RECENSIONE: George Steiner “Una certa idea di Europa”

RECENSIONE: George Steiner “Una certa idea di Europa”

È una stagione confusa per le nazioni che costituiscono l’Europa, si avvertono ovunque spinte oltranziste quanto parziali. Eppure ciò che in maniera preponderante emerge in tutta la sua evidenza è la chiara ignoranza del significato essenziale dell’Europa, della qualità europea nei suoi territori, nella sua storia, dei suoi popoli, nella sua geografia, nella sua mitologia, del suo presente. Peraltro, non sarebbe nemmeno la prima volta. Lo sviluppo delle tendenze autodistruttive dell’ignoranza politica ha condotto alla fine della, direbbe lo storico Emilio Gentile, “mondialità” europea, all’ecatombe della guerra 1914/1918 e all’autolesionistico, feroce e grottesco suicidio della guerra 1939/1945. Perciò ogni parere, opinione o pensiero sull’Europa e la sua ragion d’essere ha bisogno d’essere sostenuta da un adeguato grado di conoscenza.

Un agile, quanto considerevole nel contenuto, ausilio è il libricino Una certa idea di Europa di George Steiner. Si tratta della X Nexus Lecture tenutasi presso l’Università di Rotterdam nel 2004, intitolata precisamente The Idea of Europe. Lo scrittore e saggista francese procede con passo sicuro e accattivante, ribadendo l’eccezionale ricchezza della cultura europea, testimoniata fin nei minimi particolari, ad esempio nella centralità culturale dei caffè europei. Oppure nel potente profilo di un paesaggio che «In senso metaforico, ma anche nella realtà, è stato modellato e umanizzato da piedi e mani. Da La Coruña a San Pietroburgo, da Stoccolma a Messina, in nessuna altra regione del pianeta le spiagge, i campi, le foreste e le colline sono stati plasmati non tanto dal tempo geologico, quanto da quello umano, storico. Al limite del ghiacciaio, troviamo seduto Manfred. Chateaubriand declama sulle cime rocciose. I nostri campi, che siano coperti di neve o ingialliti dal sole d’estate, sono gli stessi di cui hanno fatto esperienza Bruegel, Monet o Van Gogh. I boschi più intricati sono popolati da ninfe o da fate, da orchi sapienti o da pittoreschi eremiti. Il viandante non sembra mai del tutto fuori dalla portata del campanile del prossimo villaggio. Da tempo immemorabile i fiumi hanno guadi, e i guadi hanno anche buoi che li attraversano, e poi ponti sotto cui ballare come ad Avignone. Non si possono separare le bellezze dell’Europa dalla patina di un tempo umanizzato».

Per non parlare della sontuosa toponomastica che caratterizza i luoghi europei. «Nella mia infanzia parigina – afferma Steiner – ho imboccato in un’infinità di occasioni, Rue Lafontaine, Place Victor Hugo, il Pont Henri IV, Rue Théophile Gauthier. Le strade che circondano la Sorbonne hanno preso il nome dai grandi maestri della scolastica medievale. Celebrano Descartes e Auguste Comte. Se Racine ha la sua Rue, ce l’hanno anche Corneille, Molière e Boileau. Lo stesso accade nei paesi di lingua tedesca: basti pensare alle miriadi di Goetheplätze e Schillerstrassen, o alle piazze che prendono il nome da Beethoven e Mozart. Lo scolaro europeo, e tutti quelli che vivono nelle grandi città, abitano quelle che sono, alla lettera, delle camere di risonanza di grandi imprese storiche e intellettuali, artistiche e scientifiche. Città come Parigi, Milano, Firenze, Francoforte, Weimar, Vienna, Praga e San Pietroburgo sono cronache viventi». Quale differenza con la toponomastica, ad esempio, americana!

Steiner approfondisce, indica e sottolinea la fecondità della cultura europea non risparmiandone le contraddizioni, le aporie, la discendenza conflittuale e sincretica tra Atene e Gerusalemme. Cita una delle ultime conferenze di Edmund Husserl: «Il termine Europa allude evidentemente all’unità di una vita, di un’azione, di un lavoro spirituale. […] L’Europa dimentica sé stessa quando dimentica di essere nata dall’idea di ragione e dallo spirito della filosofia, il suo maggior pericolo – conclude Husserl – è la stanchezza». Una stanchezza che apre le porte alla volgarità, all’ignoranza e alla distruzione. Questo piccolo libro, veramente tascabile, offre un quadro sintetico e notevole di cosa significa essere europei, un’esortazione a non dimenticarci di noi stessi.

Andrea Oddone Martin

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George Steiner

Una certa idea di Europa

Collana I Piccoli Grandi Libri

Prologo Rob Riemen

Traduzione Oliviero Ponte di Pino

Garzanti Milano 2017

Brossura fresata

110 x 158 x 9 mm

80 gr

94 pp

5,90 €

ISBN 9788811811695