umano, con l’aldilà, con i destini multicolori e infine comuni dell’umanità, inderogabili nell’inestinguibile del farsesco, dell’illusione mondana.

L’inganno di Cavazzoni è perfetto, alto l’esito dell’artigianato letterario: le pagine scorrono vivaci e coinvolgenti, appaiono elementari ed immediate, nelle quali l’aneddotica è condotta con il piglio sicuro dello sceneggiatore e rievocano ilari folgorazioni del miglior Woody Allen. Ad esempio: l’assurdità del comportamento sotto la sferza della gelosia, l’imperio della mamma di Manzoni (un pronipote dello scrittore milanese), l’imbarazzo malmostoso e misogino di un trio di ragazzini al cospetto regale della bellezza femminile. E progetti di scrittura, traduzione, libri, divagazioni, viaggi, convegni, festival, incontri, passeggiate, discussioni, scenate e convivi.

Nella casa di campagna dell’autore, Gianni Celati trascorre una settimana nell’agosto del 2017 con altri amici. Già minato nella salute, ma non nella gioia di vivere, è contento e spensierato. Il grande pranzo di ferragosto si tiene in giardino, sotto l’ombra degli alberi: «Celati accettava tutto come fosse nell’ordine della natura, antipasti di salumi di mio cugino Corrado, tagliatelle immancabili, lepre alla cacciatora, insalata russa, erbazzone…».

Andrea Oddone Martin

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Ermanno Cavazzoni

Storia di un’amicizia

Collana Compagnia Extra

Quodlibet Macerata 2026

Brossura cucita

120 x 190 x 20 mm

210 gr

242 pp

ISBN 9788822924896

16,00 €