RECENSIONE: Henry James “Ritratto di signora”

RECENSIONE: Henry James “Ritratto di signora”

«Ho letto il romanzo quando ero una ragazzina e vivevo ancora in Nuova Zelanda. Ne rimasi affascinata, tanto che mia sorella Anna ed io ne ricavammo una specie di dramma che recitavamo tra noi… Potrei persino dire che ho imparato a fare cinema per portare sullo schermo il mondo e i personaggi di Henry James, in particolare Isabel Archer». (M. Paolillo Il cinema di Jane Champion). Un grande amore quello che Jane Champion ha sempre nutrito nei confronti dello scrittore americano e in particolare del romanzo del 1881, Ritratto di signora. Opera letteraria e cinematografica hanno subito inizialmente un destino simile. Al film furono rimproverati assenza di azione, abuso di dialogo, eccessivo simbolismo, ritmo monotono, lunghezza opprimente. Ma a distanza di poco tempo la pellicola venne compresa e rivalutata. Qualcosa di simile è accaduto al romanzo dello scrittore americano. Del resto «non stupisce che i romanzi di Henry James, con i loro personaggi complessi analizzati fin dentro le ossa, abbiamo dovuto aspettare anni prima di trovare un loro pubblico». (Peter Gay, Il secolo inquieto. La formazione della cultura borghese. 1815-1914).La stessa Jane Champion lo confessò: «Ci chiedevamo se sarebbe stato possibile fare un adattamento. – (dalle seicento pagine iniziali del romanzo è stata ricavata una sceneggiatura di poco superiore alle cento pagine) – Mi piacciono molto le sottili analisi psicologiche di James il suo modo di tessere la tela intorno ai suoi personaggi, ma ovviamente non è quello che si può fare in un film. Il mio obiettivo era quello di rendere le situazioni fisicamente, sviluppare gli elementi sessuali che erano solo suggeriti, dare a Isabel alcune fantasie». (A. Fumagalli I vestiti nuovi del narratore. L’adattamento da letteratura a cinema). La regista, da sempre attratta da storie di manipolazione e di libertà, trova in questo romanzo il primo compiuto trattamento di un caso di questo tipo; «la prima analisi esauriente… di quel che significa strumentalizzare una persona: la folla che compone la società romanzesca di James è composta, come accade nella realtà, di chi compra e chi è comprato, di chi manipola e chi è manipolato, di chi usa e chi è usato». Il protagonista maschile, Osmond, e quello femminile, Isabel, incarnano perfettamente questo binomio.

Osmond è un tiranno, un padrone all’interno della famiglia come in tanta parte della letteratura di quel periodo; basti pensare alle opere di Dickens, Balzac o Flaubert. Egli appartiene dunque a quella stirpe scellerata con l’aggravante di possedere tutti i tratti sociali del parvenu pronto a sfruttare qualunque situazione pur di avanzare nella scala sociale e aumentare le proprie ricchezze e il proprio benessere. Colleziona opere d’arte e si circonda di cose belle e rarità scelte alla rinfusa incarnando anche in questo lo spirito dell’epoca. Buona parte della borghesia ottocentesca pone il collezionismo di “cose belle” quale segno di distinzione sociale, fiore all’occhiello da esibire per affascinare e stupire proprio come fa Osmond. In realtà egli è profondamente annoiato dal proprio “buon gusto” e dalle opere d’arte che tanto affascinano Isabel che cade inconsapevole in quella trappola estetica scambiando il collezionismo smodato, caotico ed esibizionista dell’uomo per autentico buon gusto e raffinata sensibilità. Eppure non è difficile capire sin dall’inizio di quanto Osmond sia un uomo egoista, falso, interessato soltanto al denaro. Le sue macchinazioni per irretire e imprigionare Isabel sono guidate ed elaborate dalla sua alleata Madame Merle, un rapporto di complicità che ricorda fin troppo da vicino quello tra Monsieur de Valmont e Madame de Merteuil ne Le relazioni pericolose, di Laclos, scritto quasi un secolo prima del romanzo di James. Osmond non possiede particolari talenti, è un dilettante. Ma Isabel ne viene catturata e affascinata; proprio lei che si era ribellata alle convenzioni e detestava la mediocrità, resta irretita da un essere che le incarna entrambe. «Che cosa era avvenuto di tutti i suoi ardori, delle sue aspirazioni, delle sue teorie, del gran concetto ch’ella aveva della propria indipendenza e della sua idea che non si sarebbe sposata mai?». Ed è qui che interviene la maestria dello scrittore americano, nella costruzione della sottile ragnatela che legherà i due destini rendendo compatibile l’incompatibile e arrivando a dare una forte motivazione al matrimonio di Isabel che ormai divenuta molto ricca si sente a disagio in quella nuova condizione che ai suoi occhi denota una certa dose di volgarità. E allora quale migliore soluzione che sposare un uomo come Osmond: «Poteva arrendersi a lui con una specie di umiltà, sposarlo con una specie di orgoglio: non prendeva soltanto, dava… Sarebbe stata la sua provvidenza e per questo sarebbe stato così bello amarlo».

La società europea che Isabel Archer incontra al suo arrivo nel Vecchio Continente è profondamente diversa da quella che si è lasciata alle spalle nel Nuovo Mondo. L’Europa è un universo complesso, raffinato, stratificato, colmo di storia e tradizioni. L’America di Isabel è un luogo di libertà e indipendenza. Una giovane che, come lei, fosse arrivata senza pregiudizi dall’America avrebbe trovato innanzi a sé una società che l’avrebbe considerata ora una donna ingenua e priva di tradizioni, ora una donna libera e spregiudicata. James era fermamente convinto che la svolta più importante del proprio Paese era quella legata alla nascente e nuova condizione della donna. Nell’accingersi a scrivere il romanzo I Bostoniani, nell’aprile 1883, annota nei suoi taccuini che nella società americana il cambiamento fu dato dall’attenzione posta sulla «situazione delle donne… sull’agitazione in atto per loro». Isabel è una persona scissa tra due identità. Sposare un europeo sarebbe stata una capitolazione poiché avrebbe acconsentito di avallare quel mondo ch’ella considerava in certo modo antitetico. Un uomo come Osmond, americano di origini ma completamente europeizzato, la mette al riparo da ogni scelta di parte: non rinnega la sua provenienza né si arrende ai tratti del mondo europeo. Anch’egli è scisso tra le due culture fino al punto di trasformarsi in una personalità ibrida; è un uomo senza luogo e il suo ostinato bisogno di tradizione, la cui mancanza rimprovera incessantemente ad Isabel, mostra tutta la ristrettezza del suo profondo snobismo americano. La scissione tra Vecchio e Nuovo Mondo sarà sempre un tema caro a James e verrà ripreso in Daisy Miller, L’Americano, Gli europei e in altri scritti. La scissione e la frantumazione di Isabel, contrariamente a quella di Osmond, vengono costantemente sottolineate. Dopo il matrimonio Osmond si paleserà quale realmente è; possiede l’infausta facoltà di far appassire qualsiasi cosa tocchi, come se la sua sola presenza fosse già contagio. La giovane donna si accorge che «il panorama infinito di una vita multiforme non era in realtà che un viale angusto, chiuso da un muro morto… era il regno dell’oscurità, il regno del mutismo, della soffocazione». Irretita e impaurita è come un ritratto in cui prevale lo sguardo posato sul nulla. Scrive Jean-Luc Nancy ne Il ritratto e il suo sguardo: «La luce del ritratto risplende dal suo fondo oscuro… Prima di ogni altra cosa, il ritratto guarda: non fa che questo, vi si concentra, vi si invia e vi si perde. La sua autonomia riunisce e rinchiude il quadro, lo stesso volto tutt’intero, nello sguardo: il fine e il luogo di questa autonomia… Lo sguardo del ritratto non guarda nulla, e guarda il nulla. Non prende di mira nessun oggetto e sprofonda nell’assenza del soggetto». Paradossalmente, il Ritratto di signora di Henry James è, in realtà un non-ritratto. Poco sappiamo del volto e delle fattezze della donna se non che i suoi capelli, scuri fino al nero più corvino, sono oggetto d’invidia di molte donne e che i suoi occhi grigi possiedono un’incantevole varietà d’espressione. Ciò che contraddistingue Isabel è la sua profonda curiosità, il suo smisurato desiderio di conoscenza, la fervida immaginazione, l’intelligenza, l’anelito verso nuove sensazioni ed esperienze. James insomma è interessato alla personalità e alla coscienza del personaggio compiendo così un prodigioso passo in avanti che lo pone come scrittore di rottura nei confronti del modello ottocentesco; egli sottolinea che le storie e i destini di ogni personaggio sono determinati dai loro sentimenti e dalla natura della loro mente. Una diversa coscienza dei propri destini attende i suoi personaggi. Eppure nonostante il suo desiderio di fuga e ribellione Isabel tornerà da Osmond. Forse nonostante tutte le dichiarazioni di indipendenza e libertà iniziali, questa donna altro non vuole che essere dominata, sottomessa, protetta? Se davvero Osmond non fosse che lo specchio di Isabel? «Se davvero rispondesse alle sue esigenze più profonde, a un suo inconfessato, masochista desiderio di sofferenza e sottomissione? Se davvero rivelasse una macchia oscura all’interno dell’animo di Isabel?» (M.Paolillo, Il cinema di Jane Champion). Forse al di là della sua apparenza solare, ella cela il desiderio di abissi e oscurità.

Patrizia Parnisari

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Henry James

Ritratto di signora

Collana Universale economica. I Classici

Feltrinelli Milano 2013

Brossura

753 pp

13,00 €

ISBN 9788807900631