RECENSIONE: Ezio Raimondi “Le voci dei libri”
Bologna, 1924. In un quartiere povero della città, Ezio Raimondi nasce nei primi giorni di primavera. La sua famiglia è di estrazione popolare, il padre artigiano senza bottega e la madre lavora per terzi. La sensibilità materna coglie la predisposizione intellettuale del figlio ancor giovane e si impegna a nutrirla. Nonostante le umili origini, la madre intuisce l’importanza culturale dei libri e, in collaborazione con la scuola, alimenta la curiosità del piccolo Ezio. Con grande sacrificio, fa dei libri un dono partecipato e fertile.
Le voci dei libri di Ezio Raimondi presenta forti tratti autobiografici; sono gli intenti dell’illustre letterato di contestualizzare e descrivere la qualità dell’importanza dei libri nella sua vita. Raimondi pone attenzione nel focalizzare l’esperienza della lettura nella sua prima gioventù e la normalità con la quale (complice l’attenzione materna) il libro si confonde con il quotidiano di un’umanità primaria, il libro «lo fa diventare più chiaro, gli dà senso, gli fa percepire che c’è una strada che percorriamo e che è il nostro destino, è il nostro arricchirci, è il nostro conoscere gli altri».
La prima volta in cui il futuro professore entrò nella biblioteca universitaria scaturì un’intuizione che l’avrebbe accompagnato per gli anni a venire. «Mi resi conto – scrive Raimondi – che il rapporto con la cultura è sempre un rapporto con il nuovo che ci permette di conoscere e, nello stesso tempo, di imparare ad accettare i nostri limiti e a combatterli». Al di là dei libri, il luogo in cui essi erano custoditi e consultati: «questa specie di solennità intima, silenziosa, con le teste chine sopra il libro e una sorta di stupore, dinanzi alla profusione architettonica dei locali, testimonianza di un grande Settecento che arieggiava il Rinascimento. Era come se la storia, consegnata a un edificio, investisse il ragazzo non ancora diciottenne che per la prima volta si iniziava al mestiere della biblioteca». Se è così, la biblioteca è il luogo eletto, è «un dominio pieno di mistero dal quale attingiamo una realtà più profonda: dalla polvere del passato ricaviamo ragioni del presente. Essa diventa il luogo della stabilità e della metamorfosi, della protezione e del rischio;è il mutamento in ciò che continua, è il vegliardo e il giovane, è l’apertura verso qualche cosa che attraversa il tempo e i suoi confini lineari».
I libri, per il professor Raimondi, sono oggetti enigmatici. Si presentano in modo apparentemente diretto ma, nella loro fruizione, si deve ammettere un versante non immediato che determina «un rapporto molto più segreto, molto più straordinario, molto più vibrante, è la sensazione diretta del vivere, lo scorrere, il fluire delle cose che passa nella lettura, nel ritmo che diamo al testo, nella pagina che torniamo ad aprire». Raimondi non scosta mai la dimensione fattuale del lettore dal libro che sta leggendo, certo che «il piacere della lettura sia cosa sola con la passione del capire, e l’estendersi degli strumenti interpretativi era il frutto di un’ermeneutica che nasceva dal concreto, prima ancora di farsi discorso filosofico».
Una concretezza che rileva nelle opere citate come esemplari: il Sein und Zeit di Martin Heidegger e La religione di Rabelais di Lucien Febvre. Lungi dal coltivare un rapporto bibliofilo con i libri, Raimondi vive un rapporto simbiotico con i correlati del libro e del suo contenuto: «un libro non è soltanto i significati che comunica, ma i significati che vi aggiungiamo, garantiti, se non dalla correttezza individuale, dall’intensità del sentimento, dell’emozione, dell’affetto. […] Un libro vero va amato: lo si rilegge come si fa visita a un amico, ricordando insieme il passato e, nel ricordo del passato, celebrando il rapporto vivo col presente».
Pagine intense sono dedicate alla pienezza della letteratura, sostenute dalla costante presenza amichevole delle opere di Michail Bachtin, nell’interpretazione polifonica universale tipica della grande letteratura, quella di Alessandro Manzoni e di Carlo Emilio Gadda. «Quando parla del vivente polipaio dell’umana comunicativa, Gadda parla, nei suoi modi, di polifonia: lo scrittore, il narratore che esplora attraverso la parola il reale, è sempre alla ricerca della molteplicità delle voci; ma le voci non sono semplicemente parole, sono modi di vedere il reale, percezioni singolari del mondo».
Andrea Oddone Martin
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Ezio Raimondi
Le voci dei libri
Collana Intersezioni
Il Mulino Bologna 2012
Brossura fascicoli legati
124 x 203 x 10 mm
170 gr
114 pp
13,00 €
ISBN 9788815234629

