RECENSIONE: Ewan Clayton “Il filo d’oro, storia della scrittura”

RECENSIONE: Ewan Clayton “Il filo d’oro, storia della scrittura”

Un coup de théâtre in piena regola: la storia della scrittura del calligrafo inglese Ewan Clayton intitolata Il filo d’oro termina con un formidabile tributo a Venezia, la città nella quale iniziò a scrivere il libro e che con entusiasmo definisce: «il mondo della parola scritta, dove le cose accadono simultaneamente e tutto convive con tutto: la carta di credito usata nei negozi di Rialto con i libri di Bartolomeo Sanvito nella Biblioteca Marciana».

Considerata l’importanza che la città lagunare ha avuto nell’editoria cinquecentesca, potremo pensare non così stravagante un entusiasmo per Venezia da parte di un calligrafo profondamente consapevole della propria arte. Ma la posizione finale, di compimento ad uno scritto complesso, dove confluisce il fluire della storia, pratiche tecniche, riflessioni filosofiche occidentali ed orientali, psicologia dell’apprendimento e cognitiva, computer scienza, metafisiche esistenziali, street-art, modelli giurisprudenziali, movimenti storico-sociali, culturali ed artistici, ne conferisce la precisa dimensione di prestigio, per l’autore: il luogo privilegiato.

Si presenta metaforicamente come un poliedrico arazzo, questo testo multiforme, dove le citazioni e gli accenni stimolano ulteriori approfondimenti, mentre nella lettura incontriamo importanti personalità del mondo amanuense antico e moderno, attraversando la dimensione scrittoria degli antichi romani, l’avvento del codice che sostituisce man mano il volume, l’evoluzione delle forme alfabetiche in relazione alle successive mentalità che si instaurano durante i vari periodi storici, le analisi delle raffigurazioni di alcuni quadri, la compresenza tra la scrittura manuale e la scrittura a stampa, l’avvento dei supporti digitali, fino ad arrivare ai giorni nostri. Tale necessaria poliedricità rende necessario un certo grado di superficialità nel trattare alcune materie collaterali. Ad esempio, ci risulta superficiale e un po’ orientata ideologicamente l’argomentazione quando si rivolge all’arte musicale, ai riferimenti cosmogonici delle culture antiche, alle intenzionalità artistiche per esempio dei collage di Braque e Picasso. Ma ciò non influenza la natura dell’argomento centrale del testo, la scrittura, che viene invece svolto sulla scorta di approfondimenti di studio e analisi particolarmente pertinenti.

Numerose le interessanti curiosità che costellano l’articolarsi dell’esposizione: lo sapevate che l’utilizzo delle antiche tavolette di cera è proseguito nell’ambiente commerciale fino alla metà del XVIII secolo? Oppure che attorno al 1810, per il disegno d’architettura venivano adoperate penne di corvo mentre per i documenti giuridici penne di tacchino, e per la scrittura domestica venivano adoperate quelle d’oca?

Un’immersione prolungata nella densità del mondo scritturale, antico e moderno. L’autore si impegna inoltre a definire, a descrivere il complesso emotivo e filosofico implicito nell’atto dello scrivere, e parla letteralmente di «gioia della scrittura, la soddisfazione di essere un calligrafo».

Andrea Oddone Martin

©riproduzione riservata

Ewan Clayton

Il filo d’oro – Storia della scrittura

Traduzione di Benedetta Antonielli d’Oulx

Bollati Boringhieri Editore

Milano 2014

Brossura

140 x 220 x 27 mm

394 pp

ISBN 9788833925387

€ 25,00